Archivio per agosto 2016

La degenerazione della Religione in religiosità. Il nuovo protestantesimo che avanza.

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di J. du Lys

All’epoca di Cicerone, i sacerdoti, nei giorni comandati, ripetevano come filastrocche formule antiche, scritte in un linguaggio arcaico e misterioso. Le ripetevano per consuetudine, per inerzia, senza comprendere più il significato.

Di lì a poco, la Religio Romana sarebbe semplicemente crollata, sotto i colpi – dapprima – di culti orientali dilaganti fra le masse urbane e, quindi, sotto la nuova luce del Cristianesimo. L’immenso deposito di fede dell’età regia e repubblicana, semplicemente, era svanito, dimenticato e perduto per sempre, per la degradazione e l’impoverimento spirituale di coloro cui era demandato il compito di tramandarlo ed accrescerlo.

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Bergoglio “una cum” Caifa

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Segnalazione di Federico Prati

 

https://it.zenit.org/articles/istituto-elijah-di-gerusalemme-riflette-su-leadership-religiosa-papa-francesco-modello-da-seguire/ http://anousimitalia.shavei.org/2016/08/08/fondamentalmente-freund-incontrare-papa-francesco/ http://agensir.it/quotidiano/2016/8/3/ebraismo-il-18-settembre-la-giornata-della-cultura-ebraica-capofila-milano/ http://www.maurizioblondet.it/congresso-mondiale-ebraico-francesco-nostro-piu-stretto-alleato-2-mila-anni/

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Renzi ci pensa: Tosi e Variati sindaci per la terza volta?

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di Alessio Mannino

Pur di radunare forze a favore del Sì alla riforma, il premier potrebbe concedere il terzo mandato consecutivo ai primi cittadini. Sempre che non sia solo tattica

Da Roma una voce sussurra che Matteo Renzi potrebbe concedere il terzo mandato per i sindaci dei Comuni sopra i 3 mila abitanti (quelli di soglia inferiore prevedono già questa possibilità dal 2014, con una norma contenuta nella legge di riforma Del Rio delle Province). In Veneto la novità rivoluzionerebbe gli scenari politici a Verona e Vicenza, dove i sindaci Flavio Tosi (Fare!) e Achille Variati (Partito Democratico) potrebbero a quel punto ricandidarsi per la terza volta consecutiva, rispettivamente nel 2017 e nel 2018. Ma mentre il secondo é sempre stato schiscio su un’ipotesi temporalmente lontana, per Tosi é una questione di urgente importanza: col voto comunale nella primavera dell’anno prossimo, si trova già ora proiettato in campagna elettorale, e sapere se potrà essere ancora lui a correre per succedere a se stesso é vitale per il suo futuro politico. D’altronde, lo ha anche ammesso: «Abbiamo chiesto al presidente del consiglio quella che è una speranza personale», ha detto il 29 febbraio di quest’anno riguardo l’auspicio di candidarsi ancora, testimoniando fra l’altro il suo buon rapporto con Renzi.

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Intervista a Rodney Stark: le bugie anticattoliche

Segnalazione di Nicola Pasqualato

agosto 29, 2016Pietro Piccinini

Intervista all’autore di “Bearing False Witness”, un atto d’accusa contro gli «illustri bigotti» che spacciano per storia certe menzogne sulla Chiesa

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti).

Paradossalmente quello che è forse il più efficace apologeta vivente del ruolo della Chiesa di Roma nella storia dell’Occidente non è neanche cattolico. Anzi, come spiega lui stesso nel suo ultimo libro, è «cresciuto nei fasti della Riforma» e «come tutti i luterani» ogni domenica alla funzione veniva «illuminato sulla perversione dei cattolici». Se Rodney Stark ha deciso di scrivere Bearing False Witness: Debunking Centuries of Anti-Catholic History (“Falsa testimonianza. Sfatare secoli di storia anticattolica”), non è dunque per un impulso partigiano a difendere una bandiera che non è mai stata sua. Piuttosto «ho scritto questo libro per difendere la storia».

Sociologo della religione e professore alla Baylor University, ateneo cristiano battista del Texas dove dirige l’Istituto di studi sulla religione, Stark è autore di decine di titoli di successo in molti paesi del mondo (apprezzati in Italia La vittoria della ragione e La vittoria dell’Occidente, dedicati alla «negletta storia» di come sia stato proprio il disprezzato cristianesimo a produrre la libertà, il progresso e la ricchezza della nostra civiltà). In Bearing False Witness ha raccolto i dieci «miti anticattolici» in cui si è imbattuto più spesso nel corso dei suoi innumerevoli studi. Dieci menzogne e false accuse che secondo Stark hanno avuto e hanno nel pensiero comune «conseguenze troppo pervasive per essere lasciate a confutazioni sparse».

L’antisemitismo motivato teologicamente dall’accusa di deicidio; l’esistenza di vangeli “illuminati” insabbiati da un clero ottuso; lo sterminio dei pagani seguìto alla “conquista” cristiana di Roma; i “secoli bui” del Medioevo interrotti finalmente dalla rivoluzione razionale dei Lumi; le crociate come primo sanguinoso atto di colonialismo europeo; i crimini dell’Inquisizione spagnola e la caccia alle streghe; il caso Galileo, prova della fobia della Chiesa verso la scienza; la giustificazione della schiavitù; il sostegno alle dittature contro la democrazia; la superiorità sociale e civile della Riforma protestante. Facendo nomi e cognomi e decine di citazioni, Stark massacra nel libro quelli che lui chiama «illustri bigotti», i colleghi studiosi che invece di comportarsi come tali «hanno abbracciato avidamente» le bufale anticattoliche, essendo «così convinti della depravazione e della stupidità della Chiesa cattolica romana da non aver bisogno di cercare conferme ulteriori», sebbene qualcuno di loro dovesse essersi accorto che tante di quelle storie erano «saltate fuori dal nulla». Vedi per esempio la leggenda che vuole che Cristoforo Colombo abbia scoperto l’America nel tentativo di dimostrare con la navigazione che la Terra è tonda e non piatta, come invece ancora credevano i cardinali spagnoli avversari della sua impresa. Una panzana pura e semplice inventata di sana pianta nel 1828 da uno scrittore, Washington Irving, noto più che altro per avere creato il cavaliere senza testa di Sleepy Hollow, eppure rimasta «nei libri di testo e nella cultura popolare per decenni anche dopo che gli studiosi erano risaliti alle sue origini fraudolente» (in Austria e Germania nel 2009 si insegnava ancora nelle scuole).

Un Papa non cattolico
L’ostilità degli “illustri bigotti” alla Chiesa, spiega Stark a Tempi, viene da lontano. «La Riforma e le successive guerre di religione generarono aspri odii e false accuse» che «hanno resistito» nei secoli. «Troppo ancora ne rimane nella cultura popolare delle nazioni protestanti», aggiunge. «Invece non so quanti miti malevoli antiprotestanti permangano nelle nazioni cattoliche». E se nell’antica Roma, secondo la tesi di E. Mary Smallwood ripresa nel libro, era «l’esclusività» degli ebrei e dei cristiani a generare impopolarità e persecuzione, negli ultimi secoli «l’antagonismo del politeismo rispetto al monoteismo che motivava l’antisemitismo e l’anticristianesimo è stato sostituito dall’antagonismo laicista verso tutte le religioni che comprendano insegnamenti tradizionali e pretese di verità». Di qui anche «la richiesta che il Papa, a tutti gli effetti, smetta di essere cattolico».

Secondo Stark «furono Voltaire e i suoi colleghi a inventare i secoli bui, e lo fecero allo scopo di poter proclamare che stavano liberando la civiltà dall’arretratezza religiosa». Mentre nella realtà un Medioevo oscurantista non è mai esistito. Al contrario, «la chiave più importante per l’ascesa della civiltà occidentale – si legge nel libro – è stata la dedizione di tante menti brillanti alla ricerca della conoscenza. Non di un’illuminazione. Non dell’illuminismo. Non della saggezza. Della conoscenza!». E per Stark è assolutamente sensato il fatto che molte di queste “menti brillanti” fossero cristiani medievali, perché, ci spiega, «il cristianesimo è una religione teologica (basata sul ragionamento intorno a Dio) che non solo è coerente con gli sforzi scientifici di spiegare il mondo, ma che ha dato vita alla scienza: la scienza non è accaduta altrove, poiché le religioni che guardavano l’universo come un mistero impenetrabile rendevano assurdo ogni sforzo scientifico». Ma nel tempo le opinioni di Voltaire e degli illuministi «furono accreditate da alcuni intellettuali che si opponevano a tutte le religioni e da molti altri che credevano erroneamente che quei filosofi stessero solo rivelando i peccati del cattolicesimo», continua lo studioso.

rodney-stark-Bearing-False-Witness-copertinaComodi pregiudizi
C’è un motivo se «oggi ormai perfino le enciclopedie popolari riconoscono che i secoli bui erano un mito». Significa che almeno su questa leggenda lo studio della storia ha prevalso sull’ideologia. Succede continuamente, solo che nessuno se ne accorge. Per smontare le dieci bufale storiche anticattoliche Stark stesso si appoggia sulle «opinioni prevalenti fra gli esperti qualificati», peccato che, da una parte, questi ultimi «scrivono sempre l’uno per l’altro e non si impegnano a condividere il loro sapere con il pubblico di lettori generale»; mentre, dall’altra, gli “illustri bigotti” continuano a godere di una credibilità sorprendente, almeno a livello mediatico. Anche quando le loro tesi disoneste sono state già smentite e loro stessi hanno ammesso la propria ostilità alla Chiesa. È il caso – ricostruito nel libro – di John Cornwell, celebre autore de Il Papa di Hitler, pietra miliare della propaganda anti-Pio XII, screditato abbondantemente e ripetutamente eppure ogni volta rilanciato dalla stampa o riciclato in altri testi, errori compresi. Il fatto è che, commenta amaramente Stark, «alla stampa piacciono sempre gli scandali e le notizie negative». E poi «i media sono davvero prevenuti nei confronti della religione».

Se è vero che gli “illustri bigotti” alimentano «molto anticattolicesimo “informato”», godendo di un’immeritata copertura mediatica, come può prevalere la verità nella battaglia delle idee? Stark non ha dubbi: «Perché fidarsi dei “miei” esperti piuttosto che di quelli che hanno opinioni anticattoliche? Perché le mie opinioni si basano sul consenso di storici autorevoli e qualificati, che io cito attentamente, mentre le sciocchezze anticattoliche non hanno sostenitori qualificati». E come sono considerati, nell’ambiente accademico e dal pubblico, gli studi di Stark? «I miei libri hanno raccolto buone recensioni da parte degli studiosi. Non che mi importi davvero. Quanto al pubblico, dia un’occhiata su Amazon alle recenti recensioni di Bearing False Witness scritte dai lettori: sono sorprendentemente positive».

Di sicuro, per sostenere le tesi di Bearing False Witness ci vuole del coraggio. Nel primo capitolo, per intenderci, l’autore si esercita nello smontare l’idea che «per secoli la persecuzione degli ebrei è stata giustificata [dalla Chiesa] nel nome di Dio». Un pregiudizio talmente radicato nell’immaginario collettivo che metterlo in dubbio risulterebbe quasi improponibile perfino ai cattolici stessi. Invece il professore della Baylor University, sulla base dei documenti storici e non certo di posizioni “papiste” precostituite, dice a Tempi di aver scoperto già molto tempo fa che, in realtà, «i cristiani che incolpavano gli ebrei per la Crocifissione tendevano anche ad accettare forme laiche di antisemitismo», e che quindi l’odio verso gli ebrei non è affatto una “invenzione” cattolica. Al contrario, continua, «quello che ho appreso in seguito è la larga misura con cui la Chiesa aveva protetto gli ebrei dalla violenza».

Come la vede Obama
Anche quando si arriva a lambire l’attualità, Stark non si fa molti problemi a rovesciare le visioni mainstream. Nel volume scrive che le prime offensive della civiltà cristiana (non della Chiesa) contro le altre religioni e le eresie avvennero nel secolo XI, quando cioè la supremazia cristiana si vide minacciata dall’espansione dell’islam. Ma è sbagliato teorizzare che oggi in Occidente stia accadendo qualcosa di analogo. Lo “scontro di civiltà” non è un frutto marcio della nostra islamofobia. Dice Stark a Tempi: «Non credo che l’Occidente cristiano stia diventando intollerante. Credo che l’Occidente non-cristiano stia diventando intollerante: in alcuni paesi europei ci sono leggi contro il cosiddetto hate speech che vietano la lettura in pubblico di alcuni passaggi della Bibbia».

Nel libro c’è poi un accenno polemico a Barack Obama, che l’anno scorso ha contribuito a diffondere la lettura anticattolica delle crociate (autentico cavallo di battaglia per Stark) dichiarando che non tutta la violenza religiosa nella storia è venuta dall’islam, e che anche i cristiani «hanno compiuto azioni terribili nel nome di Cristo». Il commento di Stark è asciutto: «Se il terrorismo proseguirà, e lo farà – ci dice – le visioni come quella di Obama saranno screditate: io sono convinto che assisteremo a una rinascita del sostegno nei confronti dell’impegno giudeo-cristiano».

E Stark, non cattolico, non battista e non più luterano, in cosa crede? «Ho perso la fede luterana quando ero un ventenne e sono rimasto senza fede (ateo mai) fino alla sessantina, quando anni passati a scrivere sulla religione mi hanno portato a concludere che il cristianesimo offre la spiegazione della vita più plausibile».

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ProVita: Soros, effetti dell’aborto, mamme-nonne e miscugli di spermatozoi…

Segnalazione di Antonio Brandi

 

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Il sindaco di Diano Marina contro le unioni civili: «Gli omosessuali non li sposo».

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URGE LA LEGGE CHE INSERISCA L’OBIEZIONE DI COSCIENZA ALLA LEGGE CIRINNA’ (N.d.R.)

Segnalazione di Raimondo Gatto

Diano Marina – La comunità omosessuale davanti al municipio di Diano Marina, domani, mattina, per protestare contro il sindaco Giacomo Chiappori. “Colpevole” di avere dichiarato pubblicamente all’indomani dell’unione civile a Sanremo tra un gay e un transgender che non celebrerà funzioni dello stesso genere, o comunque tra persone dello stesso sesso.  Vietando anche fiori, lancio del riso e marce nuziali. Una presa di posizione forte, mitigata parzialmente dalla spiegazione che tale incarico verrà affidato ad un ufficiale di stato civile, nel rispetto degli obblighi imposti dalla legge Cirinnà.  Il caso è esploso dopo l’unione civile tra Riccardo Tavilla, sanremese di 20 anni, e Nitta Arruda, trans brasiliano di 25 anni, celebrata venerdì scorso in una sala di Palazzo Bellevue, sede del Comune di Sanremo, alla quale oltre allo stesso Marco Antei ha partecipato Fiorenzo Gimelli, presidente dell’Agedo. Le frasi di Chiappori, ex deputato leghista non nuovo a boutade del genere su argomenti delicati, ha scatenato la reazione dell’Arcigay provinciale.  Il cui presidente, Marco Antei, chiama a raccolta la comunità Lgbt (Lesbiche, gay, bisessuali e transgender), e non solo, per la manifestazione di domani, fissata alle 10.

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L’imam di Pisa pro moschea ospite d’onore alla festa del Pd E il sindaco gli fa da spalla

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Segnalazione di Raimondo Gatto

Così a braccetto che il capo della comunità islamica è stato invitato a parlare alla festa de L’Unità di Riglione, quartiere periferico pisano. Ed è lì che quest’ultimo ha detto a chiare lettere che per lui il referendum consultivo che sarà indetto grazie alla volontà di 2.620 residenti (tanti hanno firmato per sostenere il comitato «No moschea») «va contro la Costituzione». D’altronde il suggerimento era arrivato dallo stesso Filippeschi, che nei giorni scorsi, in un’intervista a Repubblica, aveva chiarito: «Chi si oppone alla costruzione di una Moschea è un po’ fuori dal mondo. Chi lo fa cercando di aggirare in modo ipocrita un principio della Costituzione, quello sancito dall’articolo 8, fa una forzatura discriminatoria inaccettabile e sarebbe ragionevole desistere da un’operazione tanto strumentale». Khalil, invece, ci va giù duro: «Per quanto riguarda la religione musulmana, lo Stato italiano è assente, non sta facendo il suo dovere. Noi siamo cittadini italiani a tutti gli effetti e di fede islamica. Lo Stato non può continuare a ignorarci». E lo dice facendo finta di non sapere che i rappresentanti islamici in Italia, secondo quanto sancito dal  comma 3 dello stesso articolo 8 della Carta, non ha ancora siglato un patto con quello stesso Stato che lui accusa di non fare abbastanza.  Insomma, una lotta «all’incostituzionalità» all’ultima stoccata. «Il referendum – prosegue Khalil – è una presa in giro, va contro la Costituzione». A rispondergli interviene proprio il presidente del comitato «No moschea» Luca Cuccu: «Dicendo che lo Stato è assente, l’imam mente spudoratamente. Che ci dice della consulta Islamica voluta da Pisanu? E del comitato per l’Islam italiano di Maroni? La verità è che lo Stato ci ha provato, ma l’Islam è litigioso, è diviso in decine comunità e questo è l’unico motivo per cui è l’unica religione a non aver siglato un’intesa. Spetta all’Islam – conclude – darsi una rappresentanza unitaria e porsi di fronte allo Stato italiano come un unico interlocutore e poi lavorare ad un patto d’intesa come previsto dalla Costituzione. Dice inoltre che il referendum è una presa in giro: lo aspetto per portarlo dalle 2.600 persone che hanno firmato per dirglielo in faccia». Entro tre mesi, come previsto dalla legge italiana

Fonte: il Giornale.it del 30 agosto 2016

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Ancora su Francesco I e sulla sua “religione”

 

 

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Francesco I, il Gran Sacerdote della religione giudeo-gnostico-massonica?

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Segnalazione di Federico Prati

di Francesco Lamendola

Oramai ne stiamo vedendo di tutti i colori, per cui, purtroppo, si finisce per non meravigliarsi più di nulla, per non scandalizzarsi, per non indignarsi.

Specialmente quando il cattivo esempio viene dall’alto, non c’è trombettiere o mascotte del reggimento, perfino vivandaia al seguito, che non si sentano autorizzati a stracciare e lordare le bandiere, a tirare fango contro le uniformi, a ballare oscenamente sulle ceneri di ciò che un tempo furono onore, disciplina, spirito di sacrificio, senso del dovere, lealtà, fedeltà, coerenza.

La nave di San Pietro se ne sta andando allegramente alla deriva e una parte dei marinai, invece di ammainare le vele, le mandano tutte a riva, quasi che una brama di autodistruzione li avesse afferrati; e il nocchiero, invece di tenersi sottovento, porta la nave di traverso alle onde e si direbbe che voglia offrirle il fianco per farle imbarcare più acqua che sia possibile, fin che le onde non l’avranno rovesciata e affondata.

Sorge allora la domanda: quale padrone stanno servendo, tutti costoro?

Vedono il pericolo, vedono la rotta suicida su cui la nave si posta, eppure non fanno nulla per tentar di scongiurare la catastrofe imminente; al contrario, si direbbe che facciano di tutto per affrettarla, per renderla più certa e più immediata.

Eppure non sono degli stupidi; molti di loro sono persone intelligenti e preparate, pertanto sanno benissimo quello che stanno facendo.

Sapranno anche il perché?

Sarebbe meglio pensare di no: perché, se non lo sapessero, a dispetto di tutta la loro intelligenza, sarebbero solo dei presuntuosi che hanno deciso di sfidare la rovina, in piena coscienza, illudendosi, forse, di riportare chi sa quale trionfo, mai visto e mai udito prima: cosa che tradirebbe il loro movente segreto, una sfrenata, folle ambizione, insieme ad una compulsiva, indomabile voglia di apparire, di essere al centro dell’attenzione, di ricevere applausi e, magari, anche critiche, ma comunque di far parlare di sé, di lasciare il segno.

Se, al contrario, sapessero perché stanno agendo in questo modo, cioè se stessero portando la nave verso il naufragio sapendo quello che fanno, allora sarebbe ancora peggio: l’unica conclusione possibile alla quale potremmo giungere, sarebbe che ad ispirarli non sia la voce di Dio, ma quella del Diavolo.

Il papa Francesco, ormai da molto tempo, si può dire quasi dall’inizio del suo pontificato, ha adottato un nuovo stile “pastorale”: quello di sfidare, irridere e offendere i sentimenti di quanti, dentro la Chiesa, non la pensano come lui; di quanti non condividono certe sue aperture, certe sue “sparate”, certe sue temerarie improvvisazioni; di quanti, soprattutto, si preoccupano di salvare la navicella di Pietro e non pensano solo in termini quantitativi, non sono dominati dall’ossessione di ritrovare i grandi numeri, le folle oceaniche del passato, ma di ricompattare il tessuto dogmatico, teologico e morale della Chiesa, di rinsaldare la fede vacillante di una parte significativa del clero, di ripartire alla ricerca delle anime da salvare e non solamente delle folle da attirare per i grandi incontri internazionali, come la Giornate Mondiale della Gioventù, dove, di cristiano e di cattolico, alla fine dei conti, si vede ben poco e si respira ancora meno.

Tutti i Papi del XX secolo, coscienti delle tensioni e delle contraddizioni innescate dai processi della modernità nella carne viva della Chiesa, clero e laici, hanno sempre tenuto conto della sensibilità dell’intero popolo di Dio:

sia i Papi considerati, a torto o a ragione, progressisti, sia quelli considerati conservatori. Tutti si sono sforzati di salvare la concordia, o, quantomeno, l’unità all’interno della Chiesa; tutti hanno assunto un atteggiamento di rispetto e, fin dove possibile, di delicatezza, verso quanti non condividevano appieno la loro linea.

Bisogna dire, peraltro, che, prima di papa Francesco, non si era mai parlato di una “linea” pontificale, perché i Papi, tutti dal primo all’ultimo, si sono sempre considerati come i depositari e i custodi di una Verità da custodire, difendere e tramandare, non certo come gli autori di una innovazione unilaterale, di una accelerazione nel senso desiderato dal “mondo”.

Le cose sono cambiate, in quest’ultimo pontificato, davanti allo spettacolo, ormai pressoché quotidiano, di un Papa che polemizza in continuazione con i suoi veri o presunti “oppositori”; che, non pago di averli esemplarmente castigati e mortificati – come avvenuto nel caso dei Francescani dell’Immacolata -, non si perita di denigrarli pubblicamente; che sfrutta il pulpito delle sue omelie quotidiane nella Chiesa di Santa Marta, e soprattutto i microfoni dei giornalisti che lo intervistano, specialmente durante i suoi spostamenti aerei nel corso dei viaggi pastorali, per indirizzare bordate su bordate contro quelli che lui giudica, facendo di tutta l’erba un fascio, i ”conservatori”, i “nostalgici” del passato e, naturalmente, i “nemici” del Concilio Vaticano II. Spettacolo clamoroso, sconcertante, penosissimo: che non avremmo mai voluto vedere, cui non avremmo mai desiderato assistere. Spettacolo inaudito, se appena si riflette su quale sia la natura della missione del romano pontefice.

Chi è il Papa, infatti?

Si risponde: il successore di San Pietro, che Gesù Cristo ha eretto a capo della sua Chiesa. Dunque, San Pietro e Gesù Cristo dovrebbero essere i suoi grandi, i suoi unici modelli; e nessun altro.

Ora, non ci risulta affatto, leggendo il santo Vangelo, che né San Pietro, né, tanto meno, il divino Maestro, Gesù Cristo, il Figlio di Dio, avessero l’abitudine di regolarsi in questo modo: di rivolgersi con tono d’incessante reprimenda, di sfida, di fastidio verso gli altri Apostoli; né, per la verità, nei confronti di nessun altro, né i semplici fedeli, e neppure i non credenti.

No: non era questo il loro stile pastorale. Essi andavano alla ricerca della pecorella smarrita; cercavano di persuadere con l’esempio e con la dolcezza; certo, erano severi quanto alla sostanza del Vangelo, nel senso che non tolleravano storpiature o compromessi della dottrina di salvezza, ma erano estremamente pazienti e misericordiosi con i loro fratelli, compresi quelli che, a loro giudizio, si stavano allontanando, o erano in errore.

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Firmate e fate firmare contro la chiusura del punto nascite di Arco (TN)

PETIZIONE

 

Segnalazione di Federico Prati

 

 

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