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Segnalazione di Raimondo Gatto

Mentre nel nord regna la confusione, tra assalti turchi, i timori curdi ed i taciti accordi che stanno assicurando ad Ankara quella ‘striscia di sicurezza’ vicino al proprio confine volta a tranquillizzare Erdogan ed il suo governo, la notizia più importante pervenuta nella scorsa domenica dal fronte siriano riguarda la nuova avanzata dell’esercito di Bashar Al Assad ad Aleppo, la quale rimette sotto assedio i quartieri controllati dai terroristi. “Chi prende Aleppo vince la guerra” In particolare, ad essere riconquistata è stata la ‘Scuola di artiglieria’ che si trova a sud ovest della metropoli siriana, un vero e proprio snodo cruciale nella battaglia per la riconquista della capitale economica della Siria, al  centro di duri scontri durati circa tre settimane; la perdita di questa importante base, avvenuta nelle ultime settimane di agosto, ha voluto significare per l’esercito regolare il timore fondato di veder interrotto l’assedio appena iniziato contro i combattenti nemici e soprattutto lo spezzettamento di ogni linea di rifornimento da e verso il centro di Aleppo.

Adesso la situazione è nuovamente ribaltata; la scuola di artiglieria era stata conquistata dai gruppi ribelli all’apice della feroce controffensiva volta a togliere l’assedio ed a frenare una lenta ma costante avanzata delle forze di  Damasco, sempre più vicine al pieno controllo dei punti strategici della città. Pur tuttavia, dopo l’inaspettata sconfitta presso la scuola di artiglieria, l’esercito regolare è riuscito a riorganizzarsi ed a mantenere sotto tiro di  fuoco questa struttura in modo da vanificare gli sforzi e le avanzate nemiche; uno stallo nuovamente, come detto, interrotto nelle scorse ore con la definitiva riconquista della base che, prima del conflitto, fungeva da  accademia per le nuove reclute. Una beffa e forse una delle più cocenti mazzate al morale per i gruppi terroristici operanti ad Aleppo; per tentare di togliere l’assedio, Al Nusra e soci hanno tolto dal fronte della confinante provincia di Idlib e dalla provincia di Latakia numerosi mezzi e uomini, con almeno duemila morti tra le proprie file ed il tutto con il risultato di vedere nuovamente l’assedio sulla seconda città siriana e l’impossibilità quindi di rifornire quella che oramai è una ‘sacca’ destinata a sgonfiarsi sotto i colpi dell’esercito siriano, il quale oltre a poter contare sui rifornimenti provenienti  dalla Castillo Road (la tangenziale nord conquistata a fine agosto), si trova al contempo in ottima posizione per riprendere il controllo di Khan Touman, un villaggio la cui conquista permetterebbe di riaprire le linee di rifornimento. Aleppo, la posta in gioco L’avanzata, stavolta forse definitiva ed irreversibile, dell’esercito siriano su Aleppo dovrebbe essere motivo di sospiro di sollievo per tutte quelle cancellerie occidentali che dicono di voler estirpare il fenomeno dell’estremismo e del terrorismo; invece, ancora nelle scorse ore, molti media occidentali hanno presentato in modo negativo gli ultimi sviluppi interni alla seconda città siriana, con anche la stessa cancelliera Merkel che si è detta ‘preoccupata’ per la situazione umanitaria e l’ONU che continua a chiedere tregue il cui unico risultato sarebbe quello di una riorganizzazione dei gruppi armati islamisti. Quel che ancora non si vuol far comprendere al pubblico occidentale, è che ogni vittoria dell’esercito siriano ad Aleppo è un ulteriore passo verso la pacificazione definitiva di una città martoriata e distrutta da cinque anni di guerra; il vero assedio non è quello di adesso, bensì quello iniziato nel 2012 ad opera dei gruppi terroristici che ora sembra ridimensionarsi sempre di più. A prevalere, nei giudizi che si danno sulla battaglia di Aleppo, sono gli interessi di molti occidentali e di molti loro stretti alleati della regione affinché la guerra duri ancora tanti anni, al fine di indebolire sempre di più il presidente Assad; se l’esercito siriano entro pochi mesi riesce definitivamente a prendere Aleppo, così com’è attualmente nelle sue previsioni e, dopo ieri, anche nelle sue possibilità, il conflitto siriano penderebbe quasi interamente a favore dell’attuale governo di Damasco, il quale non solo a livello diplomatico potrebbe sfruttare il controllo della città più grande del suo paese, ma a livello militare potrebbe distogliere diverse truppe da questa grande regione e concentrarsi nella riconquista di altre delicate aree della Siria. Anche perché, come già documentato nei giorni scorsi, i progressi delle forze lealiste non sono soltanto ad Aleppo ma anche nella stessa capitale, con il continuo assottigliamento delle sacche ribelli; i terroristi, svanito l’obiettivo di togliere l’assedio dai quartieri da loro controllati nella metropoli siriana, adesso giocano come ultima carta quella della ‘distrazione’ dell’esercito di Assad su altri fronti. Non è un caso che proprio la settimana scorsa Al Nusra ha attaccato le postazioni governative a nord di Hama,  costringendo all’intervento anche numerosi battaglioni delle Tiger Forces (le squadre d’elite a disposizione di Damasco), tolti dal fronte di Aleppo; la situazione anche qui rischiava di farsi molto delicata, con i terroristi a pochi chilometri da Hama, città fino ad oggi mai toccata dal conflitto e che è di vitale importanza essendo la quarta più grande della Siria e snodo fondamentale per le comunicazioni verso l’est del paese, lì dove vi sono le truppe che combattono contro l’ISIS. Al momento a nord di questa città la situazione sembra essere tornata sotto controllo, ma le forze siriane hanno dovuto rallentare l’avanzata nel Ghouta e negli ultimi villaggi controllati dai terroristi a nord di Latakia. Il conflitto quindi continua, con l’esercito siriano che forza per arrivare quanto prima a liberare Aleppo e mettere in  definitiva sicurezza Damasco; in tutto questo, è bene sempre ricordare che anche negli ultimi giorni l’appoggio dei caccia russi si è rivelato fondamentale e chissà se è forse di questo che, a migliaia di chilometri di distanza, Putin ed Obama (nel loro ultimo bilaterale, vista l’imminente fine del mandato del presidente USA) hanno a lungo parlato durante il G20 in corso in Cina.  Proprio la riunione dei capi di Stato e di governo dei venti principali attori internazionali, anche se raramente si è citato il caso siriano lungo le sessioni plenarie, è stata un crocevia importante per la più sanguinosa guerra in corso nel medio Oriente; oltre a quello tra Obama e Putin, diversi i bilaterali in cui la questione legata al futuro di Damasco ha fatto capolino: difficile dire al momento quali conseguenze avranno, sul campo di battaglia, le intense manovre diplomatiche attualmente in corso. Intanto, tra i quartieri residenziali oramai distrutti di Aleppo, si continua a combattere tra quelle macerie che i siriani e non solo (dopo cinque anni di conflitto) sperano a breve finalmente di poter mettere al loro posto per tornare ad una vita normale.

Fonte: il Giornale.it del 5 settembre 2016