PAOLO VI

IL GRAFFIO

di Raimondo Gatto

PREMESSA

Il nefasto ’68, generatosi tra i figli dell’alta borghesia, prolificò in occidente al nome dei caporioni comunisti, Mao, Ho Chi Minh e Che Guevara. La guerra  del Vietnam fu il collante che unì i marxisti con molti cattolici. Perché gli americani andarono in Vietnam? Chi provocò la vittoria dei comunistì? Chi imbrogliò le carte all’opinione pubblica, falsificando deliberatamente i fatti? Perché, gran parte del mondo cattolico si schierò con gli aggressori comunisti del Nord Vietnam?

 Smascherare le menzogne di cui è ricoperta la storia recente, è un compito che non si può rimandare per comprendere gli eventi attuali.

 

I rossi alla conquista dell’Asia

Mentre in Europa la guerra svolgeva al termine, i giapponesi governavano parte del territorio cinese; in seguito al “patto di non aggressione” firmato col Giappone nel 1941, i russi si mantenevano ancora fuori dal conflitto.

Nel mese di aprile, con lo sbarco nell’isola di Okinawa gli americani vibrarono gli ultimi al Giappone agonizzante. A maggio, i russi ruppero il patto e invasero i territori cinesi conquistati dall’esercito nipponico; il lancio delle bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki ne causò la resa; fu il peggior atto immorale dell’intera guerra[1].

L’invasione sovietica, avvenne mentre in Cina si combatteva la guerra civile tra gli eserciti nazionalisti di Ciang Kai shek e quelli comunisti diretti dai Mao Tse-tung, aiutato dai sovietici; va ricordato che le ostilità tra Cina e Giappone, erano iniziate nel 1937.

    Il territorio del  Vietnam fu invaso dai nipponici nel 1942; prima del conflitto era parte integrante dell’Indocina francese[2]. Finite le ostilità in Asia, l’Indocina fu reclamata dal nuovo governo del Generale De Gaulle, ma i vietnamiti si opposero proclamando l’indipendenza; ebbe così inizio una guerra combattuta tra le truppe francesi e i “Combattenti per la libertà del Vietnam” detti “Viet-Minh” guidati dal “maestro itinerante” comunista Nguyen Sinh Chung, detto “Ho Chi Minh”.[3][4]. Essa fu combattuta nel Tonchino (Vietnam del Nord); per ostacolarla i francesi costruirono nella foresta, una moderna base militare a Dien Bien Phu, in piena giungla, allo scopo di snidare i ribelli nel loro ambiente naturale.

     La popolazione del Vietnam era composta di buddisti o da seguaci delle sette cinesi Hoa Ao e Cao Dai, ma i cattolici, molto più compatti e organizzati rappresentavano il 15 per cento della popolazione del nord. I maosti cinesi raggiunsero nel 1950 la frontiera del Vietnam e appoggiarono la guerriglia anti-francese dei viet-minh. La fazione comunista dei viet-minh ebbe ragione dei nazionalisti e dei buddisti non comunisti, organizzatisi nel partito V.N.Q.D.D[5], ugualmente ostili alla Francia ma anche al partito di Ho Chi Minh. I guerriglieri colpivano i francesi ma soprattutto sia le milizie non-marxiste eliminandone i quadri, imitando il sistema dei partiti comunisti europei, con l’intento di sfruttare il nazionalismo per innestarvi il comunismo. La guerra per la riconquista del Vietnam terminò con la sconfitta dei francesi assediati nella base di Dien Bien Puh, perché l’artiglieria viet-minh unita a quella nord-vietnamita si mostrò superiore; Churchill ed Eisenhower, daltronde rifiutò di soccorrere gli ex alleati.   (maggio 1954).

Alla vittoria di Ho Chi Minh seguì la Conferenza di Ginevra, tenutasi a luglio tra nord-vietnamiti, francesi, inglesi e americani che prevedeva:

  1. a) La creazione dello stato indipendente del Laos.
  2. b) La spartizione del Vietnam in due stati aventi per confine il diciassettesimo parallelo; il nord sarebbe stato governato dai comunisti, il sud dai francesi.
  3. c) il diritto di opzione degli abitanti, che avrebbero dovuto scegliere in quale zona risiedere.
  4. d) Libere elezioni da tenersi nel 1956 al nord e nel sud, sotto il controllo di una commissione di vigilanza.
  5. e) la libertà di culto per entrambe le zone.

La situazione dei cattolici in Vietnam

   L’impero dell’Annam (tale era l’antico nome del Vietnam), aveva la più alta percentuale di convertiti al cattolicesimo dell’Asia continentale; le conversioni furono operate nel Tonchino (Vietnam del Nord) dai Padri francesi delle Missione Estere di Parigi create nel periodo della Controriforma; queste conversioni provocarono il risentimento dell’Imperatore Tu Duc che risiedeva nella capitale Huè; nei missionari egli intravide il preludio di un’invasione straniera.

  Tributari della Cina, gli annamiti praticavano i costumi del Celeste Impero, i cristiani furono perciò vittime di crudeli persecuzioni come i loro confratelli cinesi. Considerato l’alto numero di convertiti nell’Annam, Papa Alessandro VII, eresse il Vicariato Apostolico del Tonchino nel 1659, ma le vessazioni, seppure in tempi alterni continuassero per due secoli.

Il metodo escogitato dall’Imperatore per scovare i convertiti, era quello di costringerli a calpestare una croce tracciata in terra mentre attraversava le porte delle città; coraggiosamente rifiutò quest’oltraggio nel 1861, il Padre Teofano Venard che fu perciò decapitato.  Fu dichiarato “Beato” dal papa San Pio X nel 1909.[6]. Le tribolazioni patite fortificarono i cristiani e li resero ancor più ardenti e tenaci; esse terminarono solo nel 1858 quando una flotta inviata da Napoleone III minacciò il bombardamento dei porti annamiti.

    A Napoleone III, sconfitto a Sedan subentrò in Francia il governo massone della Terza Repubblica, sfavorevole alle conversioni al cattolicesimo; le logge anticristiane favorivano le superstizioni dei nativi ma i battesimi[7].

   Papa Pio XI, istituiva nel 1925 la Delegazione Apostolica dell’Indocina; nel 1939 esistevano in Vietnam, quattordici vicariati apostolici di cui tre affidati a nativi vietnamiti.

. La fine del conflitto nel Pacifico con la sconfitta del Giappone indusse i cattolici vietnamiti, ad appoggiare inizialmente Ho Chi minh, ma la collaborazione tra le varie forze indipendentiste durò poco; già nel 1946, i comunisti iniziarono a vessare quanti non la pensavano come loro; a ciò si aggiunse la vittoria di Mao Tse Tung nella confinante Cina, che rafforzò il potere di Ho Chi Min, inducendolo a eliminare gli oppositori che l’avevano sostenuto. Nel Nord-Vietnam iniziò il rogo di pagode e di chiese, le proibizioni delle processioni, l’uccisione, l’arresto e le detenzioni di bonzi buddisti e missionari cattolici; quelli stranieri furono espulsi, e si diede la caccia ai catechisti cattolici che rappresentava il nerbo della chiesa vietnamita. Ho Chi Minh, tentò inutilmente la di fondare una Chiesa Patriottica, imitando Mao, ma non ebbe successo. Cercò di copiare Mao, promulgando una riforma agraria in stile collettivista, ma essa provocò una rivolta nell’ottobre del 1956, la cui repressione costò mezzo milioni di morti[8]. Le repressioni, la fame, il terrore, ma soprattutto la difesa della Fede, indusse i nord vietnamiti cattolici a fuggire nel sud; essi confidavano sugli accordi di Ginevra, che garantivano il diritto di opzione. Un milione di cattolici riuscì a espatriare abbandonando ogni avere. Scriverà padre Gheddo: “Noi viviamo in un mondo secolarizzato, loro sono ancora in un’epoca sacrale come il nostro medioevo”.[9]. Ho Chi Minh, tentò d’impedire le partenze con ogni mezzo; la commissione di controllo che avrebbe dovuto assicurare la facoltà di scelta, non funzionò.

      L’esercito francese nel frattempo abbandonava il sud per posizionarsi in Algeria dov’era esplosa la guerriglia; al Capo del Governo, il massone ebreo radical-socialista Pierre Mendès-France, nulla interessava dei profughi vietnamiti.

La partenza di un così alto numero di abitanti, impensierì Ho Chi Minh; di questo passo il nord si sarebbe spopolato; egli comprese che per bloccare l’esodo, bisognava rendere insopportabile la vita nel Vietnam del sud, e fu allora che scatenò la guerriglia dei viet-cong (comunisti vietnamiti) con i guerriglieri imboscati nel sud[10].

L’avvento di Ngo Dinh Diem

  Il Vietnam del Sud restava così sotto la debole autorità dell’Imperatore Bao Dai.; Dopo la guerra egli fu accusato da comunisti e nazionalisti di aver favorito il Giappone tramite un governo fantoccio, ma restò al potere sino alla partenza delle truppe francesi; Bao Dai aveva posto la sua residenza in Francia sulla Costa Azzurra trascorrendo il tempo trai vari casinò.

    A organizzare i fuggitivi cattolici del nord, fu Jean Baptiste Ngo Dinh Diem, già capo indiscusso dei nazionalisti cattolici.  Era nato nel 1901 a Huè, l’ex capitale imperiale terzogenito di sei fratelli; la sua famiglia annoverava dei mandarini[11] martirizzati nella persecuzione del 1850 aizzata da Tu Duc. Diem coltivò l’idea del sacerdozio, ma la passione per la politica ebbe il sopravvento; conseguita la laurea, fu designato nel 1933 da Bao Dai Ministro dell’Interno, ma si dimise per protestare contro la dilagante corruzione. Accettò la carica di Governatore nella provincia di Binh Tuan. Durante l’occupazione fuggì all’estero pur di non collaborare con i giapponesi, e fu ricercato dalla polizia francese come sovversivo. Visse in esilio poveramente; suo nipote Khoi, fu assassinato dai comunisti nel 1945. Ngo Dinh Diem nel 1950 entrava come novizio nel Maryknoll Seminary di Lakevood (New Jersey). conobbe il cardinale Francis Spellman che lo consigliò di riprendere l’attività politica. Decise di rientrare in Vietnam solo nel 1954 chiamato da Bao Dai ma pose al sovrano  la soluzione della questione istituzionale; I vietnamiti furono chiamati a scegliere tra la sua monarchia e la repubblica; essi a larga maggioranza scelsero la repubblica con un referendum. Il primo governo Diem fu composto di cinque ministri cattolici, la maggior parte però era di buddisti.

     I guerriglieri viet-cong terrorizzavano i contadini, spalleggiati da truppe regolari nord-vietnamite, e Diem eletto Presidente della Repubblica si vide costretto a ricorrere all’aiuto finanziario degli Stati Uniti; solo dopo il 1963 interverranno i militari. Gli americani s’impegnarono inviando alcuni esperti per addestrare l’esercito. Gli USA si erano screditati in Corea, e ora sostenendo il governo anticomunista del Sud-Vietnam, pensavano di rimediare; d’altronde con l’occupazione del Tibet la minaccia comunista in Asia si aggravava, e a Diem non rimase altra scelta che fidarsi delle promesse americane. Egli saggiamente non convocò le elezioni del 1956 previste frettolosamente a Ginevra; con la conta “democratica” nei due Vietnam, avrebbe  vinto automaticamente i rossi, in quanto  al nord esisteva solo il partito unico di Ho Chi minh.

    Diem si organizzò per combattere meglio la guerriglia viet-cong, insegnando i contadini a usare le armi, essi dovevano poi riunirsi la notte nei “villaggi strategici”, grandi agglomerati di abitazioni fortificate. I viet-cong si trovarono presto in difficoltà e si arresero in massa. Sul terrore dei singoli avevano fondato la loro forza, ma gli eventi stavano cambiando[12]. Le esperienze vissute dai profughi annullarono gli effetti della propaganda viet-cong.

    Diem riuscì a pacificare il paese e a incrementarne lo sviluppo economico sistemando i profughi nelle risaie salificate per adattarle a nuove coltivazioni; come cattolico Diem fondò l’Università Cattolica di Dalat, combatté la pratica dell’aborto, proibì l’uso di contraccettivi e soppresse la legislazione francese sul divorzio, proibendo i concorsi di bellezza, fonte d’immoralità, vietando anche il gioco d’azzardo[13]. Implacabile fu la sua lotta contro le sette Cao Dai, Hoa Hao, Bing Suyen che gestivano i casinò e la prostituzione.

 

I cattolici nel mirino del Concilio, e mons. Ngo Dinh Tuc

Ecco ciò che scriveva di lui un libro delle Edizioni Missionarie prima della sua caduta:“Diem è un uomo che attinge la forza di affrontare le difficoltà spaventose del suo governo dalla sua fede cattolica e democratica. Il cattolicesimo della sua famiglia risale al secolo XVII…uno dei suoi fratelli è vescovo di Vinhlong (mons. Tuc)e ora, mentre tiene testa ai ribelli armati, sta attuando parte del suo programma sociale a favore dei profughi stabiliti al sud”.[14].

    Il Sud Vietnam stava progredendo verso la tranquillità e la pace quando fu sconvolto da due eventi imprevisti; l’apertura del Concilio Vaticano II e l’elezione di John F. Kennedy alla Casa Bianca nel 1960.

    Le aperture del Concilio all’ideologia comunista, erano avversate dai vietnamiti che aveva sperimentato questo regime; i “progressisti cattolici”, invece guardavano con fastidio e ostilità questa comunità che viveva ancora secondo le bimillenarie regole della Chiesa. La loro, era “La Fede ardente di una cristianità preconciliare”. scriverà Padre Gheddo. “I fedeli vanno a messa quasi tutti i giorni, dicono la preghiera in comune a casa propria, vanno ai sacramenti con una frequenza che da noi è riservata ormai solo a una minoranza…alle cinque del mattino si ode lo squillo vivace dell’Angelus…subito in ogni famiglia cattolica si recitano le preghiere del mattino…i seminari sono pieni…ma purtroppo la comunità cattolica vietnamita, nonostante l’inizio di rinnovamento portato dal post concilio, è ancora una comunità di tipo antico, pre conciliare…la paura d’idee nuove che vengano a turbare il pacifico possesso della fede (la stampa progressista qui è condannata senza mezzi termini) ”.[15].

 L’accusa di “trionfalismo”[16]verso i vietnamiti che osavano ancora organizzare grandi processioni in onore della Santa Vergine, fu condivisa da molti “Padri Conciliari”. Scrive sempre Padre Gheddo: Il trionfalismo cattolico assunse, nel periodo di Diem, forme che certo risultarono irritanti per i fedeli più coscienti…processioni interminabili nelle città, col traffico bloccato…pellegrinaggi di folle oceaniche di fedeli ai maggiori santuari…quando il Vietnam fu consacrato a Maria, a nessuno venne in mente che il Vietnam non era l’Italia né la Polonia”.[17] Ben presto, parte della stampa occidentale, si accanì contro questi cattolici: essi rifiutavano di essere “aggiornati” dalle novità conciliari che blandivano il marxismo. “Perché i cristiani d’Europa non ci aiutano? Perché non ci capiscono e spesso ci attaccano? Perché prendono le parti di chi perseguita la Chiesa?Dalle altre chiese sorelle non abbiamo alcun aiuto morale”.[18].

 La campagna di stampa contro i vietnamiti cattolici e anticomunisti partì dal quotidiano cattolico francese “La Croix” e si diffuse nel mondo cattolico[19]. Tutto andava alla rovescia; gli aggrediti erano diventati “aggressori”; i viet-cong erano “liberatori” che combattevano per la pace, il presidente Diem un cupo “dittatore liberticida ostacolo alla pace”; nel 1963 prese avvio la montatura mediatica per destituirlo.

Preso di mira con il presidente, Diem il fratello, mons. Pierre Martin Ngo Din Tuc. Egli fu consacrato Vescovo e nominato Vicario Apostolico di Ving Long da Papa Pio XI nel 1938. Ricevette dal Papa Pio XII, il potere di ordinare sacerdoti e consacrare vescovi, in caso di necessità, senza attendere l’apposita Bolla Pontificia. L’otto dicembre 1960, Giovanni XXIII instaurò la gerarchia ordinaria in Vietnam, al tempo affidata all’irlandese Jonh Dooley.

Giovanni XXIII eresse al nord, l’Archidiocesi di Hanoi e nove diocesi; al sud due Archidiocesi (Huè e Saigon) e otto diocesi; quella di Hué di Hué affidata a Mons. Tuc, fratello del presidente.   Scrive di lui Jean Lacouture: Egli era un vescovo d’intelligenza superiore, che univa allo spirito mandarinale della sua famiglia, quello di un vescovo del Medio Evo, battagliero, da crociato…Se prescindiamo dal problema politico, monsignor Tuc è stato senza dubbio un ottimo vescovo, e sul piano della pratica religiosa personale, della pastorale, delle nuove iniziative, dell’organizzazione diocesana, è stato un ottimo pastore”.[20]. Intransigenza dottrinale, vita cristiana, anticomunismo, era ciò che mons. Tuc[21] incarnava e che meglio esprimeva l’animo dei vietnamiti cattolici; Egli affermò di fronte agli “innovatori”. Tutti noi siamo stupefatti per il silenzio del mondo cattolico davanti all’agonia dell’infelicissimo popolo laotiano e alla passione del popolo vietnamita, mentre intanto si sente dovunque la voce dei comunisti e dei loro complici che vivono nelle nazioni democratiche, dei quali alcuni sono cattolici, che preferiscono latrare coi lupi: la voce, dico di chi condanna le vittime ed esalta i carnefici”.[22]

La “montatura” dei roghi buddisti.

  All’interno della tendenza buddista più sincretista, il Mahayana[23], i comunisti del nord s’infiltrarono agitatori allo scopo di provocare disordini nel Sud-Vietnam.

L’otto maggio del 1963, a Huè il monaco Tri Quang aveva fondato un’associazione buddista dissidente, che nell’anniversario della nascita di Budda aveva organizzato l’assalto alla locale stazione radio, usando a pretesto una disposizione di polizia riguardante l’ostensione di bandiere e stendardi che le leggi vietavano; la polizia accorsa per ristabilire l’ordine, si scontro con un gruppo di manifestanti armati; dopo la breve sparatoria che ne seguì, si contarono sette morti uccisi da schegge di bombe usate dai viet-cong. La propaganda “liberal” americana ed europea,  unita a quella comunista inventarono l’impostura di una “persecuzione religiosa” a danno dei buddisti, scatenata da un “dittatore cattolico”. Il culmine dell’isterismo si raggiunse in giugno, quando si diffuse la voce che un bonzo si era dato fuoco per protesta all’interno di una pagoda; il figlio della vittima dichiarò di non credere al suicidio del padre. Il secondo rogo a Saigon fu quello di un bonzo vecchissimo (questo sì dinnanzi alla gente e alle telecamere) tirato fuori a braccia da due “amici” che nessuno vide più. Altri due giovani si diedero fuoco, ma i parenti sostennero che il suicidio fu causato da motivi sentimentali.

In ottobre, il monaco Pham Ngoc Cam, raccontò alla radio di essere stato indotto al suicidio da due persone che, dopo averlo convinto ad abbandonare il monastero, lo persuasero che Diem aveva chiuso le pagode e vietato il culto buddista. Fu portato a Saigon in automobile ma uno sbarramento imprevisto costrinse i conducenti a cambiare percorso; così il monaco si accorse che le pagode erano aperte e i fedeli entravano e uscivano tranquillamente; con una scusa si dileguò, e insinuò il sospetto che gli “olocausti dei monaci” fossero organizzati. Solo due bonzi dichiararono di morire per motivi politici; sette si bruciarono dopo la caduta di Diem e questo fu ignorato alla stampa. Il presidente Diem aveva offerto un contributo di seicentomila piastre per la costruzione della grande pagoda Xa Loi di Saigon, ed era stato il primo a offrire ospitalità ai bonzi fuggiti dal Tibet nel 1958, vittime di un’autentica persecuzione attuata dai comunisti cinesi, ma per protesta allora, nessun bonzo si volle immolare[24].

     La mistificazione mediatica produsse i suoi effetti; Diem, i cattolici e la chiesa vietnamita divennero bersaglio di insulti e di menzogne incredibili. Padre Gheddo ammetterà: “La persecuzione religiosa dei buddisti è una montatura della stampa occidentale”.[25]Persino l’Arcivescovo di Saigon, mons. Nguyen Van Binh, interverrà per demolire la fandonia delle persecuzioni cattoliche a danno dei buddisti. Al vasto coro dei calunniatori si aggiunse però la voce di Paolo VI, che accreditò la tesi dei “soprusi cattolici”, invitando il presidente Diem alla “moderazione”. Gli interventi di Paolo VI, nel culmine della crisi eccitata dai media, saranno fondamentali nel provocare la caduta e l’assassinio del presidente sud vietnamita[26].  Anche dopo caduta di Diem gli interventi di Paolo VI, e le calunnie dei progressisti continuarono: confessa Padre Gheddo: Ho sentito dire: Se il Papa potesse vivere un po’ nei nostri villaggi parlerebbe diversamente”.[27]. I risultati di una commissione d’inchiesta dell’Onu, pubblicata nel 1964 (quando Diem era già morto) formata dai delegati di Afganistan, Brasile, Marocco, Ceylon, Dahomey e Nepal confermarono che in Vietnam, mai ci fu persecuzione religiosa.[28] Peraltro, i continui interventi di Montini a favore della “pace” in Vietnam, saranno chiaramente intesi come una resa al comunismo di Ho Chi Minh e al terrorismo viet-cong, come nei fatti avverrà[29].

La caduta e l’assassinio di Ngo Dinh Diem

 

    I democratici tornarono alla Casa Bianca nel 1960 con l’elezione di John F. Kennedy; egli saturò l’amministrazione con esponenti progressisti tra cui, suo fratello Robert, Arthur Schlesinger, Haverell Harriman, Walter Fulbrigt, e James Galbrait; alcuni di questi collaboratori, erano implicati nel fallito sbarco della Baia dei Porci, nell’ottobre del 60, e l’Urss dopo lo smacco subito con la crisi cubana doveva riprendere la guida dei comunisti occidentali.

In seguito ai disordini nel Viet-nam, Kennedy, credendosi portavoce dello “stato d’animo” indotto dai media, il 3 settembre 1963 pronunciò un duro discorso contro Diem, chiedendogli di abbandonare la “politica di repressione”; il suo sotto segretario di stato agli affari del Medio Oriente, Roger Hilsmann dall’emittente “La Voce dell’America”, incitava alla ribellione contro il presidente. Kennedy proseguì la manovra, cancellando gli aiuti all’esercito sud vietnamita, quando la polizia sud vietnamita scoprì un notevole quantitativo di armi nelle pagode buddiste; il ritrovamento causò solo qualche arresto e limitate perquisizioni, avvenute con il consenso delle principali associazioni buddiste. Il “cattolico” presidente, continuò  bloccando gli aiuti alimentari di prima necessità; particolarmente odioso fu quello delle forniture di latte che gettò nell’angoscia miglia di madri[30]. Kennedy depose l’ambasciatore americano Frederick  Nolting, sostituendolo con il repubblicano progressista Henry Cadot Lodge[31], con il compito di brigare per deporre Diem; egli ospitò nell’ambasciata il monaco Tri Quang, capo dei tumulti di Hué malvisto dalla maggioranza buddista.  Ma questi e suo fratello Nhu, capo del partito diemista, intuirono la macchinazione ma prestarono fede alle dichiarazioni di lealtà del nuovo ambasciatore.

Cabot Lodge prese contatto con due generali dell’esercito sud vietnamita, ancora legati alla Francia, che nutrivano risentimenti personali contro Diem e Nhu.  La flotta americana aveva nel frattempo bloccato la rada di Saigon, mentre il grosso dell’esercito sud vietnamita era allontanato. L’assalto al palazzo presidenziale iniziò la mattina dell’1 novembre, ma nel frattempo Diem e suo fratello erano fuggiti in casa di amici.  Diem, telefono a Cabot albergo chiedendogli quali erano le sue intenzioni e l’ambasciatore lo invitò ad arrendersi. Il presidente per evitare altro spargimento di sangue acconsentì comunicando il luogo e la data della resa. Il giorno successivo (2 novembre) all’uscita della chiesa di San Francesco Saverio nel quartiere di Cholon, dove i due si erano recati, i due fratelli furono caricati in un autoblindo con le mani legate dietro la schiena, e assassinati a revolverate. Alla notizia, poche centinaia di persone esultarono, mentre squadre organizzate dal viet-cong, assaltavano le sedi delle organizzazioni cattoliche e anti-comuniste inneggiando all’unione con il nord di Ho Chi Minh.

A Hué città dell’Arcivescovo Tuc, la folla maltrattò i membri del consiglio parrocchiale, ruppe statue nelle chiese, intimò ai fedeli di non praticare più la religione: si accusarono i cristiani di aver preparato delle fosse per seppellirvi i bonzi…600 convertiti furono presi e battuti per tutta una notte. Si torturò il comandante della polizia Dang Sy, per farlo confessare, che fosse stato l’Arcivescovo Tuc a comandare la sparatoria di maggio contro i buddisti; gli s’intentò un processo e fu condannato ai lavori forzati, anziché processare chi aveva scatenato i disordini. Si ebbero uccisioni di cattolici e saccheggi che durarono un anno. Venti giorni dopo il delitto di Saigon, John F. Kennedy cadeva ucciso da una fucilata mentre percorreva in un corteo di auto, la città di Dallas.

 I cattolici del Vietnam passarono dei brutti momenti, ma il peggio doveva ancora venire. E tutto questo avveniva mentre nel mondo i catto-comunisti esultavano e rivendicavano la loro azione in favore della pace e del progresso.

Conclusione

 

Dopo questo epilogo, iniziò la vera guerra. Smantellati i “villaggi strategici”, i vietcong ripresero forza e dilagarono nel paese: nel 1963. Il tradimento americano non giovò agli USA che [32]avevano in Vietnam ottomila uomini, diventeranno mezzo milione cinque anni dopo. Saranno ancora massacri che proseguiranno dopo la fuga dei marines da Saigon nel 1975. Poi seguirà la montatura del  Watergate, che porterà alla deposizione di Nixon. Intanto la propaganda che aveva trasformato una piccola nazione aggredita in un mostro aggressore, fu assorbita dal Vietnam del Nord[33]. A Mons. Tuc fu proibito rientrare in Vietnam; si stabili con i suoi familiari presso il Santuario di Pompei; sarà l’unico Vescovo cattolico a non firmare i decreti del concilio, che tanto aveva. nuociuto ai cattolici del Vietnam, e non solo.

[1] Prima del lancio delle atomiche, gli americani filmarono gli effetti della bomba sperimentata ad Alamogordo del  luglio 1945: il filmato con i suo effetti, fu proiettato agli ufficiali che dovevano effettuare i  lanci su Hiroshima e Kakura, dirottato all’ultimo momento sulla città di Nagasaki.

[2] Le colonie dell’Annam, Tonchino Cocincina, unite ai protettorati di Laos e Cambogia, prese il nome nel 1887 di “UNIONE INDOCINESE” indirettamente governate dai discendenti della Casa Nguyen, gli antichi imperatori dell’Annam.

[3] Ho Chi minh era figlio di un mandarino dell’Annam

[4]  Dopo l’armistizio fimato della Francia nel luglio ‘40, i giapponesi trovarono un accordo con i francesi ai quali si concesse l’uso di basi militari, per fermare i rifornimenti all’esercito cinese di Chang Kay Shek. Un tentativo di ribellione del debole esercito francese ebbe luogo nel 1943 sotto le pressioni di De Gaulle, che si finì con l’eliminazione della restante amministrazione francese.  Vedi PHILIPPE DEVILLERS-“Histoire du Vietnam de 1940 à 1952”-Du Seuil- Parigi-1952.

[5] Viet Nam Quoc Da Dang-Partito Nazionalista Democratico del Vietnam.

[6] AGNES RICHOMME: Le Bienheureux Théhofane Venard-ed. Fleurus Parigi, 1976.

[7] La Terza Repubblica massonica che considerava utile la presenza dei missionari per rafforzare la Francia, dall’altra sabotò l’opera di conversione dei vietnamiti favorendo i buddisti; in Africa settentrionale si oppose all’evangelizzazione degli islamici.

[8]  In occidente la rivolta passò inosservata perche contemporanee delle crisi di Suez e alla rivolta ungherese.

[9] PIERO GHEDDO- Cattolici e Buddisti nel Vietnam- Vallecchi-Milano, 1968, pag.78.

[10]  La tattica del viet-cong consisteva in attentati, assalti notturni a case isolate, uccisione dei vecchi, rapimenti dei bambini; sistema usato dai comunisti greci nel corso della guerra civile 1945-1950. Il comunismo europeo, noto per le sue efferatezze, non raggiunse tuttavia il livello criminale del comunismo asiatico.

[11] Mandarini, si chiamavano i funzionari dell’impero cinese, che vestivano di giallo, cosi come quelli dell’Annam.

[12]  Negli europei, i massacri e le vessazioni suscitavano ovunque reazioni e ripugnanza; presso gli asiatici il terrore generava invece  ammirazione e rispetto.. [12]  I viet-cong ricevevano rincalzi dal nord Vietnam, attraverso  il “sentiero di Ho Chi Minh”, un percorso in terra battuta che fiancheggiava il fiume Mekong, esso percorreva interamente il neutrale Laos: nel 1972, il “sentiero” era una modernissima autostrada a tre corsie fiancheggiata da un oleodotto.

[13] P. Gheddo, op.cit, pag.154

[14] AA VARI “Asia per Cristo” . ed EMI –Bologna, 1956, pag 170

[15]  P. Gheddo, op. cit. pag.226

[16] “Trionfalismo” fu il termine usato per designare chi criticava il concilio.

[17]  P. GHEDDO, op.cit.  pag. 163.

[18] Ibidem, pag.358.

[19] Lo scrivente rammenta nel 1965, l’esaltazione della “mistica Viet-Cong”, apparsa sul mensile della GIAC, (Gioventù Italiana di Azione Cattolica)Gioventù. Tra i fogli cattolici più a sinistra di quel periodo, vanno ricordati: “L’Avvenire d’Italia”, di Bologna, Diretto da Raniero La Valle, poi senatore del PCI. “Il Regno” di Bologna, “Testimonianze” di Firenze, “il Nostro Tempo” di Torino. Più obiettivo sul Vietnam, fu il quotidiano cattolico“L’Italia” di MilanoIn Francia, erano chiaramente a sinistra Innumerevoli  i fogli  francesi, come  La Croix Thémoinage Cretienne.

[20] JEAN LACOUTURE: Le Vietnam entre deux paix,  Du Seuil, Parigi 1965-e P. GHEDDO, op.cit. alle pp.. 156-157.

[21] Secondo STANLEY KARNOW,  in  Storia della guerra nel Vietnam (Rizzoli, Milano, 1989) alla pag.154, scriverà: “Mons. Tuc  Sebbene fosse un prete cattolico, dava al fratello consigli di tipo confuciano”.(!)

[22] ROBERTO DE MATTEI, Il Concilio Vaticano II, una storia mai scritta”, Lindau, Torino, 2010, pag.178.

[23]  La tendenza del buddismo Mahayana fu sempre minoritaria in Vietnam, era diffusa solamente intorno all’ex capitale Huè La gran parte del buddismo vietnamita, seguiva la corrente “ortodossa” detta  Theravada, che aveva nello Shri Lanka (Ceylon) il suo centro d’irradiazione. I Therevada, sostennero apertamente Ngo Dinh Diem. Dopo la crisi vitnamita del 1963, essi fecero un “repulisti” dei comunisti che vi si erano infiltrati.

[24] La ricostruzione degli eventi, si deve alla giornalista americana SUZANNE LABIN, testimone dei fatti.: ella pubblicò  Tradimento del Vietnam,  edizione Il Borghese,  Milano, 1965.

[25]   P.GHEDDO op.cit.  pag.193. ed ancora in nota: “Certa stampa cattolica del tempo, per paura di non essere “abbastanza a sinistra” si diede alla denigrazione sistematica ed ingiusta del regime diemista e della Chiesa Cattolica vietnamita”

[26] – l’Osservatore Romano del 3 e del 31 agosto 1963., e la Documentation Catholique  del 1963-cfr. P.GHEDDO. pag. 209.  S. LABIN, op.cit,  pp. 98-99. 

[27] P. GHEDDO , op.cit. pag. 360, nota 2

[28] S. Labin.  pag.38

[29] Sull’atteggiamento progressista del clero, nella guerra vietnamita, vedi: NINO BADANO, I primi giorni della Chiesa e gli ultimi, Volpe, Roma,  1973, pag.154,

[30] L’introduzione dell’alimentazione con il latte si doveva agli americani, per sostituirlo con la soja, perciò esso doveva essere importato dagli USA. Molte informazioni sull’embargo del latte americano furono date alle giornalista Labin dal  sottosegretario al commercio estero italiano, il socialdemocratico Ivan Giuseppe Lombardo.

[31]  Cabot Lodge, era stato il rivale di Kennedy alle elezioni senatoriali del Massachussetts del 1947.

[33] -Un secondo libro sul Vietnam sarà scritto da Padre Gheddo, giornalista dell’Agenzia Fides, titolato: Comunisti e Cattolici nel Vietnam, SEI, Torino, 1976,  in cui rimpiangerà di aver sostenuto la tesi di una possibile Terza Via, nei riguardi dei viet-cong.  E’ un resoconto dettagliato degli ultimi mesi  del Vietnam del Sud