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(su Osservatorio Gender) Mentre il Ministero dell’Istruzione si accinge a pubblicare le atteselinee guida sull’educazione sessuale e all’affettivitàda avviare già dalle prossime settimane all’interno delle scuole italiane, l’acceso dibattito attorno ai pro e ai contro l’introduzione dell’”educazione di genere” nel nostro sistema scolastico non accenna a placarsi.

A tale proposito, lo scorso 15 settembre “ProVita Onlus” è stata convocata in audizione presso la Commissione Cultura della Camera dei deputati, per essere ascoltata, assieme ad altre associazioni, riguardo alle proposte di legge inerenti appunto la cosiddetta “Educazione di genere” (Pdl Tentori A.C. 1230 e abbinate).

Il Presidente di “ProVita”, Toni Brandi, ha sottolineato come dietro alle lodevoli apparenze si celi, nella realtà, un piano programmatico che mira indottrinare i giovanissimi studenti, dichiarando: “un’intenzione lodevole come quella di prevenire la violenza e il bullismo […] non giustifica un’azione educativa in sé discutibile e pericolosa“.

Il portavoce di “ProVita”, Alessandro Fiore, ha invece ricordato come “il Governo italiano, in sede di firma della Convenzione di Istanbul” abbia depositato una nota interpretativa motivata dal fatto che la definizione di “genere” contenuta nella Convenzione fosse “troppo ampia, incerta e [presentava] profili di criticità con l’impianto costituzionale italiano“. Una evidente incertezza è connessa all’ambiguità della stessa concezione di genere per la quale il sesso biologico è un mero fattore secondario non caratterizzante l’identità sessuale e dunque “totalmente indifferente rispetto a ruoli e comportamenti di donne e uomini in società“.

Nel comunicato stampa diffuso da ProVita, viene riportato come vi siano diversi studi condotti su più di 200mila soggetti in 53 diverse nazioni che dimostrano come “persino la tendenziale diversità di scelte lavorative tra uomini e donne sia riconducibile soprattutto all’influenza del sesso biologico e non sia soltanto frutto di costruzioni socio-culturali“.

“Anzi: proprio nei paesi dove le politiche di “uguaglianza di genere” sono più forti (come in Norvegia) le preferenze di donne e uomini sono più diverse (è il “paradosso norvegese”). In seguito alla diffusione di queste ricerche, il “Nordic Council of Ministers” ha deciso di togliere i finanziamenti e portare alla chiusura del “Nordic Gender Institute”, importante promotore degli studi di genere in Norvegia”.

Ci auguriamo che tali parole non rimangano inascoltate e che i nostri deputati facciano leggere e diano ampia diffusione all’interessante documento consegnato da ProVita alla Commissione Cultura della Camera dei deputati.

Scarica qui la memoria che ProVita ha consegnato alla Commissione.

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