belom

di Giuliano Zoso

Il sindaco di Verona avrebbe dovuto conquistare tutta l’Italia, Mezzogiorno compreso, coi suoi “Fari”. Invece…

Tre anni fa, press’a poco di questi tempi, ci fu, dicono, la famosa riunione a tre che avrebbe dovuto mettere pace nella Lega Nord dopo la dolorosa e costosa estromissione del fondatore. Incuranti, e forse ignari, del fatto che dall’antica Roma fino al Caf, i triumvirati portano una sfiga maledetta, Maroni, Salvini e Tosi si ripartirono i ruoli: al primo la Lombardia, al secondo il partito, al terzo la candidatura a premier del centrodestra. Di solito, in una spartizione, il certo va ai furbi, l’incerto ai fessi. E normalmente l’incerto è quasi sempre ciò che vi è di più prestigioso.

Così Maroni se ne tornò in pace a governare la Lombardia, che vale come un medio Stato europeo, Salvini ebbe carta bianca a fare del partito quello che meglio voleva, il nostro Tosi marciò alla conquista del Sud, cercando di far dimenticare tutte le volte che aveva dato a vedere, senza particolari riguardi, che di Napoletani, Siciliani e Calabresi non era esattamente innamorato. Così piantò “Fari” un po’ dappertutto e, per apparire più genuino, si lasciò fotografare con personaggi risultati poi un po’ sospetti.

Sono passati tre anni, solo tre anni. Domenica scorsa la Gazzetta del Mezzogiorno riportava con grande risalto la dichiarazione del sindaco di Verona contro la sentenza del Tribunale di Trani che aveva permesso a un’insegnante pugliese, trasferita in Friuli, di tornarsene a casa. Il giornale riportava un’accesa polemica a più voci. Il segretario provinciale generale FLC CGIL BAT c’è andato giù pesante. Quella di Tosi è «una dichiarazione arrogante e contro il Meridione». Non solo, è anche «un attacco al lavoro pubblico soprattutto quello scolastico che è una delle poche realtà che tiene insieme la società nel rapporto con le famiglie». Testuale. Ma c’è di peggio. Rossano Sasso, coordinatore regionale di “Noi con Salvini Puglia”,rivendicava il fatto che quell’insegnante pugliese è potuta tornare a casa dal Friuli proprio grazie all’intervento del legale di “Noi con Salvini”. E questo, ai Veneti, farà un immenso piacere, come no!

Le posizioni, come si vede, si sono ribaltate. Tosi adesso fa il leghista e Salvini a Pontida esalta l’olio vergine di Sicilia e le bellezze del Mezzogiorno d’Italia. E si coccola i meridionali. E i leghisti veneti, traditi e ritraditi, cosa fanno? Non gli resta che affidarsi al serafico Zaia. Lui ai triumvirati neanche lo invitano. Piuttosto si fanno un tressette col morto. Lui è con i Veneti, ma anche con Salvini, lui crede nella Lega sindacato veneto e crede nella Lega partito nazionale lepenista. Crede in tutto, lui. È un uomo di fede.