il-terremoto-del-3-gennaio-1117-640x440Segnalazione di Maurizio-G. Ruggiero

http://www.meteoweb.eu/2016/01/3-gennaio-1117-899-anni-fa-si-verificava-il-grande-terremoto-del-nord-italia/607869/ – 3 gennaio 2016

3 Gennaio 1117: 899 anni fa si verificava

il grande terremoto del Nord Italia

A cura di Luigi Andrea Luppino

Il 3 Gennaio 1117, un grande terremoto colpì il Nord Italia, provocando immensi danni in un territorio vastissimo della Pianura Padana; i morti furono decine di migliaia

Precisamente 899 anni fa, il 3 Gennaio 1117, avvenne il più catastrofico terremoto, a memoria d’uomo, che abbia mai colpito il Nord Italia. La scossa, che potrebbe aver avuto una magnitudo dai 6.4 ai 6.7 gradi della scala Richter, ha colpito nei pressi di Isola della Scala, nella Pianura Padana del veronese, con una violenza inaudita.  La città più duramente colpita fu sicuramente Verona, dove andarono perdute completamente intere opere architettoniche di epoche passate, mai più ricostruite. Perfino l’anello esterno dell’Arena fu parzialmente distrutta, lasciando solo la caratteristica ala che oggi si può ancora ammirare. Migliaia i morti nella città.

Tuttavia Verona non fu l’unica a subire gravi danni. Gravi crolli e numerose vittime si riscontrarono anche nel basso trentino e nel bresciano, intorno al Lago di Garda; da Padova a Milano; perfino nell’Appennino Tosco-emiliano e intorno alla città di Pisa. Gli epicentri delle scosse dei giorni successivi si spostarono verso ovest, creando ulteriori danni soprattutto nella città di Cremona, dove crollò la Cattedrale. In totale si ipotizzano 30.000 vittime nel il territorio funestato dall’evento.

L’evento fu sicuramente il più distruttivo che si ricordi nel nord della nostra penisola, anche se non è l’unico. Infatti, la Pianura Padana non era come la conosciamo oggi, ma era costituita di grandi zone completamente disabitate, poiché paludose, quindi è del tutto probabile che altri sismi importanti siano avvenuti nell’area, ma che non siano stati riportati perché poco risentiti o addirittura non risentiti dalla popolazione. Questo lo si può supporre perché in effetti la scossa che colpì Verona non fu un evento isolato.

Vi sono stati diversi terremoti che hanno causato danni nella Pianura Padana; gli ultimi nel 2012, in Emilia. Ma anche nello stesso Veneto si possono contare almeno altri tre sismi pari o superiori al sesto grado della scala Richter e molti altri sismi compresi fra i 5 e i 6 gradi della scala Richterche comunque hanno provocato danni o vittime nel territorio regionale.

Contrariamente alle credenze popolari, secondo cui la Pianura Padana non presenta un’importante attività sismica, sappiamo che al di sotto dei sedimenti che costituiscono il territorio pianeggiante, che noi possiamo vedere, vi sono strutture tettoniche attive, capaci di generare eventi anche molto importanti. Tuttavia, le faglie presenti nel territorio non arrivano a tagliare la superficie, ma si fermano in profondità, per questo sono dette faglie cieche, investigabili quindi solo con metodi indiretti.

Altri effetti importanti nella Pianura Padana, oltre allo scuotimento in sé generato dai terremoti, sono i fenomeni di liquefazione ed espulsione di sedimenti sabbiosi, cose che infatti accaddero subito dopo i terremoti del maggio 2012.

28 gennaio 2012

3 gennaio 1117, quando le acque del Po si sollevarono a forma di volta e il Duomo venne distrutto

3 gennaio 1117, la Pianura Padana viene scossa da un terrificante terremoto; alle ore 22 (ma secondo alcune cronache vengono indicate le 21 oppure le ore appena precedenti il tramonto), tutta la pianura tremò e le scosse di assestamento si prolungarono per ben quaranta giorni. Le notizie storiche di tutte le città riportano la cronaca di questa immane tragedia che distrusse o danneggiò gravemente le chiese ed i monumenti principali.

Si hanno notizie di gravi danni dalla odierna Slovenia fino al Piemonte e da Reims in Francia, attraversando la Germania e l’Austria, fino a Montecassino. L’epicentro viene indicato dai maggiori studiosi di sismologia nelle vicinanze di Verona con una violenza pari al IX°/X° grado della Scala Mercalli. Si intorpidirono le fontane, molti alberi vennero sradicati e la terra si aprì in molti luoghi; le acque del Po furono viste sollevarsi in alto a forma di volta e quindi ripiombare in basso. Furono distrutti anche gli argini dell’Adige e del Po, per cui dopo il terremoto si verificarono tremende alluvioni; nella laguna di Venezia si verificò una eruzione di acqua sulfurea. Si calcola che almeno 30.000 furono le vittime di questo terremoto; si pensi che la città di Malamocco nella Laguna Veneta venne completamente distrutta e mai più ricostruita.

Ma fu un solo terremoto oppure più terremoti avvenuti tutti nello stesso giorno ma con orari ed epicentri diversi? Sappiamo dalle cronache che a Cremona il terremoto avvenne tra le 16 e le 17 del 3 gennaio, a Verona tra le 21 e le 22 mentre a Pisa lo stesso terremoto è segnalato il 4 gennaio 1117. Studiando i rifacimenti dei monumenti (il Duomo di Verona, quello di Cremona ecc. ) si è potuto stabilire che il moto sismico ebbe un andamento ondulatorio con direzione Nord-Sud per cui vennero gravemente lesionate le murature in direzione Est-Ovest. Partendo dal Friuli si hanno notizie di forti danni alla cinta muraria di Gemona, che risulta parzialmente rifatta in corrispondenza dei danni subiti per questo cataclisma. Le cronache narrano pure di gravi danni subiti dalle chiese di Aquileia in quegli anni il Patriarcato era retto dal tedesco Voldarico I°.

A Padova, oltre alle altre distruzioni, venne rasa al suolo la prima Cattedrale che sorgeva probabilmente nell’area dell’attuale sagrato, e che venne costruita dopo l’Editto di Costantino (313); crollò pure la Basilica di Santa Giustina e l’Oratorio si S. Maria e Prosdocimo, fatto costruire da Opilone, prefetto del pretorio di Teodorico e frammenti di mosaici che la ornavano, sono conservati nel convento di Santa Giustina. In provincia si hanno notizie di distruzione del villaggio di Cervarese.

A Vicenza il campanile della chiesa di S. Felice e Fortunato venne distrutto per metà e ricostruito nel 1160 fino alla cella campanaria. A Verona, già colpita da una alluvione dell’Adige nell’inverno del 1116, si registrarono i danni più gravi. Cadde la cinta esterna dell’Arena (ne rimase solo l’ala formata attualmente da quattro archi), vennero distrutti i monasteri di San Nazzaro, Santo Stefano; la chiesa di Santa Maria Antica venne completamente distrutta e ricostruita. Il Duomo venne gravemente danneggiato e venne rifatto in stile romanico allungandolo ed allargandolo. In provincia di Verona venne distrutta la chiesa di Santa Maria Assunta a Montorio, a Bardolino la chiesa di San Severo, a Gazzo Veronese la chiesa di Santa Maria Maggiore.

In Emilia si segnala la distruzione dell’Abbazia di Nonantola dedicata a San Silvestro, come è riportato nell’incisione sull’architrave del Portale Maggiore della chiesa: SILVESTRI CELSI CECIDERUNT CULMINA TEMPLI/MILLE REDEMPTORIS LAPSI VERTIGINE SOLIS/ANNIS CENTENIS SEPTEM NEC NON QUOQUE DENIS/QUOD REFICIT MAGNOS CEPIT POST QUATOR ANNOS. (Dell’eccelso Silvestro caddero le sommità del Tempio trascorsi, nel volgere del sole, gli anni del Redentore Millecentodiciassette e si cominciò a ricostruirlo dopo quattro anni)

Il Duomo di Modena appena terminato, subì danni ma vennero prontamente riparati. Lo stesso Duomo di Parma, riedificato dopo la distruzione a causa di un incendio, venne danneggiato e quindi restaurato e modificato dopo il terremoto del 1117. In provincia di Parma, a Lesinano de Bagni, venne distrutta la chiesa del monastero vallombrosano di Badia Cavana e ricostruito in forme romaniche dopo il terremoto del 1117. In provincia di Piacenza venne completamente distrutto la Collegiata di Castell’Arquato venne quindi ricostruita e consacrata nel 1122. A Piacenza venne completamente distrutta la chiesa dedicata a Santa Giustina e al suo posto venne costruito l’attuale Duomo dedicato all’Assunta.

In Lombardia, a Milano viene riportata la notizia della distruzione di varie chiese e monumenti, compresa la ricostruzione ipotetica della chiesa di San Lorenzo, così pure la chiesa di Casorezzo, dove gli affreschi anteriori al 1100 si interrompono prima di una profonda fessura attribuita al sisma del 1117. A Brescia non si hanno notizie dirette di distruzioni, ma la Storia della Vita di San Costanzo, Santo contemplativo che si era ritirato sulle montagne di Conche, riferisce che ritornò a valle per lenire le sofferenze della popolazione colpita dal terremoto.

A Cremona le prime notizie del terremoto vengono riportate dal Vescovo Sicardo che racconta che dopo la distruzione del Duomo del 3 gennaio 1117, le reliquie di Sant’Imerio, protettore della Città, rimasero sotto le macerie fino al 1129 quando il Vescovo Oberto le ritrovò e, poste in un’urna le reliquie del Santo, riprese la costruzione della Cattedrale. Perché la ricostruzione della Cattedrale riprese così tardi? Forse perché le scosse di assestamento prima ed i successivi terremoti che si registrarono nel 1117 (12 gennaio, 4 giugno, 1 luglio, 1 ottobre e 30 dicembre) imposero un ripensamento con varianti da apportare al progetto originale. Alcuni dei poderosi pilastri della navata centrale in effetti racchiudono al loro interno le colonne polilobate della precedente Cattedrale che si alternavano per dimensioni con i pilastri veri e propri.

A Como le cronache riportano la notizia del terremoto e la distruzione del centro di Orsenigo; al suo posto ora sorge la chiesa romanica di Sant’Alessandro. A Pavia venne distrutta la Basilica di San Michele Arcangelo e di San Pietro in Ciel d’Oro. Nelle vicinanze del capoluogo, nella località Pomello, venne distrutta la Basilica paleocristiana da Santa Maria Maggiore. A Vercelli sicuramente venne danneggiato il Palazzo Vescovile e, in provincia, in località Caresana di Valsesia il terremoto distrusse chiese e palazzi, tanto che venti anni dopo, si parla di “borgo nuovo”. A Biella in località Salussola vengono distrutti chiese, abitazioni e le mura del borgo che vennero ricostruite nel 1374. Sulla sponda orientale del Lago Maggiore, sorgeva la Curtis de Stazona, identificabile forse con Angera, venne completamente distrutta. Altre notizie si possono rilevare in Germania e precisamente a Bamberga, dove il terremoto del 1117, oltre ad aver danneggiato la famosa Abbazia, fece crollare il Chiostro di San Michele, mentre ad Augusta (Augsburg) venne distrutto il villaggio di Heirenbuch. (l.s.)

https://it.wikipedia.org/wiki/Terremoto_di_Verona_del_1117

Terremoto di Verona del 1117.

Terremoto del 3 gennaio 1117
Data 3 gennaio 1117
Magnitudo momento 6,69 [1]
Epicentro Presso Isola della Scala
45°18′32.4″N11°01′22.8″ECoordinate45°18′32.4″N 11°01′22.8″E (Mappa)
Nazioni colpite  Italia
Intensità Mercalli > VII [= 6,1 Richter]
Vittime ~ 30.000 (ipotizzate)
Posizione dell’epicentro
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Il 3 gennaio 1117 il nord Italia fu colpito da un violento terremoto particolarmente distruttivo (oltre il VII grado della scala Mercalli, ma probabilmente i danni sono stati anche maggiori di un sisma di 7° Mercalli dato che è stato calcolato che il disastro ebbe un’intensità sulla magnitudo momento pari a 6,69[1][2] [= fra l’VIII e il IX della scala Mercalli]). L’epicentro della prima devastante scossa dovrebbe essersi localizzato nel veronese, ad Isola Della Scala, con la città capoluogo fortemente danneggiata. A Verona, infatti, cadde la recinzione esterna dell’Arena, lasciandone una porzione che fu poi danneggiata ulteriormente da un successivo terremoto (1183), creando l’attuale suggestiva forma dell’Arena con la sua “ala”. Quasi tutte le chiese, i monasteri e i monumenti furono distrutti o seriamente danneggiati, tanto da eliminare dalla città le testimonianze alto-medievali. Questo fatto, però, ha lasciato lo spazio per una forte diffusione del romanico, stile della ricostruzione.[3][4]

Il sisma si fece sentire in tutta l’alta Italia da Cividale a Pavia, nel pisano[5] e addirittura in Svizzera.[6] L’area di massima distruzione viene individuata in quella veronese, duramente colpite risultano anche: l’area tra il Lago di GardaPadova, quella tra Piacenza e l’Appennino Tosco-Emiliano e quella attorno a Pisa. I pesanti effetti del sisma si fecero sentire in tutta l’area medio-padana dal milanese al mare Adriatico. Da documentazioni del tempo sembrerebbe che il sisma fosse stato avvertito anche nei monasteri di Montecassino e di Reims in Francia.[7]

I danni, oltre che a Verona, si concentrarono a MilanoBergamoBresciaVicenzaVeneziaTrevisoPadovaModenaPaviaParma e Cremona e si ipotizzano almeno 30.000 morti[8]. Per darne le proporzioni si consideri che la popolazione italiana nel 1.100 era circa un decimo di quella attuale.[9] Danni furono gravi in tutta l’area, con la sparizione di monumenti che a volte non vennero mai ricostruiti. Il primo terremoto ebbe uno sciame sismico di oltre 40 giorni.

L’episodio del sisma è riportato dalla cronaca di Landolfo Iuniore, in cui si dice che le riunioni sinodali si svolgevano all’aperto[10], mentre moltissime sono le menzioni nelle cronache successive.

L’epicentro dei terremoti successivi a quello del 3 gennaio si spostò in Lombardia, dove si verificarono forti repliche per tutto il 1117: 12 gennaio, 4 giugno, 1º luglio, 1º ottobre e 30 dicembre[11].

Secondo alcuni autori gli epicentri principali in Pianura Padana furono due, uno nel Veronese e l’altro nel Cremonese. Fu quest’ultimo a causare il crollo della cattedrale di Cremona in costruzione ed i maggiori danni nelle città della Bassa[12].

La ricostruzione fu in quasi tutte le città rapida e frenetica e modificò, talvolta di molto, le piante urbane.

Note

  1. ^Dato registrato dalla Banca Ipermediale delle Vetrate Italiane – Consiglio Nazionale delle Ricerche
  2. ^Catalogo terremoti italiani Consultazione per finestre temporali – Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani
  3. ^Giovanni Solinas, Storia di Verona, Verona, Centro Rinascita, 1981, p. 244.
  4. ^http://www.ips.it/scuola/concorso/terremoti/home7.htm
  5. ^Emanuela Guidoboni ed Enzo Boschi, “I grandi terremoti medioevali in Italia”, in Le Scienze, 4/1991.
  6. ^Tratto da ips.it URL consultato l’8 dicembre 2007.
  7. ^Emanuela Guidoboni ed Enzo Boschi, “I grandi terremoti medioevali in Italia”, in Le Scienze, 249/1989.
  8. ^Terremoti storici del Veneto.
  9. ^Demografia italiana nel Medioevo (JPG), slideplayer.it.
  10. ^Landulphi Junioris sive de Sancto Paulo Historia Mediolanensis ab anno MXCV usque ad annum MCXXXVII, a cura di Carlo Castiglioni, in Rerum Italicarum Scriptores, V/3, Bologna, Zanichelli, 1934, p. 27.
  11. ^3 gennaio 1117, quando le acque del Po si sollevarono a forma di volta e il Duomo venne distrutto | Cremonaoggi.
  12. ^Paolo Galli, “I terremoti del gennaio 1117. Ipotesi di un epicentro nel cremonese”, in Italian Journal of Quaternary Sciences, 18(2), 2005, pp. 87-100.

Il terremoto del 1117 nella

Storia di Padova¯

di Sertorio Orsato

(pubblicata nel 1678)

Haveva il Cielo gli anni andati, con moltiplicati prodigij, avisata l’Italia, e la Lombardia [cioè l’Italia del Nord] in particolare, acciò ravedendosi dalla pertinacia di sì lungo errore, una volta si levasse dalla obbedienza dell’Imperatore[1], che tanto si mostrava nemico del Pontefice, e della Chiesa, e con quella, come era obligata, sentire [stare in accordo] dovesse, ma essendo sempre stati trascurati gli avisi celesti, con un tremendo castigo quest’anno fece intendere, ch’egli [Dio] doveva essere obbedito.

Li tre di Gennaro [1117] adunque si sentì così fiero terremoto, che non vi era ricordo ne gl’huomini, che la terra havesse date scosse maggiori. Gli argini del Po’, e dell’Adice si aprirono, e le acque di questi due fiumi si dilatarono [allagarono] per le campagne con importantissimi danni. In Verona, oltre agli altri incommodi [nocumenti], rovinò tutto il recinto dell’Anfiteatro, detto l’Ala. Moscardo Hist. di Verona lib. 6. In Cividale di Belluno[2] cadè una gran parte della mura verso Mezo giorno con due Torri. Piloni Hist. Civid. di Belluno lib. 2. In Trevigi [Treviso] precipitò quantità della muraglia, che lo cingeva, con pure due gran Torri, e molte case. Bonifacio Hist. Trivig. lib. 3. Ed in Padova, oltre le altre rovine di Case, e Torri, le Chiese Catedrale, e di Santa Giustina, restarono diroccate da fondamenti, e ridotte in una massa di grandi rovine, onde quel Monaco, che scrisse la invenzione [ritrovamento] di San Daniele, e che di tanto danno si fà testimonio di vista [fu testimone oculare], parlando della Chiesa di Santa Giustina, hebbe a dire. Basilicam nostro tempore vehemens terremotus quassatio funditus diruit; et aliam nos in locum eius, non bene consimilem substituere, coegit. Illa namque marmoreis suffulta columnis, et ex magna parte marmoreis tabulis ornata, et deaurata, Caelestium interius siderum radiabat ad instar[3], che la pietà de Vescovi, e de devoti così l’havevavo ornata, dopo che ella da gli Ongari spogliata, ed incendiata rimase.

Questo spaventoso infortunio [disgrazia], tutto che [nonostante che] havesse vivamente confusi li Padovani, la confusione tuttavia non hebbe tanto potere, che li deviasse dal procurare tosto [subito], con la restitutione [ricostruzione] delle case particolari [private], quella ancora delle due insigni Chiese, e come li Monaci, tutti applicati alla reparazione di Santa Giustina, facevano molto bene spicare [mostravano] il zelo, che nodrivano [nutrivano] del culto Divino, così punto non cedendo [in nulla essendo loro da meno] il Vescovo Pietro, quantunque per l’età quasi cadente, non permise, che la Catedrale molto giacesse sotto alle sue rovine sepolta, la onde ordinatane tantosto [subito] la reparazione, col Vescovo gareggiarono, in questa santa opera, li Canonici, e li Cittadini, acciò quanto prima si vedesse restituita [ricostruita][4].

Preghiere contro i terremoti

PREGHIERA ALLA MADONNA DEL TERREMOTO

di don Marco Belladelli

O beatissima Regina del cielo e della terra,

che mentre stavi sotto la croce di Gesù, tuo Figlio,

e la spada del dolore ti trapassava l’anima

per diventare la Madre di tutti i viventi,

hai sentito sotto i tuoi piedi tremare la terra,

soccorri i tuoi figli che gemono spaventati dal terremoto.

La terra rimbomba di un sordo boato,

attorno a noi crollano il presente e il passato

e le nostre anime smarrite si chiedono:

che cos’è l’uomo, perché Tu, o Signore, te ne ricordi?

Fatto a immagine e somiglianza di Dio e circondato di gloria,

eppure ha divorato come un figlio dissoluto i doni del Padre,

ha tradito l’Amore di Gesù, ha spento lo Spirito Santo,

fino a meritare il castigo di Dio.

O Madre Santissima, piena di Grazia e di Misericordia,

intercedi per noi presso tuo Figlio:

prendi le nostre mani e guidaci a Lui,

perché converta i nostri cuori e perdoni i nostri peccati.

Liberi dall’inquietudine e dalla disperazione,

seguiremo la via della salvezza e canteremo

in eterno con te le meraviglie di Dio.

Amen

La chiesa dell’immagine  è la piccola chiesa della Madonna del Terremoto in Mantova che fu edificata nel 1754 a ricordo della protezione data dalla Madonna in occasione del terremoto del 1693. Essa sorge in piazza Canossa una delle più caratteristiche piazze di Mantova.

Preghiera a Sant’Emidio Vescovo e Martire contro i terremoti

Festa il 5 Agosto

Veneratissimo Sant’Emidio

per quei miracoli con i quali, appena battezzato,

esaltaste la fede in Trèviri, in Milano e a Roma,

liberateci dal tremendo flagello dei terremoti !

Gloria al Padre…

Sant’Emidio pregate per noi !

 

Gloriosissimo Sant’Emidio,

per quei miracoli con i quali, appena ordinato Vescovo,

propagaste la Fede negli Abruzzi e nelle Marche,

liberateci dall’orrendo flagello della peste !

Gloria al Padre…

Sant’Emidio pregate per noi !

 

 

Potentissimo Sant’Emidio, nostro particolare protettore,

umilmente vi invochiamo.

Noi ringraziamo la SantissimaTrinità

che ha reso tanto glorioso in terra il vostro nome

e tanto efficace in Cielo la vostra intercessione.

Ricordatevi che, quando vi troncarono dal busto il capo,

voi lo portaste in mano fino all’oratorio del monte.

Per tutti i vostri trionfi ricevete tutti noi sotto il vostro patrocinio

e liberateci dai flagelli meritati con i nostri peccati

e specialmente dalla peste, dalla carestia e dai terremoti.

Otteneteci pure una breve e tranquilla agonia; e dateci la vostra fede, la vostra carità nell’ora della nostra morte. Amen.

Gloria al Padre…

Sant’Emidio pregate per noi !

 

Nota storica sul Santo

Il governatore Polimio, credendolo incarnazione del dio Esculapio, gli promise in matrimonio la figlia Polisia. Ma Emidio la convertì, suscitando l’ira di Polimio, che ordinò di decapitarlo. Avvenne allora l’ultimo miracolo del santo: raccolse il proprio capo, camminando fino al monte dove aveva costruito un oratorio e là morì. Era il 5 agosto 309.

Nel 1703 un violento terremoto colpì le Marche risparmiando Ascoli, protetta dal suo patrono.

Per riconoscenza, nel 1717 gli abitanti gli eressero una chiesa.

¯ Historia di Padova di Sertorio Orsato, Cavaliere del Serenissimo Senato [padovano]. Nello studio della Patria Proffessore delle Meteore. Parte prima, nella quale dalla sua fondazione fino l’anno di Christo MCLXXVIII si hà, con l’ordine de gli anni, quanto che di Sacro e di Profano si è di essa potuto trovare, consacrata alla Regia Maestà del Prencipe et inclito Collegio della Serenissima Republica di Venezia. In Padova MDCLXXVIII. Per Pietro Maria Frambotto. Con licenza de’ Superiori. Libro IV, Parte I, pp. 288-289.

[1] Enrico V, della Casa d Franconia, Imperatore del Sacro Romano Impero dal 1105 al 1122, proseguì la lotta per le investiture contro il Papato, già condotta da suo padre, Enrico IV. Per costringere il Papa Pasquale II e i Cardinali a incoronarlo, li trasse prigionieri (1111) con conseguente rivolta dei Principi sassoni prima e di altri poi. Nel 1116 fu solennemente scomunicato dall’Arcivescovo di Milano. La lotta contro il Papato terminò nel 1122, con il Concordato di Worms, con cui le prerogative spirituali dei Vescovi restavano di pertinenza del Papa, mentre l’investitura feudale competeva all’Imperatore.

[2] Belluno era anticamente chiamata Civitas Belluni o Cividadum, donde Cividale.

[3] Nel nostro tempo un violento scuotimento tellurico distrusse la basilica dalle sue fondamenta; e ci costrinse a riedificarne un’altra al suo posto, non molto simile a quella. Quella, infatti, sostenuta da colonne di marmo e per la maggior parte decorata di rilievi marmorei e dorata, irradiava a guisa di stelle celesti.

[4] Esattamente come il catastrofico Arcivescovo vaticanosecondista di Udine, il filo-comunista e ultraprogressista Monsignor Alfredo Battisti (1925-2012) originario della Bassa padovana, il quale proclamò, all’indomani del terremoto del Friuli del 6 maggio 1976, che l’ordine della ricostruzione doveva essere questo: “Prima le fabbriche, poi le case, poi le chiese“. Come a dire: prima i schèi, poi le nostre comodità, poi Dio. E di questa genialata gli ateoveneti e gli ateofriulani del nostro tempo menano vanto. [n.d.r.]