Soros contro Trumpdi Arturo Garcia

Il miliardario George Soros ha speso milionate di dollari per sostenere la Hillary Clinton nelle elezioni presidenziali e poter cosi’ continuare a dettare le politiche mondiali.  Non ha avuto fortuna e adesso cerca di recuperare la sua quota di potere con altri mezzi .

Ha ritardato di alcuni giorni ma, alla fine, l’onnipotente George Soros, e’ riapparso sulla scena. Risulta spiegabile questa pausa di silenzio del miliardario visto che ha speso una parte della sua fortuna per finanziare la campagna elettorale della Clinton che e’ pero’ terminata in modo inaspettato con  l’elezione di Donald Trump. Tuttavia il globalismo mondiale sembra avere un nuovo  piano e la riunione di vari personaggi dell’establishment, che si svolge a Washington in questi giorni, sembra avere per obiettivo quello di cercare mecenati e cercare di affondare l’attivita’ del nuovo presidente eletto.

Sembra chiaro che la vittoria di Trump ha segnato una battuta di arresto sui piani di Soros che contava su una elezione della Clinton per seguitare a sostenere le politiche sull’immigrazione di massa , la promozione dell’ideologia di genere, l’abolizione degli Stati nazionali,  la riforma sanitaria, ecc.. La Clinton era colei che avrebbe portato avanti questi programmi, quale candidata  dei globalisti e dell’establisment di potere.

In particolare il progetto principale di Soros, quello dell’abolizione delle sovranità degli Stati Nazione, progetto sostenuto in diverse conferenze pubbliche e che fu abbracciato dalla Clinton nel 2013. Durante una conferenza con banchieri brasiliani la candidata democratica aveva seguito il suo discorso abituale ed aveva affermato che il suo sogno era “un mercato comune emisferico con libero commercio e frontiere aperte”.

Di fatto, Soros è uno dei grandi promotori dell’immigrazione mussulmana nel territorio europeo e statunitense. In questo modo, secondo quanto rivelato dal “The Washington Times”, ha finanziato gruppi privati che aiutano i mussulmani ad entrare in Germania ed altre nazioni europee, così come lui stesso ha scritto, un anno fa, su un periodico australiano che “l’Europa dovrebbe ricevere un milione di rifugiati ogni anno per garantirsi il suo futuro”.
A metà di settembre, il magnate di origine ungherese ha approfittato del primo vertice delle Nazioni Unite sulle migrazioni per annunciare un investimento di 446 milioni di dollari sulla “crisi dei rifugiati”.

Il magnate, che ha finanziato anche il traffico dei feti abortiti, ha riconosciuto alcuni mesi fa di essere dietro i flussi migratori che durante l’ultimo anno e mezzo hanno alterato il panorama dell’Europa. L’obiettivo di Soros era passato come quello du utilizzare il settore privato per iniziare una campagna don “iniziative di impatto sociale e affari creati appositamente per rifugiati e migranti”. Cioè a dire consegnare una certa quantità di denaro ad ogni migrante che presenti un progetto di impresa “percorribile e solido”.
“Si pretende che questi investimenti abbiamo successo. Tuttavia il nostro obiettivo prioritario è quello di creare prodotti e servizi che davvero portino beneficio ai migranti e alla comunità di accoglienza”, ha proclamato Soros. Le sue dichiarazioni hanno preso di sorpresa alcuni investitori che hanno messo in questione quale sia il vero obiettivo del magnate con il suo piano economico.

L’ostacolo contro Trump

Alla riunione tenutasi in uno degli alberghi più esclusivi di Washington hanno partecipato alcune delle facce più conosciute ed importanti degli Stati Uniti, così come personaggi pubblici come Nancy Pelosi, leader della minoranza della Camera dei Rappresentanti degli USA, la senatrice Elizabeth Warren ed il copresidente del Comitato Progressista Keith Elllison. L’obiettivo non costituisce alcun segreto, è quello di mettere in moto un meccanismo per frenare il lavoro politico di Trump.

La strategia dei liberali e globalisti passa attraverso la preparazione di una “guerra di trincea” contro Trump già dal primo giorno. Alcune delle sessioni del vertice sono state dedicate a tracciare un piano per i sucessivi comizi elettorali, mentre che altri hanno l’obiettivo di sabotare il piano dei 100 giorni presentato da Trump. “E’ un assalto alle conquiste di Obama e alla nostra visione progressista per una nazione giusta e non lo possiamo permettere”, hanno sentenziato i componenti del vertice sorosiano.
Il nuovo piano elettorale passa per orientare l’elettorato verso “le minoranze e le donne” per inclinare la bilancia dal lato democratico. Le ultime voci parlano della possibilità che sia Michelle Obama la nuova candidata dell’establishment, ma la moglie dell’ancora presidente ha rifiutato per il momento di prendersi questa responsabilità.

Soros ritiene che Trump habbia vinto per “l’appoggio avuto dei bianchi e della classe lavoratrice” ed adesso Soros cerca di rovesciare il tavolo politico.

Critica a Soros

L’ombra della mano nera del magnate torna a svolazzare. Numerosi esperti nella politica statunitensi hanno segnalato  Soros come l’istigatore delle proteste nelle varie città statunitensi contro il presidente eletto. Gli episodi violenti si sono ripetuti, i manifestanti chiedevano anche di ” stuprare la Melania Trump”, i media internazionali, che da mesi allertavano circa” le cellule che avrebbero potuto operare agitazioni”, nel caso di una sconfitta di Trump, hanno mantenuto un conveniente silenzio.

Secondo l’opinione dell’economista ed analista politico Paul Craig Roberts, “i media occidentali mentono nel presentare le proteste come spontanee e sanno che le manifestazioni orchestrate da George Soros ed organizzazioni che sono schermo dell’oligarchia (le ONG) ed altri gruppi falsamente progressisti finanziati dal globalismo mondiale”.
“Soros utilizza  varie organizzazioni di sinistra e progressiste, tra quelle dietro cui si occultano le elites mondiali che dicono di essere a favore della democrazia, ma che in realtà stanno operando a favore dell’oligarchia”, afferma l’economista.

Occorre ricordare che MoveOn.org, una delle piattaforme che ha appoggiato la convocazione dei dimostranti, fu fondata nel 1998 in risposta al processo di ‘impeachment dell’allora presidente Bill Clinton, Curiosamente nella lista dei suoi principali finanziatori vi è una associazione collegata con Soros.

Fonte: La Gaceta.es

Traduzione: Luciano Lago