L’EDITORIALE DEL VENERDI

di Arai Daniele

5 maggio 1917: di fronte alle collVisualizzazione di milagre do sol.jpguvie di perversità e miserie montanti dei governi terreni, oggi al colmo, il Papa ebbe la provvidenziale intuizione di ricorrere all’intervento universale della Madre di Dio. Il 13 maggio la risposta arrivò a Fatima;  rimane tutt’oggi disattesa! 

Epistola  del papa Benedetto XV al cardinale Pietro Gasparri, segretario di stato affinché i vescovi di tutto il mondo aggiungano nelle Litanie lauretane l’invocazione . «Regin Pacis, ora pro nobis » il 27 aprile 1917

Signor Cardinale,

il 27 aprile 1915, con la Lettera diretta al rev. P. Crawley-Boevey, Noi estendemmo a tutti coloro i quali consacrassero la loro casa al Sacratissimo Cuore di Gesù, le Indulgenze due anni prima concesse per tale atto di pietà dal Nostro Predecessore Pio X, di venerata e santa memoria, alle famiglie della Repubblica Cilena. Ci arrideva allora, vivida e serena, la speranza che il Divin Redentore, chiamato a regnare visibilmente nei focolari domestici, vi diffondesse gl’infiniti tesori di mitezza e di umiltà del Suo Cuore amantissimo e preparasse tutti gli animi ad accogliere il paterno invito alla pace, che Ci proponevamo d’indirizzare nel Suo Augusto Nome ai popoli belligeranti ed ai loro Capi nel primo anniversario dello scoppio dell’attuale terribile guerra. L’ardore con cui le famiglie cristiane, ed anche i soldati dei varî eserciti combattenti, offrirono da quel giorno a Gesù l’omaggio di amorosa sudditanza tanto accetto al Suo Cuore Divino, accrebbe la Nostra speranza e Ci confortò a levare più alto il paterno grido di pace.

Indicammo allora ai popoli l’unica via per comporre — con onore e con beneficio di ciascuno di essi — i loro dissidi e, tracciando le basi su le quali dovrà posare, per essere duraturo, il futuro assetto degli Stati, li scongiurammo, in nome di Dio e dell’umanità, ad abbandonare i propositi di mutua distruzione e addivenire ad un giusto ed equo accordo.

Ma la Nostra voce affannosa, invocante la cessazione dell’immane conflitto, suicidio dell’Europa civile, quel giorno ed in appresso rimase inascoltata! Parve che salisse ancor più la fosca marea di odî dilagante tra le Nazioni belligeranti, e la guerra, travolgendo nel suo spaventevole turbine altri paesi, moltiplicò le rovine e le stragi.

Eppure, non venne meno la Nostra fiducia! Ella lo sa, Signor Cardinale, che ha vissuto e vive con Noi nell’ansiosa attesa della sospirata pace. Nell’inesprimibile strazio dell’animo Nostro e tra le lagrime amarissime, che versiamo sugli atroci dolori accumulati sopra i popoli combattenti da questa orribile procella, Noi amiamo sperare ormai non più lontano l’auspicato giorno, nel quale tutti gli uomini, figli del medesimo Padre Celeste, torneranno a considerarsi fratelli. Le sofferenze dei popoli, divenute presso che importabili, hanno reso più acuto e intenso il generale desiderio di pace. Faccia il Divin Redentore, nell’infinita bontà del Suo Cuore, che anche negli animi dei governanti prevalgano i consigli di mitezza, e che, conscii della propria responsabilità innanzi a Dio ed innanzi all’umanità, essi non resistano più oltre alla voce dei popoli invocante la pace!

A tal fine salga a Gesù, più frequente, umile e fiduciosa, specialmente nel mese dedicato al Suo Cuore Santissimo, la preghiera della misera umana famiglia e Ne implori la cessazione del terribile flagello. Si purifichi ciascuno più spesso nel salutare lavacro della sacramentale Confessione, e all’amantissimo Cuore di Gesù, congiunto al suo nella Santa Comunione, porga con affettuosa insistenza le sue suppliche. E poiché tutte le grazie, che l’Autore d’ogni bene si degna compartire ai poveri discendenti di Adamo, vengono, per amorevole consiglio della sua Divina Provvidenza, dispensate per le mani della Vergine Santissima, Noi vogliamo che alla Gran Madre di Dio in quest’ora tremenda più che mai si volga viva e fidente la domanda dei Suoi afflittissimi figli. Diamo, quindi, a Lei, Signor Cardinale, l’incarico di far conoscere a tutti i Vescovi del mondo il Nostro ardente desiderio che si ricorra al Cuore di Gesù, trono di grazie, e che a questo trono si ricorra per mezzo di Maria. Al quale scopo Noi ordiniamo che, a cominciare dal primo dì del prossimo mese di giugno, resti fissata nelle Litanie Lauretane l’invocazione « Regina pacis, ora pro nobis », che agli Ordinarii permettemmo di aggiungervi temporaneamente col Decreto della Sacra Congregazione degli Affari Ecclesiastici Straordinarii in data del 16 novembre 1915.

Si levi, pertanto, verso Maria, che è Madre di misericordia ed onnipotente per grazia, da ogni angolo della terra, nei tempi maestosi e nelle più piccole cappelle, dalle regge e dalle ricche magioni dei grandi come dai più poveri tugurî, ove alberghi un’anima fedele, dai campi e dai mari insanguinati, la pia, devota invocazione e porti a Lei l’angoscioso grido delle madri e delle spose, il gemito dei bimbi innocenti, il sospiro di tutti i cuori bennati: muova la Sua tenera e benignissima sollecitudine ad ottenere al mondo sconvolto la bramata pace e ricordi, poi, ai secoli venturi l’efficacia della Sua intercessione e la grandezza del beneficio da Lei compartitoci.

Con questa fiducia nel cuore, Noi imploriamo da Dio su tutti i popoli, che abbracciamo con eguale affetto, le più elette grazie ed impartiamo a Lei, Signor Cardinale, e a tutti i figli Nostri la Benedizione Apostolica.

Dal Vaticano, 5 maggio 1917.       BENEDICTUS PP. XV

      Benedetto XV: il Papa cui Maria rispose cent’anni fa!

Giacomo Della Chiesa, d’origine genovese, poteva vantare tra gli ascendenti paterni e materni alcuni pontefici e anche uomini di mare. Lavorò nella Segreteria di Stato, dove divenne Sostituto, dopo essere stato a Madrid come segretario del nunzio Rampolla.

Noto per la consonanza con gli orientamenti di questo importante prelato siciliano, cui rimase sempre legato, il suo orizzonte in carriera si ampliò non solo con l’accresciuta pratica diplomatica, ma anche grazie alle sue visioni internazionali.

Era in atto allora una politica diplomatica di nuovi equilibri ideata principalmente dal cardinale Rampolla. Essa operava affinché la S.  Sede, per preservare l’ordine cristiano in Europa, stabilisse legami con le nuove potenze liberali, specialmente con la Francia repubblicana e anticlericale, tralasciando la priorità delle alleanze “cattoliche”. Si trattava della politica che ha portato al rovinoso ralliement in Francia, suscitata dallo spirito di compromesso a oltranza, anche su questioni concernenti la religione, posizione già condannata dai Papi.

Per ralliement s’intende l’invito clericale ai cattolici francesi affinché collaborassero, in teoria con qualsiasi forma di governo, in pratica con quello repubblicano e anticlericale di fine Ottocento. Non poteva certo giovare alla Chiesa un piano desideroso proprio d’intese con quei poteri rivoluzionari che, accomunati da una radicale avversione verso Roma, volevano il totale isolamento della Sede cattolica.

Tale spirito conciliatore, che da sempre punta alla gestione degli opposti, e in extremis, del vero e del falso, è tipico della Massoneria. Sul fatto che il cardinale Mariano Rampolla, Segretario di Stato di Papa Leone XIII, sia stato o no massone si può discutere, meno sul fatto che lui abbia introdotto nella politica vaticana una tendenza di conciliazione diplomatica di fondo aperto al pensiero massonico.

Sta di fatto che lo stesso Francesco Giuseppe, Imperatore del Sacro Impero, pose il veto all’elezione papale di Rampolla nel conclave del 1903: a causa della politica o dell’appartenenza del Prelato a quella setta? L’elezione provvidenziale del cardinale Sarto al Soglio supremo, sancì la sconfitta di tale progetto e, con l’invio di Della Chiesa a Bologna nel 1907, cessò l’influenza rampolliana nella Segreteria di Stato, Papa San Pio X, di luminosissima memoria, prendeva decisioni davanti al Crocefisso, sacrificatoSi per fare la Volontà del Padre, cui si oppongono le politiche del mondo col culto dell’uomo.

Morto San Pio X e con l’elezione di Papa Benedetto XV, Della Chiesa, nel 1914, la politica del periodo leonino riprese l’idea dei ralliement dall’ora che deflagrò la Prima Guerra mondiale. Lo si vedrà nei rapporti vaticani con la Repubblica portoghese, rapporti che avevano l’indirizzo d’intese in più direzioni, aperte al futuro globalismo delle Nazioni unite.

Eletto al pontificato il 6 settembre 1914, Della Chiesa fu consapevole però che l’azione prettamente umana del Vaticano, in quell’ora tragica per l’umanità, non poteva che limitarsi a invocare la pace tra forze disposte al massacro senza pietà tra «cristiani» su tutti i fronti.

Non si potrà mai illustrare abbastanza l’orrore cui l’umanità andava incontro in quegli anni. Allora, infatti, fu perpetrato anche uno dei più spaventosi e censurati genocidi di massa della storia: fra il 1915 e il 1916 vi fu il genocidio armeno di almeno un milione e mezzo di cristiani armeni per mano dei Turchi,dell’Impero Ottomano che già aveva massacrato altre centinaia di migliaia negli anni precedenti.

La Santa Sede si appellò all’Europa che si dimostrò indifferente se non impotente a fermare quel genocidio, perché incapace di fermare il massacro dei propri figli, coinvolti nella grande guerra.

La prima carneficina, quella degli Armeni, iniziata attorno al 1913, cessò solo con la conversione forzata o la deportazione dei cristiani superstiti.

La seconda, in apparenza finita nel 1918, sarebbe reiniziata in modo ancora più cruento nel 1939 con la Seconda Guerra mondiale.

Il Papa conosceva i limiti della diplomazia in tali circostanze e sapeva che le vittime delle persecuzioni e della guerre si aspettavano di più dei soliti appelli irenici alla fraternità, esauriti dopo il primo fremito emotivo. Per tali catastrofi c’era urgente bisogno del coinvolgimento dei popoli nella preghiera per l’invocazione al Cielo.

A questo punto va considerato il dubbio che la mentalità razionalista dominante nel mondo si era introdotta nella stessa Chiesa.

È accertabile, infatti, che il pontificato di Benedetto XV ha operato sotto due opposte influenze: dello Spirito di pietà, rivolto ai disegni di Dio; dello spirito conciliatore, aperto ai compromessi diplomatici. Questo secondo spirito potrebbe aver prevalso nei «tempi di Fatima» fino a Pio XII?

      Lo Spirito di pietà che mosse Benedetto XV

Si vedrà che, infatti, il secondo finì per prevalere, nonostante il Papa, mosso dallo Spirito di pietà, abbia invocato l’intervento della Madre di Dio, Che rispose al suo appello apparendo a Fatima. Si può riconoscere questo Spirito principalmente nella devozione del Papa a Maria Mediatrice, intimamente legata ai disegni divini per quel momento storico. Su di esso il Papa ha scritto pagine sublimi.

Benedetto XV diceva (Discorso del 24.12.1915: “È pur troppo vero”, “Ella è l’aurora pacis rutilansfra le  tenebre del mondo sconvolto … Ella è Colei che, sempre intervenuta a scampo della gemente umanità nell’ora del pericolo, più celere precorrerà ora al nostro dimandare, Madre a tanti orfani, Avvocata in così tremenda rovina.

Ricordiamo qui specialmente la Lettera papale al Cardinale Gasparri del 5 maggio 1917, in cui chiedeva per gli ‘afflittissimi figli’ della ‘gran Madre di Dio’ la sua intercessione per la pace ‘in quest’ora tremenda’. Si presti attenzione a questi testi, importanti per riconoscere il modo d’intendere la Mediazione divina di Maria Santissima in quell’ora in cui imperversava sulla terra un’ondata di odio, come mai prima nella storia, “in così tremenda rovina… bisogna presupporre l’intervento di Colei che… sempre intervenuta a scampo della gemente umanità nell’ora del pericolo, più celere precorrerà ora al nostro dimandare…”.

Si può credere che il modo in cui Benedetto XV intendeva qui la Mediazione di Maria includesse un intervento miracoloso nella storia umana, com’era già avvenuto con Giovanna d’Arco nella storia della Francia? A questa luce si può percepire il dilemma del pontificato di Benedetto XV. Da un lato, il Papa, mosso dallo Spirito di pietà, credeva che l’intervento della Madre di Dio potesse cambiare la storia, ma dall’altro teneva la sua fiducia nell’intimo della propria coscienza, evitando che una “visione pietosa e miracolistica” potesse prevalere in questioni, su cui la rigorosa e ieratica teologia romana non si era ancora pronunciata.

Il noto mariologo P. Gabriele Roschini colloca la questione di fede: “È discusso se nella me0diazione mariana, oltre la causalità morale (quella d’ intercessione), sia da ammettere pure la causalità fisica strumentale [quella d’intervenzione?][1]. La questione, di enorme importanza in vista delle grandi apparizioni mariane dell’Ottocento, non riguardava forse in prima persona una decisione del Vicario di Gesù Cristo?

Abbiamo visto sopra i termini della supplica del Papa, affinché essa possa essere riconosciuta come causa decisiva delle Apparizioni e del Messaggio che ad essa rispose. Nell’ora tremenda della Prima Guerra Mondiale che versava fiumi di sangue e lacrime, Benedetto XV volle far ricorso al Cuore di Gesù, attraverso Sua Madre Addolorata, per ottenere la pace nel mondo. Lo fece con la lettera al Segretario di Stato, il cardinale Gasparri, impartendo istruzioni ai Vescovi affinché tutta la Chiesa implorasse l’aiuto nelle Litanie lauretane, con l’invocazione: – Regina Pacis, ora pro nobis! La lettera fu distribuita il 5 maggio 1917.

Otto giorni dopo, il 13 maggio, Maria apparve per la prima volta a Fatima, rispondendo all’invocazione del Papa con un messaggio di pace contenente avvisi, richieste e promesse svelando il sollecito soccorso materno venuto ad indicare la volontà di Dio per la nostra generazione, attraverso quella via per la pace e la salvezza di molti.

Nella prima Apparizione, il 13 maggio 1917, la Madonna apparve vestita di bianco e più brillante del sole: Sono venuta a chiedervi di venire qui per sei mesi successivi, il giorno tredici, a questa stessa ora. Poi vi dirò chi sono e cosa voglio. Quindi, tornerò qui di nuovo una settima voltaRecitate la Corona, tutti i giorni, per ottenere la pace nel mondo e la fine della guerra!”.

Il 13 luglio la Madonna ripeté: Voglio che veniate qui il 13 del mese prossimo, che continuiate a dire la Corona tutti i giorni alla Madonna del Rosario, per ottenere la pace del mondo e la fine della guerra, perché soltanto Lei vi potrà soccorrereContinuate a venire qui tutti i mesi. Ad ottobre dirò Chi sono, quel che voglio e farò un miracolo che tutti potranno vedere per credere.

Seguì il Messaggio già visto. A ottobre avvenne il Miracolo del sole, nel giorno e nell’ora annunciati: perché tutti potessero credere.

Riconobbe Benedetto XV la risposta della Madre di Dio? Proprio questo Papa aveva scritto “della gratitudine verso Dio e verso l’augusta Vergine, per essere intervenuta a scampo della gemente umanità nell’ora del pericolo … al nostro dimandare.

Alla luce dei fatti riguardanti Fatima, nel cui Messaggio è espressa la volontà divina, bisogna considerare sia quale doveva essere l’opera dell’autorità ecclesiastica secondo la fede, sia il ritardo nell’accogliere gli avvertimenti straordinari diretti al bene della Chiesa.

Le considerazioni devono partire dal momento in cui l’esistenza della domanda divina fu conosciuta dai ministri della Chiesa, cioè nello stesso 1917, durante il pontificato di Benedetto XV che, come si è visto, in un momento illuminato, rivolse, con tutta la Chiesa, un’invocazione per l’intervento del Cielo per la pace.

Una prima questione da chiarire riguarda il modo in cui l’Evento di Fatima, di cui oggi si riconosce l’importanza, è stato considerato dalla Chiesa nella sua dimensione di Segno divino.

La risposta a questa prima questione è già in parte nello stupore che provoca. A tutt’oggi al mondo cattolico non è stato prospettato lo straordinario rapporto tra la data dell’invocazione di aiuto del Papa per la pace del 5 maggio e la sollecita risposta di Maria del 13 maggio che indicava le cause delle guerre, il loro corso futuro e la soluzione per i disordini del mondo attraverso una richiesta del tutto conforme alla pietà della Chiesa.

Avrebbe Dio dato tramite l’Immacolata un segno della Sua volontà per aiutare la Cristianità in pericolo? Il fatto che esso abbia preceduto di pochi giorni il momento decisivo della Rivoluzione russa, che cambiò il mondo, induce a crederlo. Dato, però, il silenzio di Roma su tal evento, si può dedurre le difficoltà d’aspetto religioso perfino per vagliare quel Segno.

Durante il pontificato, durato fino al 1922, c’era stato tempo per verificare l’autenticità delle Apparizioni di Fatima, ma questa procedura non è stata nemmeno iniziata.

A prima vista può sembrare che vi sia qui una difficoltà d’ordine cronologico, poiché le richieste furono definite solo anni più tardi: quella per la comunione riparatrice dei cinque primi sabati nel 1925 e quella per la consacrazione della Russia da parte del Papa insieme a tutti i Vescovi del mondo, solo nel 1929. Tali richieste erano, però, conseguenti al riconoscimento dell’intervento straordinario di Fatima nel 1917, proprio alla vigilia di quella tremenda rivoluzione di odio comunista in Russia cui si riferiva la richiesta di consacrazione all’amore del Cuore Immacolato di Maria.

Se la richiesta aveva la finalità di placare quell’odio, non veniva per essere riconosciuta e compiuta nel momento terribile del suo inizio? Tale difficoltà a capirlo fa sapere quanto un certo pensiero naturalista, diffuso insieme alle trame massoniche del mondo, avesse fatto breccia nel mondo clericale per offuscare la visione spirituale perfino dei capi della Chiesa.

Come mai il Papa, beneficiato da un Segno divino per sostenere e saldare la sua fede non lo riconosceva? E qui il riferimento è a un minimo d’interesse per l’Evento di Fatima. Che senso ha per un papa rappresentare Gesù Cristo, ma non essere capace di provare a riconoscere un segno del Suo disegno d’aiuto per la Chiesa del suo tempo tremendamente tribolato? O si preferisce far cadere il dubbio sul potere divino dell’intervento miracolo di Fatima? Potrebbe la mancata visione spirituale dei responsabili delle procedure investigatrici della Chiesa rimanere senza conseguenze? O, al contrario, indicare nel suo esito futuro, ancora condizionale allora, ossia l’eliminazione dell’autorità del Papato per un tempo, la ragione della profezia di Fatima, “più chiara nel 1960”? In altre parole, perché l’avviso profetico fu ignorato, sarebbe avvenuto quel che la visione simbolica sul pastore colpito rispecchiò?

Non è forse questo il fatto centrale della terza parte del «Segreto» e la ragione per cui, essendo condizionale, doveva restare segreta? Ecco il dubbio che segna profondamente il pontificato diplomatico di Papa Della Chiesa, anche nella sua visione politica, in cui si manifestava l’influenza invisibile della mentalità propria alla Massoneria.

“Strano a dirsi, nessun documento del suo magistero ha un pur minimo accenno antimassonico. È un caso unico nella storia moderna della Chiesa… Uno storico ben informato su queste oscure vicende, Gianni Vannoni, autore di vari studi sull’ argomento, ha spiegato lo strano silenzio del Pontefice proprio con i potenti influssi del Segretario di Stato Gasparri, anch’egli, come Rampolla, in odore di Loggia” (Il Sabato, A. Socci, 27.10.90, p. 57).

Tali influssi massonici possono spiegare la strana resistenza di Benedetto XV a riconoscere l’intervento del soprannaturale nel mondo naturale. Essi si sono manifestati nella stessa Chiesa attraverso le speculazioni teologiche negative, da parte dei modernisti, riguardo la definizione della Mediazione di Maria.

Benedetto XV promosse Angelo Roncalli, l’ipocrita e furbo modernista e filo massone la cui carriera clericale lo portò all’elezione al Seggio supremo, da dove poté censurare Fatima e iniziare la sciagurata mutazione ecclesiale massonica e ecumenista che viviamo.

[1] Dizionario di Mariologia, Studium, Roma, 1961, p. 349; EC, v. XIII, p. 576.