Immigrazione e ONG: eccesso di umanitarismo o altro?

Adesso è  un’autentica bufera, di cui, oltre agli scatenati mass-media, si occupano con allarmata urgenza il Consiglio dei Ministri  e il Consiglio Superiore della Magistratura, ma fino a ieri il buonismo istituzionale, laico ed ecclesiastico, aveva silenziato ogni cosa, nonostante che il Procuratore della Repubblica di Catania, Carmelo Zuccaro, ora accusato  di parlare troppo e autorevolmente invitato ad esprimersi non con  opinioni, ma con atti giudiziari, avvisi di garanzia e capi d’imputazione, avesse già dato notizia in sede ufficiale di quanto stava emergendo dalle indagini dell’ufficio di cui è a capo, e che ad analoghe indagini stessero provvedendo almeno altre due Procure: Palermo e Cagliari.

In realtà una parte della notizia era stata data anche da Luca Donadel, un giovane ricercatore, che,  utilizzando Marine Traffic in grado di mostrare quasi in tempo reale le posizioni dei mezzi naviganti attraverso i dati provenienti  dal sistema di tracciamento AIS  in uso sulle navi, aveva dimostrato l’infondatezza delle notizie  che collocano nel  Canale di Sicilia la quasi totalità dei viaggi dei migranti,  del loro salvataggio e della loro morte.  Al contrario i percorsi evidenziati da  Marine Traffic provano  come  le navi di molte  Organizzazioni non governative (il ricercatore ha fornito il nome di alcuni  battelli)  non navighino quasi mai in questo Canale, ma vadano invece a raccogliere  i migranti molto più a sud-est, a ridosso delle coste libiche,  per portarli  verso qualche porto italiano mentre  la legge del mare prescrive di sbarcare i naufraghi  nel porto sicuro più vicino, nel caso quelli tunisini e non i siciliani distanti oltre 200 miglia marine (il pretesto è che i primi non sarebbero sicuri, ma l’affermazione  contrasta con la vulgata corrente sulla Tunisia,  ritenuta l’unica democrazia uscita dalle primavere arabe). Notizie non in grado di interessare mass-media che hanno dimostrato una singolare indifferenza perfino per quelle, solitamente divulgate con grande clamore anche quando non si potrebbe,  provenienti dal mondo della magistratura  inquirente finché a rompere il silenzio non è intervenuto  il blog di Beppe Grillo con un post intitolato “Più di 8mila sbarchi, Il ruolo oscuro delle Ong“, nel quale si parla “di circa una dozzina di ONG tedesche, francesi, spagnole, olandesi, e molte di queste battono bandiere panamensi o altre “bandiere ombra”. Se ne starebbero “parcheggiate” a Malta, per poi avvicinarsi a poche miglia dalle coste libiche, e sempre nella stessa area molto circoscritta in prossimità di Tripoli. Caricano i migranti -salpati su   gommoncini economici adatti a percorrere quelle poche miglia – e poi li consegnano ai porti italiani prima di ritornare alla loro base maltese“. Nel post si pone anche la domanda chi siano i finanziatori  di queste Ong: “se si pensa che l’operazione Mare Nostrum ci costava 10 milioni di euro al mese possiamo immaginare quanto sia alta la spesa di queste organizzazioni, in grado di armare navi da milioni di euro e persino di servirsi di droni. Da dove arrivano questi soldi? In base a quale accordo queste Ong se ne stanno a ridosso delle coste libiche per fare il pieno di migranti e portarli in Italia? Con chi si relazionano in Libia?”.    

Dal momento che il M5S è al centro della competizione politica e molti sondaggi lo designano come primo partito alle prossime elezioni politiche  il messaggio lanciato da Grillo, poi ripreso e implementato  da altri esponenti grillini  (Luigi Di Maio vi ha aggiunto l’attacco alla “schiera di ipocriti che ha sempre finto di non vedere il business dell’immigrazione“) non poteva essere ignorato. Più sollecita dei concorrenti dell’informazione, la Stampa di domenica 22 aprile  ha dedicato, sotto il titolo “Contatti diretti  tra alcune ong e criminali libici”, l’articolo di fondo,  una corrispondenza da Catania  e due intere paginate  alle “indagini condotte dalla Procura della Repubblica di Catania su possibili legami fra i network criminali ed alcune  organizzazioni non governative”. Immediate la reazione sia del mondo politico di governo,  sia delle stesse Ong, incluse quelle indicate come certamente estranee al fenomeno sotto indagine, sia da alcuni esponenti del mondo cattolico come mons. Giuseppe Perego, direttore della fondazione Migrantes della Cei e Don Vinicio Albanesi, presidente della Comunità di Capodarco. Per il primo “in attesa riscontri che al momento non ci sono“, le accuse alle Ong sono “una visione ipocrita e vergognosa di chi non vuole salvare in mare persone in fuga e di chi non vuole fare canali umanitari attraverso i quali le persone potrebbero arrivare in sicurezza”. Il secondo va oltre:  “poiché” dice  “non è possibile affermare “lasciateli affogare”, si aggira l’ostacolo mettendo in dubbio la correttezza delle ong impegnate nei salvataggi. Si insinua che possa esserci correità tra le ong e gli scafisti. Un dubbio raffinato quanto infame. I destinatari del messaggio non sono – come potrebbe sembrare – le ong, ma coloro che sono convinti di non avere alcun dovere nei confronti di rifugiati: è diventato un comune sentire in tempi di crisi e di rabbia” per concludere apoditticamente “le ong che operano nel mare sono fuori da ogni collusione e correità con i mercenari”. A parte l’ipse dixit, parole imprudenti da parte di entrambi (e di altri  schierati sullo stesso fronte). Difatti, se può essere vero  che Grillo e Di Maio  sono mossi anche dall’intento di trovare voti, questo intento era certamente estraneo al direttore esecutivo dell’Agenzia europea Frontex, Fabrice Leggeri, quando  il 12 aprile ha riferito ai senatori della Commissione Difesa  che l’Agenzia ha  i nomi (riservati all’autorità giudiziaria) delle Ong che intrattengono rapporti telefonici diretti con gli scafisti. Ancor più significative, inquietanti e difficilmente contestabili le dichiarazioni del Procuratore Carmelo Zuccaro, riportate dalla Stampa: “Su Ong come  Medici senza frontiere e  Save the Children davvero c’è poco da dire. Discorso diverso per altre, come la maltese Moas o come le tedesche, che sono la  maggior parte”. E ancora: “Abbiamo evidenze che tra alcune  Ong e i trafficati di uomini che stanno in Libia ci sono contatti diretti. Non sappiamo ancora se e come utilizzare processualmente queste informazioni, ma siamo abbastanza certi di ciò che diciamo: telefonate che partono dalla Libia verso alcune Ong, fari che illuminano la rotta verso le navi di queste organizzazioni, navi che all’improvviso staccano i trasponder sono fatti accertati”. Affermazioni perentorie poi ribadite in un intervento ad Agorà (il programma di Rai Tre), dove il Procuratore ha precisato di “sapere di contatti”, ovviamente delle Ong,  connessi ad  “un  traffico che oggi sta fruttando quanto quello della droga“, aggiungendo: “forse la cosa potrebbe essere ancora più inquietante, si perseguono da parte di alcune Ong finalità diverse: destabilizzare l’economia italiana per trarne dei vantaggi”. Senza dubbio – come ha precisato – non ancora prove sufficienti per promuovere azioni penali,  ma  comunque “fatti accertati”,  forse insufficienti per mons. Perego e don Albanesi, ma, fortunatamente, non per l’Osservatore  Romano, che ha raddrizzato il  tiro scrivendo: “Non bastano gli orrori della guerra, gli stenti di fughe interminabili, i rischi del mare aperto, lo sfruttamento economico e sessuale. Sulla pelle dei migranti sta emergendo un ennesimo scandalo: il sospetto, che purtroppo non sembra totalmente privo di fondamento, di una manipolazione a fini economici e politici anche delle operazioni di salvataggio“, e conclude:  “la paura che venga meno lo sforzo generoso di molti per il salvataggio dei migranti non deve portare a semplificare il problema negandone l’esistenza“. Una conclusione corretta (del resto un politico come Renzi, evidentemente più prudente di mons. Perego,  pur attaccando i Cinque Stelle,  ha riconosciuto  che “il problema esiste”) che giustifica le domande che, “leggendo queste notizie”, si è posto Luigi Di Maio: “chi ci mette i soldi? Quanti? E perché? Chi paga questi Taxi?”.

Domande fondamentali, perché verosimilmente dipende dalle risposte  se le ipotesi investigative si trasformeranno  in concrete ipotesi di reato e nell’esercizio di azioni  penali. L’ipotesi privilegiata dal Procuratore  capo di Catania, secondo il quale – riferisce la Stampa –  “segnali in questo senso sono stati raccolti” – è che i finanziamenti provengono dagli stessi network criminali, cioè gli scafisti e chi li organizza. Senza dubbio la raccolta di un adeguato materiale probatorio non sarà facile. Tutte le Ong, quelle oggetto di indagine e quelle “storiche” e insospettabili, vivono di finanziamenti  privati,  ma  difficilmente nei loro registri  si troveranno  nomi  dal suono equivoco, ma solo quelli di comuni cittadini, di banche e fondazioni bancarie (Giuseppe Guzzetti, presidente dell’Associazione delle fondazioni bancarie e delle casse di risparmio -Acri-,  si è affrettato a confermare l’impegno “a sostegno delle Ong che operano nel Mediterraneo e che salvano ogni giorno vite umane”) e di noti benefattori  al di sopra di ogni sospetto come il finanziere internazionale George Soros,   che non fa mistero, tutt’altro, del suo  impegno umanitario e viene citato dal Procuratore Zuccaro  quale finanziatore di due Ong storiche, indicate come totalmente  estranee alle indagini, e di una, più recente, messa invece sotto osservazione.

   E’ evidente che l’individuazione  di tutti i veri  finanziatori consentirà  anche di  accertare i veri scopi perseguiti dalle Ong oggetto di attenzioni investigative: il generoso desiderio  di prestare assistenza a uomini in fuga dalla guerra o dalla miseria (un desiderio che  ad ogni buon conto potrebbe giustificare   la presenza  di ignari volontari operanti  a bordo di navi altrimenti motivate), la destabilizzazione dell’economia italiana (e magari – perché no? – dell’Europa) o, più semplicemente, il lucro, la partecipazione ai proventi di un traffico che rende miliardi. Come sempre, Mammona.

Di Francesco Mario Agnoli

Fonte: Arianna editrice