Una bomba di chiodi che uccide 19 ragazzini a un concerto alza il livello dello scontro: perché è dura resistere all’odio, quando ci va di mezzo l’innocenza di ragazzini e ragazzine. Perché è dura evitare che la paura del diverso s’impossessi di loro. Forse hanno trovato il nostro punto debole

Quando sui giornali vedremo i volti di chi è morto, le loro facce ancora bambine, la loro innocenza, sarà un attimo sovrapporle a quelle dei nostri figli e dei nostri nipoti. Quando vedremo chi ha ucciso, sarà un attimo farne l’archetipo dello straniero, dell’invasore, del nemico

Oggi sarà dura. La morte di diciannove adolescenti per mano (stando alle prime ricostruzioni) di un kamikaze con una bomba di chiodi sulle spalle al concerto di Ariana Grande a Manchester – sperando che il conto non aumenti – non saranno la stessa cosa. Quando sui giornali vedremo i volti di chi è morto, le loro facce ancora bambine, la loro innocenza, sarà un attimo sovrapporle a quelle dei nostri figli e dei nostri nipoti. Quando vedremo chi ha ucciso sarà un attimo farne l’archetipo dello straniero, dell’invasore, del nemico. A poche settimane dalle elezioni del 9 giugno, per di più. Il nostro istinto di protezione farà il resto. E non è solo questione di qualche concerto in meno e di qualche metal detector in più: trasferiremo il nostro terrore a una generazione, insegneremo loro a vivere nella paura. Offriremo loro un nemico.

Ce la faremo a resistere, a non cedere all’ira contro chi già sta celebrando la morte di diciannove ragazzine, a non scendere sul terreno di chi vuole innescare una guerra etnica e religiosa nelle nostre città e che- oggi ne abbiamo maggior contezza – è disposto a tutto pur di riuscire nel suo obiettivo? Da ieri sera, è un po’ più difficile. Hanno trovato il nostro punto debole. Oggi hanno vinto loro.

Fonte: http://www.linkiesta.it/it/article/2017/05/23/strage-di-teenager-a-manchester-ha-vinto-il-terrore/34349/