L’EDITORIALE DEL VENERDI

di Arai Daniele

L‘incendio nella zoimagena di Pedrógão Grande sarà ricordato come uno dei più letali mai registrato in Portogallo.
In Pedrógão Grande, quartiere della città di Leiria, infuriò nella sera di Sabato 17 giugno un incendio di enormi dimensioni.
L’incendio ha avuto origine in un terreno boschivo causato da una serie di fulmini a secco, un fenomeno raro e poco prevedibile.
Così è stato appurato dalle autorità e reso pubblico dallo stesso primo ministro Antonio Costa. Costui ha classificato la tragedia umana come una delle più terribili della storia portoghese.
È bene ricordare che il Portogallo odierno è retto da un governo socialista minoritario aperto ad ogni sperimento immorale perché a sostenerlo sono i comunisti e il blocco di sinistra, nemici di ogni idea di austeritá per sanare l’enorme debito pubblico. Questo è detto perché la politica in atto è quella degli imbonitori di fronte a qualsiasi male evidente. Dal presidente della Repubblica, il social democratico Marcelo Rebelo de Souza ad ogni ministro, la consegna è l’ottimismo ad oltranza, per mettere i mali sotto il tappetto, ma qui c’è poco da mentire, il Paese è il più esposto agli icendi dell’Europa, con 50 % del totale, una enormità, che fa considerarlo un vero barile di polvere pronto ad esplodere.

Il primo avviso dell’attuale cattastrofe è stato dato circa alle 15 ore. Ma già avendo allora registrato diversi morti.
Il fuoco continuò a diffondersi nelle aree limitrofi e si è arrivati a stimare un fronte del fuoco di 58 km, motivo per cui, con le alte temperature locali che hanno raggiunto 43º C, insieme al forte vento, la situazione si è resa drammatica rendendo l’azione dei vigili del fuoco davvero impossibile.
Pertanto, tutto lo sforzo è stato principalmente concentrato nell’evacuare le zone popolate minacciate dalle fiamme; niente meno di 40 villaggi evacuati.
Dopo aver constatato la morte di 64 persone, molte delle quali sorprese con i loro veicoli su strade circondate da un incendio sorto quasi d’improvviso su entrambi i lati della strada, lo sforzo passò ad essere salvare vite umane da un’ondata di fuoco mostruosa che due giorni dopo era ancora in fase di vasta espansione. Il numero di feriti superava i duecento.
Per avere un’idea della virulenza del fuoco, da alcuni mezzi aerei utilizzati per combattere le fiamme, si ebbe notizia che tra il calore dell’atmosfera e dell’acqua da scaricare, il riscaldamento faceva che, prima d’arrivare al suolo quest’acqua evaporava spesso quasi completamente, rendendo inutili tali voli.
Questo disastro colossale richiede molte preghiere per le popolazioni colpite nella Diocesi di Leiria, che è quella anche di Fatima. In essa, un mese prima, c’è stata la grande festa per il ricevimento «benedicente» di Bergoglio.
Che il cielo presto possa inviare il beneficio di un lavacro provvisto dalla pioggia venuta dall’Alto.
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