Massa, cimici nelle auto dei carabinieri accusati di abusi e violenze in casermaCimici sulle auto di servizio dei carabinieri della Lunigiana finiti sotto inchiesta per una serie interminabile di reati. Uno di loro è in carcere, tre sono agli arresti domiciliari e quattro hanno il divieto di dimora nella provincia di Massa Carrara. Tra questi ultimi un maresciallo, sospeso dal servizio perchè aveva anche funzioni di comando. “Si, abbiamo utilizzato anche le intercettazioni ambientali e telefoniche e sono emerse tante situazioni di illegalità”: conferma il procuratore Aldo Giubilaro titolare dell’indagine assieme al sostituto Alessia Iacopini.

I reati contestati a vario titolo sono lesioni, falso in atto pubblico, sequestro di persona, violenza sensuale.
Il gip De Mattia che ha firmato l’ordinanza di misure cautelari ha accolto le richieste della procura contestando ben 104 capi di imputazioni. C’è anche caso di un clochard caricato a forza sull’auto di servizio e colpito con un manganello. Poi altri pestaggi in caserma dove, sempre secondo le accuse, venivano falsificati i verbali. Sei carabinieri erano in servizio alla stazione di Aulla, due ad Albiano Magra, tutti in provincia di Massa Carrara.


“Mi auguro che i carabinieri delle stazioni di Aulla e Albiano Magra finiti sotto indagine possano provare la propria estraneità e la loro innocenza. Conoscendo gli indagati sono convinto che questa brutta faccenda si risolverà per il meglio”. Così, in una nota, commenta la vicenda il senatore di Ala Lucio Barani
“Non vorrei che questa storia – aggiunge – potesse scaturire da un contrasto tra gli addetti alla pubblica sicurezza e non va dimenticato che le forze dell’ordine, chiamati al delicato compito di salvaguardare la pubblica sicurezza e incolumità, si trovano spesso in situazioni limite nelle quali, beninteso, vanno sempre rispettati e garantiti i principi costituzionali e i diritti di chiunque”.

La vicenda
Otto carabinieri sono stati raggiunti da misure cautelari in un’indagine su abusi e violenze in caserme della Lunigiana, in provincia di Massa Carrara. Quattro i militari arrestati: uno in carcere e gli altri ai domiciliari. Decine gli episodi di violenza contestati, in particolare pestaggi.  “Violenze – ha detto il procuratore capo Aldo Giubilaro – sistematiche e metodiche”.
Per altri 4 invece scattato il divieto di dimora e per un altro la sospensione dal servizio. Stanno lavorando ‘a scartamento ridotto’, praticamente decimate, le stazioni dei carabinieri della stazione di Aulla, che ha tutto il personale indagato, una ventina di carabinieri. Il maresciallo comandante di stazione è stato sospeso dal servizio e da stasera a mezzanotte deve allontanarsi dalla provincia. Inoltre, un brigadiere di Aulla è stato arrestato in carcere e altri cinque militari della stessa stazione, con vari gradi, sono stati colpiti o dagli arresti domiciliari (sono tre) o, come il loro comandante, dal divieto di dimora (altri due). L’ottava misura cautelare, un altro divieto di dimora nella provincia apuana, è scattata per un militare della stazione di Albiano Magra

Una svolta importante dunque nell’inchiesta della procura di Massa Carrara che ormai da mesi, sulla base della denuncia di un italiano risalente all’estate 2016 , indaga su una serie di presunti abusi e illegalità, commesse da appartenenti all’Arma in servizio presso le caserme della bassa Lunigiana. Le accuse nei confronti degli arrestati sono quelle di falso e lesioni. Le misure cautelari disposte dal gip nei loro confronti sono state richieste dal procuratore capo Aldo Giubilaro e dal sostituto procuratore Alessia Iacopini, che coordinano le indagini condotte da altri carabinieri e dalla forestale. A marzo, durante l’indagine, vennero perquisite le caserme di Aulla e Pontremoli. “Sembrerebbe trattarsi, purtroppo, di una condotta diffusa, sia in caserma che fuori” spiega il procuratore Giubilaro.

Secondo quanto ricostruito, le accuse di lesioni e falso nei confronti dei carabinieri farebbero riferimento in particolare a dei pestaggi, tra cui uno ai danni di un cittadino extracomunitario, presunto spacciatore. L’uomo, cittadino marocchino, venne portato in caserma in Lunigiana nel corso di un’attività di controllo antidroga. Secondo l’ipotesi accusatoria, in quell’occasione alcuni militari – quattro, disse il fermato – lo avrebbero colpito ripetutamente, facendolo finire in ospedale. Quindi i militari avrebbero falsificato i verbali relativi a quell’episodio. Sempre secondo l’accusa, non si sarebbe trattato di un episodio isolato: il gruppetto di carabinieri si sarebbe accanito su più persone, sia italiane che extracomunitarie. “Erano metodici, sistematici” sottolinea ancora Giubilaro. Al vaglio degli inquirenti vi sono infatti altri episodi poco chiari – quasi un centinaio – i cui

relativi verbali stilati dai carabinieri sono già stati sequestrati nei mesi scorsi. Uno riguarderebbe una prostituta che, portata in caserma, avrebbe subìto abusi sessuali. Sotto la lente della procura anche alcune presunte ‘sparizioni’ di droga sequestrata.  Tra gli indagati ci sono un maresciallo, un brigadiere, alcuni appuntati e militari semplici.