Per Tosi l’eventuale appoggio dei Dem alla sua candidata è «naturale». Politicamente, sì. Sul piano amministrativo, no

«Naturale», l’ha definito. L’ex sindaco di Verona Flavio Tosi considera così il possibile appoggio del Partito Democratico della sua città alla candidata (e fidanzata) Patrizia Bisinella, nel ballottaggio del prossimo 25 giugno contro Federico Sboarina (Lega, Forza Italia e la civica Battiti). Il furbo – ma non astuto – marpione della politica scaligera vuole passare a raccogliere i frutti di due annate abbondanti di sostegni, apprezzamenti e strizzate d’occhio ad un Matteo (Renzi) per un verso, e di feroce polemica pressocché quotidiana contro l’altro Matteo (Salvini), per un altro. Su un piano politico, di puro posizionamento sullo scacchiere, la strategia ci sta: se fai campagna attiva a favore della riforma Renzi della Costituzione, se la tua pattuglia di parlamentari ha votato assieme alla maggioranza di centrosinistra, se te la intendi con gli alleati centristi del Pd (benchè quest’ultimo, di recente, abbia avuto un importante scazzo con il Nuovo Centro Destra di Alfano a proposito della legge elettorale, e tuttavia naufragata questa l’incidente pare ricomporsi), se ti proponi come un moderato agli antipodi del “populismo” leghista e di destra, sei anche autorizzato a ritenere fisiologico che il partito che maggiormente ha beneficiato della tua linea politica possa e debba ricambiare.

Se fossero elezioni politiche, però. Ma si dà il caso che si stia parlando di secondo turno di un’elezione amministrativa per eleggere il nuovo sindaco e il nuovo consiglio comunale del capoluogo scaligero. Giusto per ricordare l’abc, la differenza fondamentale fra le due è che nelle prime contano più l’appartenenza o l’opinione o l’interesse, nelle seconde tutte queste più, e soprattutto, il giudizio su come è stata amministrata la città e la fiducia alle proposte su come verrà amministrata in futuro. Lo stato dei marciapiedi e del traffico assieme alla considerazione sul singolo candidato, che localmente è in genere più o meno conosciuto, fanno aggio sul marchio di partito e sui grandi temi e battaglie nazionali. Di qui il successo delle liste civiche, o meglio di quell’abile espediente di supportare l’aspirante sindaco con elenchi di personalità acchiappa-voti nei quartieri o nei microcosmi sociali, spesso riciclando persone provenienti dai partiti, o comunque in servizio ausiliario rispetto a questi ultimi, mediamente arretranti e boccheggianti (col paradosso che chi, a Verona, aveva messo in piedi una civica pura, come Michele Croce, nonostante un lungo lavoro di capillare semina e battitura è stato “ripagato” dai cittadini con un deludentissimo 5%, che adesso, per coerenza anti-tosiana, potrebbe andare in dote agli sboariniani partiti di centrodestra).

Ora, Tosi è così sicuro che gli elettori veronesi del Pd che hanno votato Orietta Salemi siano disponibili a passare di peso a votare la Bisinella, come se nulla fosse? Come, cioè, se questi dieci anni di opposizione del Pd alla sua giunta non fossero esistiti, cancellati in nome del filo-renzismo dell’ultimo periodo? Vero è che il ceto dirigente del partito renziano in riva all’Adige è stato più volte messo in imbarazzo da accuse e sospetti di lotta un po’ troppo morbida nei confronti di Flavio il neo-democristiano – e bene fa il segretario Alessio Albertini (in foto con la Salemi) a rassegnare le proprie dimissioni, dopo questa debacle. Ma la “base”, il popolo che bene o male ancora c’è ed è fatto da individui ognuno con la propria testa pensante, non è detto che difetti di memoria tutt’a un tratto. Non è sicuro che gli vada a genio buttare anni e anni di contrarietà, incazzature e proteste contro l’amministrazione che ha combattuto o che ha comunque subìto. A meno che, naturalmente per usare la terminologia tosiana, non venga pompato a dovere il meccanismo, psicologico prima che politico, del “fronte di salvezza” contro il Nemico: meglio la Bisinella, cioè meglio la continuità con Tosi, che vedere assiso a Palazzo Barbieri l’uomo dietro cui c’è la Lega salviniana. Non tenendo sufficientemente a mente che anche il trasformismo deve essere messo a bilancio. Sia quello di Tosi, sia, qualora il Pd locale desse indicazione a suo favore, dello stesso Pd. E l’elettore meno acritico e ovino potrebbe allora scegliere, come ha suggerito la stessa Salemi, di farsi una bella gita in montagna, quella domenica. Anzichè sputarsi addosso da solo, votando contronatura.