di Paolo De Gregorio

Banca d’Italia, questa sconosciuta  

Fonte: Paolo De Gregorio

Si parla molto del Governatore della Banca d’Italia (Visco) e delle variegate manovre politiche e istituzionali che lo hanno confermato, tra le quali spicca quella che lo vuole responsabile di una lacunosa attività di controllo sull’intero sistema bancario italiano.

Pochi sanno (e qui dobbiamo ringraziare i nostri solerti professionisti della comunicazione o meglio della omissione) che la Banca d’Italia ha una identità anomala. Pur essendo un istituto di diritto pubblico, con compiti di vigilanza sull’intero sistema bancario, è anche SpA ed ha come azionisti enti pubblici, assicurazioni e banche, comprese quelle principali. Allego a questa premessa l’incredibile elenco di tali partecipanti al capitale e ai dividendi, precisando che dal 2016 le singole quote non possono superare il 3%.

Le banche azioniste e gli altri partecipanti al capitale hanno due principali poteri:

-approvare il bilancio

-nominare il Consiglio Superiore della Banca d’Italia, che a sua volta esprime parere consultivo (ma vincolante) in base al quale il Presidente del Consiglio dei ministri propone al Presidente della Repubblica la nomina del Governatore che dura in carica 6 anni, carica rinnovabile una volta.

Si deve notare l’ambiguità di questa istituzione in cui controllore e controllati convivono fianco a fianco, terreno ideale per sviluppare inciuci, conflitti di interesse, compromessi, che hanno determinato l’attuale crisi.

La cura dovrebbe essere drastica: nazionalizzare la Banca d’Italia, con il suo ruolo originario di controllo su tutto il sistema creditizio, separandola da azionisti, partecipanti al capitale.