Risultati immagini per donatismoGiungono da più parti domande e dubbi di questa natura: è lecito andare a Messa da sacerdoti ritenuti indegni per vari motivi? La risposta che dà la Chiesa è SI’! L’articolo che segue e’ scritto per questo sito, ma può essere liberamente ripreso, citando la fonte.

di Fra Leone da Bagnoregio

In alcuni ambienti non è ben chiara ancora la dottrina della Chiesa relativamente alla validità dei Sacramenti amministrati da ministri indegni, oppure secondo il parere di qualcuno facenti parte di sètte acattoliche o addirittura contrarie alla Chiesa come la Massoneria.

A mettere in dubbio la validità dei sacramenti in base alla dignità dei ministri furono per primi alcuni vescovi della Chiesa Africana, già ai tempi delle persecuzioni ed in particolar modo a quella di Diocleziano.

Questi vescovi insegnavano che coloro che si fossero sottratti al martirio erano fuori dalla Chiesa e tanto più se avessero consegnato i fratelli o i libri e gli arredi sacri ai pagani, la parola traditore deriva, dal etimologicamente dal verbo latino “tradere” ossia consegnare.

Stessa cosa facevano valere per gli eretici. Infatti, coloro che avessero aderito ad una eresia dovevano essere ribattezzati in quanto il ministro che aveva conferito il battesimo era indegno e pertanto, anche il sacramento da lui amministrato era invalido.

“In questa controversia circa il battesimo degli eretici il Papa Stefano I (+ 256) richiamandosi alla tradizione, decise contro il vescovo Cipriano di Cartagine ed il vescovo Firmiliano di Cesarea che il battesimo amministrato dagli eretici è valido” (DS. 110)”.

Nell’ambiente africano così zelante, trovò terreno fertile l’eresia donatista che prende il nome dalle idee del vescovo di Numidia, Donato di Case Nere (n. 270 ). Questa eresia prese le mosse da una critica intransigente nei confronti di quei vescovi, che non avevano resistito alle persecuzioni di Diocleziano e avevano consegnato ai magistrati romani i libri sacri. Secondo i donatisti, i sacramenti amministrati da tali vescovi, non sarebbero stati validi. Questa posizione presupponeva, dunque, che i sacramenti non avessero efficacia di per sé, ma che la loro validità dipendesse dalla dignità di chi li amministrava, infatti, i donatisti esigevano per la validità dell’amministrazione dei sacramenti, non solo l’ortodossia, ma anche l’esenzione da ogni peccato grave.

Contro di loro si scagliarono prima S. Ottato di Milevi e poi in modo particolare S. Agostino d’Ippona, che dedicò molteplici libri contro l’eresia donatista, facendo rilevare che il ministro primario del sacramento è Cristo. La validità del sacramento è “ex opere operato”. Il ministro umano è strumento di Cristo, che rimane il ministro primario. Il sacramento agisce, pertanto, in virtù della sua causa prima. L’efficacia del sacramento esula dalla condizione soggettiva del ministro.

La disputa, nonostante la conferenza (collatio) iniziata nel giugno dell’anno 411 e gli editti imperiali che seguirono durò ancora per anni, alcuni sostengono che frange donatiste furono presenti in Nord Africa fino all’occupazione Mussulmana.

La Chiesa ad ogni buon conto ha definito di fede la validità dei sacramenti indipendente dallo stato di grazia del ministro.

La tesi donatista, fu condivisa da altri eretici, dai valdesi, dai fraticelli, dai seguaci di Wikleff (lollardi) e di Hus, il Concilio di Trento si è così espresso: “Se qualcuno dirà che un ministro in peccato mortale non compie e non conferisce il sacramento ancorché osservi tutto ciò che è essenziale al sacramento stesso sia scomunicato” (DS 1612).

Il ministro che amministra il sacramento è tenuto in coscienza ad amministrarlo in modo degno, ovvero in stato di grazia. Amministrare un sacramento in stato di peccato grave è un atto sacrilego. Questo sacrilegio ricade sul ministro che conferisce il sacramento non su chi lo riceve, perché potrebbe essere ignaro dello stato di grazia (trattandosi in coscienza) del conferente.

Per la valida amministrazione dei sacramenti è richiesto che il ministro compia il rito o segno sacramentale nel debito modo. Questa definizione è “de fide”, il che costituisce che egli adoperi la forma e la materia essenziali e che unisca in un segno sacramentale unitario (DS 1310). Il ministro deve inoltre avere l’intenzione almeno di fare ciò che fa la Chiesa, anche questa proposizione è “de fide”. In che modo si evince l’intenzione di far ciò che fa la Chiesa ? Il Concilio di Trento contro i Protestanti che negavano la necessità dell’intenzione sancisce: “Il ministro deve inoltre avere l’intenzione almeno di fare ciò che fa la Chiesa”. Anche questa proposizione è “de fide” ( DS 1611). La Chiesa ha sempre ritenuto validi i sacramenti conferiti da ministri non solo indegni, ma anche in tempi recenti, molto vicini a posizioni non solo eretiche ma contrarie alla Chiesa. Ritenne valide le consacrazioni episcopali conferite illecitamente da Mons. Charles Maurice de Talleyrand Perigord vescovo dimissionario di Autun, coadiuvato da Mons. Jean Baptiste Miroudot du Bourg vescovo di Babilonia e da Mons. Johann Baptist Joseph Gobel vescovo in partibus di Lydda. Bisogna considerare che Mons. Charles Maurice de Talleyrand Perigord apostatò addirittura la Chiesa cattolica, si sposò e fu iscritto alla Massoneria per sua stessa ammissione. Allo stesso modo ritenne valide le ordinazioni conferite da Mons. Giacinto della Torre Arcivescovo di Torino, simpatizzante della Rivoluzione Francese anch’esso molto vicino alla Massoneria, se non addirittura affiliato.

Alcuni sostennero pure che le elezioni di vescovi ed anche il papa che fosse stato eletto per simonia, dovevano essere considerate nulle tale teoria fu seguita anche da alcuni santi, ovviamente prima del pronunciamento della Chiesa.

Anche in questo caso per quanto concerne il sacramento, la Chiesa si pronunciò a riguardo e chiarì che anche le elezioni di vescovi e fosse pure del papa dovevano essere considerate valide, la continuità e la successione apostolica doveva prevalere sulle varie argomentazioni. Per quanto riguarda la giurisdizione, San Pio X,  nella Costituzione Apostolica “Vacante Sede Apostolica” chiarì che le elezioni bollate da simonia erano anch’esse da considerarsi valide.