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Questa è la seconda nuova Rubrica “Rex” di www.agerecontra.it , curata da Cristiano T. Gomes, 35 anni, nostro secondo nuovo collaboratore, laureato in teologia e scrittore emergente. Oggi, 28 Ottobre 2017, data significativa per la storia politica italiana,  pubblichiamo il suo primo saggio, che farà discutere:

di Cristiano T. Gomes

Il Fascismo regime e l’estadonovismo lusitano, per quanto si presentassero, nella guerra di propaganda internazionale, quali momenti di una “rivoluzione nazionale”, in realtà furono concretamente momenti di una Contro-Rivoluzione antagonista rispetto al materialismo sovietico, ai vari partiti popolari o democristiani (sia al PPI,“Partito popolare italiano”, sia alla DC; per quanto riguarda la Democrazia cristiana portoghese dei primi del ‘900 essa deriva da principi controrivoluzionari, non progressisti e modernisti come nel caso degli appena citati movimenti italiani) ed all’Americanismo. Ne “ La dottrina del fascismo”, il regime si propone come alternativo al generale movimento rivoluzionario modernista ma non in senso reazionario e legittimista. L’antagonismo si manifesta soprattutto di fronte ai valori e alla pratica di vita scaturite dalla Rivoluzione, che partì nel Trecento col Nominalismo di Occam, si sviluppò con il sensualismo neopagano rinascimentale (a cui saggiamente si opposero Savonarola e il movimento dei Piagnoni, che stava a differenza del senso odierno per “fervidi nella Fede” (1)), degenerò  infine con il luteranesimo e con la rivoluzione ebraico-puritana di Cromwell: culminò quindi nelle varie e diverse Sovversioni massonico-borghesi e in quelle comuniste. Dalla rivoluzione nichilista, neo-libertinista ed antropocentrica del Vaticano II e dal ’68 vi è stata dunque l’apertura definitiva della strada dell’abisso. Il trionfo rivoluzionario dell’ “apostasia” contemporanea ha quindi aperto la via del subnaturalismo: affermazione della non identità e del niente (nichilismo puro) sull’Essere (gender); affermazione della rivoluzione genetica post-umana (Tecnica CRISPR) sull’identità umana capace di elevarsi con le virtù, la conoscenza e la fortezza.  La rivoluzione del capitalismo digitale occidentale, strategicamente pianificata dai vari oligarcati plutocratici americanisti, tramite i vari GAFA, NATU, OTT, rappresenta un ulteriore stadio di dominio e imprigionamento della coscienza; un autentico “gulag interiore” forse più pericoloso e nocivo di quello stalinista. Lo stesso si può dire dei tatuaggi elettronici, i quali dovrebbero in teoria monitorare lo state di salute, ma potrebbero facilmente essere utilizzati per altri fini, ove non vi fosse un saldissimo stato di coscienza, continuamente orientato verso la immacolata purezza della S.Vergine, da parte del paziente.

La vittoria della Rivoluzione e del Nichilismo, che ha poi marciato ininterrotta dall’ ’89, ha significato socialmente e storicamente il rifiuto aprioristico del concetto della Presenza del kathèkon nel corpo sociale d’Occidente e la precipua volontà di annullare la potenza di attuazione dello Stesso.

I modelli del fascismo italiano e di quello portoghese intendono nel secolo scorso dunque contrapporsi a tale (de)civilizzazione con una chiara ControRivoluzione, volta alla moderna Restaurazione di una Società Corporativista e Cattolica. Questi due fascismi non sono né “reazionari”, né conservatori; non sono reazionari poiché non vogliono ritornare all’Ancient Regime, non sono conservatori poiché il loro ideale di Stato è antitetico a quello borghese, liberalistico massonico, con cui avrebbero eventualmente potuto far blocco in funzione antisocialista.

Si radicalizzano in realtà come regimi “tradizionalisti” e Contro-Rivoluzionari poiché, pur riconoscendosi nei valori della Tradizione (dei quali il miglior esempio dottrinario e politico moderno rimane sicuramente il Pontificato di Pio X), non ritenevano però adeguato al contesto restaurare sic et simpliciter l’antico regime. Non è ora possibile estendere la categoria di movimento integralmente Contro-Rivoluzionario alla Legione Arcangelo Michele di C. Codreanu non perché non lo fosse, anzi probabilmente lo era; ma ciò richiederebbe anzitutto una differente chiave ermeneutica, dato il carattere “cristiano ortodosso” della stessa e dato che non si ha la prova principale: ossia la fase che da “movimento” porta a regime. Alla fine della ricerca si darà anche qualche cenno sull’OAS francese, certamente Contro-Rivoluzionaria nei suoi elementi teorici centrali, snodo fondamentale nella vittoria della Sovversione, sebbene l’Organizzazione francese abbia deviato sul piano pratico, a causa di gravi incompetenze politiche. Il testo capitale della Contro-Rivoluzione novecentesca, “La guerra occulta” del Malynski, non esita a rappresentare Mussolini quale punta di diamante del fronte contro-rivoluzionario.

Sia Mussolini sia il Dottor Salazar in più casi affermano che il pericolo dei tempi nuovi è rappresentato dal totalitarismo scientifico-tecnologico nella forma capitalista-plutocratica o capitalista di stato; noto il discorso in Parlamento, del 1921, di Benito Mussolini, in cui il leader fascista sostiene che “in tutte le scienze, al centro c’è sempre Dio. La scienza ha svelato moltissime verità, la verità di Dio rimarrà mistero nella sua precisa essenza”. Sono molti anche i punti del programma estadanovista fondati sulla moderazione estrema nella via del progresso tecnologico in Portogallo.

Abbiamo nell’ ‘800 due grandi filoni Contro-Rivoluzionari: l’uno, il più noto, è quello di radice legittimista e dinastica; l’altro è quello che ha la sua radice nella visione del diplomatico spagnolo Donoso Cortès, fondato sulla missione della “dittatura coronata” cristiana come baluardo estremo di fronte al nichilismo a-umano e al materialismo avanzanti dal basso. Donoso aveva già avuto un ruolo importante durante il Pontificato di Pio IX ed il suo aiuto dottrinario era stato fondamentale nella compilazione del Sillabo. Per quanto si può oggi attribuire a Donoso un eccesso teologico tipico di un certo “tradizionalismo”, ossia il puro “fideismo”, la sua posizione, probabilmente ben più di quella del Metternich,incarna la Contro-Rivoluzione ottocentesca. Carl Schmitt, pur contraddittoriamente (errando, non attribuisce al Donoso un pensiero politico fondato sul kathèkov), nota questa forza moderna della Contro-rivoluzione “prefascista” di taglio donosiano.  Da questo radicamento della ControRivoluzione avranno luce poi, con forti innesti dovuti al nazionalismo francese dei primi del Novecento, ma più precisamente alla teoria mitica e controrivoluzionaria di G. Sorèl (quello che va dal 1910 al 1916), ben rilevata dal ricercatore israeliano Sternhell, i movimenti occidentali che vogliono opporsi alla laicizzazione ed alla scristianizzazione della vita sociale. Proprio Sorèl rileva nei suoi studi sul catastrofismo e sulla decadenza di Francia che il giacobinismo borghese si divide dopo la rivoluzione in tre famiglie sovvertitrici: quella bonapartista, quella liberale e quella democratica socialista. Un giacobinismo di destra e sinistra, sostiene il Sorèl, che tende al medesimo fine con mezzi differenti: il generale livellamento pseudoumanitario, dominato dalla civilizzazione razionalistica e tecnocratica. Sorèl individua nel modernismo cattolico il cavallo di Troia del neogiacobinismo e del “Sillon” (supportato da gran parte dei gesuiti francesi). Sorèl si dichiara nel 1915 un continuatore teorico del pensiero contro-rivoluzionario cattolico di don Guèranger e del cardinale Pie e vede nel razionalismo neo-illuministico il sigillo della catastrofe francese.

Si parla dunque di fascismo italiano e portoghese, poiché, pur con le premesse sopra fatte sulla Legione Arcangelo Michele di C. Codreanu, secondo la dottrina Contro-Rivoluzionaria sono state le uniche forme di “fascismo integrale”. La Spagna falangista e cristiana del “Generalissimo” Franco, per quanto inizialmente orientata verso un falangismo corporativista, dal 1957, in seguito alla fondazione del sesto Governo, optando per una conduzione tecnocratica (caldeggiata dai nuovi ministri, alcuni dei quali appartenenti all’Opus Dei), cadeva nei fatti verso una pianificazione “neocapitalistica” che purtroppo avrebbe impresso una svolta “modernistica” e una americanizzazione dei costumi spagnoli. Il franchismo non fu dunque una Contro-Rivoluzione, almeno nella fase che va dal 1957 al 1975, ma un modernismo reazionario: l’omicidio di Carrero Blanco, ispirato dalla fazione della CIA agli ordini di Kissinger (come mostra il saggio di E. Villar, Todos quieren matar a Carrero), risulta però decisivo, in quanto proprio il Capo del Governo ucciso il 20 dicembre 1973 stava operando per una nuova “fascistizzazione” della vita politica e culturale spagnola orientata in senso neofalangista, cattolico-integrale e corporativista. Va anche sottolineato, nonostante i grandi meriti di Franco statista non siano qui in discussione, che il franchismo iberico, nelle sue varie componenti, ha lasciato colpevolmente solo il fascismo lusitano, dopo il 1960, nella sua lotta neo-colonialista contro USA ed URSS.  Lo stesso si può dire del nazionalsocialismo germanico, che deriva dal giacobinismo fichtiano e neoprotestante; lo Stato nazionalsocialista, seppur nei pochi anni che si possono analizzare, puntava più alla concorrenza, sul piano del più avanzato modernismo, come del resto il bolscevismo, con l’Americanismo e non al disegno di uno Stato a corporativismo assoluto (il corporativismo, nel Nazionalsocialismo, è incerto e strumentale). Giustamente, Herf  ha parlato di un “modernismo reazionario” della rivoluzione conservatrice, antitesi del Principio contro-rivoluzionario. Il leader della romena “Legione Arcangelo Michele”, Corneliu Zelea Codreanu, avrebbe, se gli eventi fossero stati diversi, probabilmente dato corpo ad uno “Stato nuovo” simile a quello portoghese di Salazar: una Contro-Rivoluzione romena in versione “fascista ortodossa” e di questo potrebbe valere come ottima testimonianza l’entusiasmo con cui Mircea Eliade parla della “rivoluzione spirituale” salazarista.

1)     Il colpo inferto da una temibile coalizione di disonesti (Alessandro VI, gran parte della Curia di Roma, Arrabbiati e Compagnacci, “Santa Lega” e mercanti fiorentini) contro il Savonarola, culmina nel deplorevole atto del 23 maggio 1498 in Piazza della Signoria a Firenze. Ma il “revisionismo” filosavonaroliano si impone al Concilio di Trento, durante il quale si avvia l’opera a stampa del Savonarola. S. Filippo Neri, formatosi a Firenze alla scuola dei discepoli diretti del Savonarola, viene informato del favore celeste verso l’azione morale e sociale del Savonarola, mediante una rivelazione concessagli da Gesù Cristo.

Cattolici integrali, gesuiti, modernisti

Antonio Gramsci, in uno studio ben concepito (in “Quaderni dal carcere”, Voll. Terzo) dà una chiave ermeneutica fondamentale per comprendere la posizione dei cattolici rispetto al regime fascista. Egli divide il movimento cattolico in tre tendenze organiche: i cattolici integrali, i gesuiti ed i modernisti. Di queste tre correnti del movimento cattolico, quello dei cattolici integrali, il baluardo della Contro-Rivoluzione, ispirato e guidato da Mons. Benigni, è certamente quello maggiormente filofascista. Mons. Benigni vede in Mussolini il “nuovo Costantino”: il nuovo capo del Governo impone già dal 1922 non solo i crocifissi nelle aule scolastiche e l’educazione cattolica ma dichiara in più casi nelle aule parlamentari che nella storia mondiale la grandezza italiana aveva corrisposto alla grandezza dell’universalismo romano-cattolico. La rottura è perciò netta, già prima del Concordato, con la tradizione separatista e ghibellina, sia con quella nazionalista crispina che con quella liberal-borghese giolittiana. Mons. Umberto Benigni nel 1923 fonda l’Intesa Romana di Difesa Sociale (IRDS), fondata sui pilastri di “Religione, Nazione, Famiglia”, una associazione nazionalista, cattolica-integrale, antimassonica, anticomunista, antigesuitica (secondo Émile Poulat, « Modernisme » et « Intégrisme »Archives des sciences sociales des religions, 1969, n° 1, p. 25, l’antigesuitismo è un elemento costitutivo del cattolicesimo integrale ed il gesuitismo francese è quasi totalmente ripiegato su posizioni progressiste e “sovversive”; cfr A. Woodrow, “I Gesuiti”, Newton Compton); la linea Benigni fiancheggia il Governo fascista da posizioni, se possibile, ancor più Contro-Rivoluzionarie, facendo soprattutto luce sulle fazioni massonico-nichiliste, ancora presenti nel fascismo. Il Nostro diventa dal 1924 al 1928 capo di un servizio politico alle dirette dipendenze del Ministero degli Esteri; nel 1927 è invece informatore della polizia politica DGPS e della segreteria particolare del Duce; nel 1930 entra infine a pieno titolo nell’OVRA. Il periodico fiorentino “Fede e Ragione”, diretto dal dal de Toth, è un organo con il quale collabora da Roma Mons. Benigni. La “Liguria del popolo” si muove nella medesima linea. La posizione dei cattolici-integrali non è quella del cosiddetto “clerico-fascismo-temporalista”. In prossimità del Concordato del febbraio ’29, “Fede e Ragione” scrive che i Patti Lateranensi, considerati dal De Felice “il più straordinario successo politico di Mussolini”, realizzano sul piano sociale il motivo fondamentale del cattolicesimo integrale; i cattolici integrali, infatti, di contro al cosiddetto clericofascismo del Centro Nazionale e ai neo-guelfi, premono per una pacificazione tra Stato e Chiesa che non conduca ad una fagocitazione di un organo sull’altro. Il contrasto tra cattolici integrali e gesuiti, sino ad allora implicito, si era assai acceso con la vicenda della condanna dell’Action Francaise (1926), fortemente voluta dal cardinal Gasparri: Gianni Vannoni (“Nuovi documenti sull’integrismo”, Bologna 1981, p. 726) parla a tal proposito di una vittoria del “gasparrismo briandista” sul nazionalismo francese contro-rivoluzionario (si consideri che Aristide Briand era un convinto laicista, un massone ed un fanatico fautore degli “Stati Uniti d’Europa”). Per quanto Mons. Benigni non si possa certo considerare un seguace del Maurras, per quanto il Nostro consideri l’Action Francaise Contro-rivoluzionaria solo a metà, al tempo stesso vedeva in questa un formidabile alleato nella lotta antimassonica, antiborghese ed antiliberale.  Il Nostro accusa in particolare il gesuitismo d’oltralpe di essere alleato dell’Internazionale massonica-giudaica- rivoluzionaria (Cfr. Gramsci, Ivi). Secondo il cattolicesimo integrale, il gesuitismo altro non sarebbe che la filosofia politica della Internazionale bianca democristiana, alleata della massoneria (cfr. Maria Teresa Picchetto, “Le radici dell’odio. Preziosi e Benigni antisemiti”, Franco Angeli 1983, pp. 118-128.) La lotta tra cattolicesimo integrale e gesuitismo d’oltralpe ha sicuramente strascichi assai forti, se il gesuita Cardinale Billot, uno dei principali compilatori dell’enciclica “Pascendi”, rinunzia alla carica di Cardinale in segno di solidarietà al movimento nazionalista francese; una tale rinuncia, cosa rarissima nella storia della Chiesa, conduce di conseguenza ad una rottura con la Compagnia del Gesù ed a una netta polarizzazione tra il fronte progressista e quello cattolico contro-rivoluzionario. Nel Pontificato di Pio X il cattolicesimo integrale aveva certamente la supremazia, in quello di Pio XI la lotta è più incerta, ma sembrerebbe (come ipotizza E. Poulat) in posizione avvantaggiata il gesuitismo progressista, peraltro forte di una buona penetrazione modernistica in vari ambienti ecclesiastici. Allo stesso tempo, non tutto il modernismo è afascista; Padre Gemelli è ad esempio un sincero fascista ma la sua posizione materialista emerge nella relazione, scritta per il Pontefice (http://www.lastampa.it/2011/09/18/vaticaninsider/ita/inchieste-e-interviste/gemelli-assolto-su-padre-pio-la-leggenda-nera-e-la-leggenda-rosa-LvVSfBULi6w5BpC9DqX2vN/pagina.html), riguardo le stigmate di Padre Pio. Per quanto il ruolo del Gemelli nella vicenda sia da ridimensionare, rimane la sua posizione equivoca e assai confusa. Padre Pio è invece un aperto sostenitore del regime fascista (e tale rimane anche negli anni successivi alla morte di Mussolini, come indicano varie e molteplici testimonianze, la più significativa delle quali è comunque quella di Donna Rachele) ma la sua posizione rispetto alla politica è quella di un cattolico integrale che mette continuamente in guardia i fedeli dalla penetrazione del Giudaismo, del Protestantesimo e della Massoneria nella Chiesa romana. Questo non deve portarci però ad assimilare modernismo e gesuitismo, sebbene molto spesso i loro propositi abbiano finito per coincidere, soprattutto sul piano della tattica politica. La tendenza organica del modernismo è per lo più afascista, e talvolta anche antifascista;  taluni degli scontri successivi tra Regime fascista e certe correnti democristiane dell’Azione cattolica andrebbero lette, sempre secondo gli organi cattolici-integrali, in tal senso. Il gesuitismo italiano è in realtà non unitario rispetto al Regime ma in larga parte potrebbe essere esatta la versione del Benigni, soprattutto se teniamo in considerazione l’azione antifascista di una rete gesuitica presente attorno a Montini durante la seconda guerra mondiale. Il gesuita Tacchi Venturi, viceversa, vede già nel ’23 il fascismo come un movimento di restaurazione volto contro la demoplutocrazia massonica ed il giudaismo ed il tentato omicidio che egli subisce in quegli anni potrebbe essere proprio considerato un regolamento di conti interno alla Compagnia tra una corrente antifascista ed una minoritaria, capeggiata proprio dal Tacchi Venturi (D. Kertzer, “Il patto col diavolo”, Rizzoli 2014). In conclusione, si può comprendere come il Regime fascista opera in una direzione che è molto familiare al leitmotiv cattolico-integrale. Secondo i cattolici-integrali, una rete gesuitica internazionale avrebbe avuto un ruolo decisivo anche nello scontro tra regime e Azione cattolica nella primavera estate del 1931. E’ significativo al riguardo, secondo i controrivoluzionari, il ruolo svolto dal movimento guelfo milanese,  praticamente unico esempio di attivismo antifascista cattolico durante il Ventennio (cfr R. Moro, “L’Azione cattolica di fronte al fascismo”, Roma 1981, p. 247). Il movimento guelfo diffonde manifesti con i motivi caratteristici della “Democrazia cristiana”; come riporta sempre R.Moro, il movimento guelfo è in contatto con gli antifascisti laici, ossia con i socialisti e con Giustizia e Libertà, oltre che con gli ex popolari; secondo la cattolico-integrale “Liguria del popolo” i guelfi cattolici sono “antifascisti “ puri, manipolati dai gesuiti, “rinnegati e ribelli”. Per quanto “L’Osservatore Romano” condanni con vigore questo movimento guelfo, come “poco cattolico e troppo mazziniano” il dado forse è tratto e tende ad aprirsi una forte polarizzazione anche tra il fascismo cattolico contro-rivoluzionario e una ragguardevole parte dell’ambiente gesuitico.  (CONTINUA…)