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di Arai Daniele e Matteo Castagna
Episodio poco ricordato de 1969, ma che rappresenta un momento speciale nella vita della Chiesa, fu la presa in atto dei preti, in maggioranza francesi e preparati. Arrivati a quell’anno capivano che la situazione ecclesiale sotto Paolo 6 si svolgeva al mostruoso; cioè dell’eresia che dilaga contro la liturgia e la dottrina, per mano di una presunta autorità.
Si riunirono presso l’abbé Georges de Nantes. Erano il Gesuita Saenz y Arriaga, l’abbé Coacche. Le Père Guérard des Lauriers, P. Barbara e pochi altri che volevano fare un fronte comune per denunciare la situazione al mondo. Si pensi a quanti altri studi andavano più o meno in questo senso con più coraggio o prudenza, come l’ipotesi del papa eretico, legata a Mgr. de Castro Mayer.
Ma il caporione de Nantes cella CRC aveva la sue idee di come «elaborare» la questione. Di modo che in piena notte li ha messi quasi tutti alla porta perché «scismatici»! È stata la doccia fredda su un iniziativa buona che poteva aprire gli occhi a molti. Invece, iniziò il periodo delle tesi personali con le trovate per giustificare la presunta legittimità dell’occupante.
Il PRIMO “ LIBER ACCUSATIONIS ” CONTRO PAOLO VI
Il 10 Aprile 1973 l’abbé de Nantes andò a Roma con 10 fratelli della sua Comunità e sessanta delegati della Lega della C.R.C., a consegnare al Papa Paolo Sesto un “ Liber Accusationis ”, accusandolo davanti ai suoi propri Tribunali Ecclesiastici di eteroprassi (con la proclamazione della Libertà religiosa, come diritto fondamentale dell’uomo, al quale nessuno può impedire di propagare la sua religione o irreligione) e di eterodossia (con la pratica del culto dell’uomo).
L’accusa era di eresia in atto, articolandosi in tre fasi complementari : l’Umanità messa al posto della Chiesa, la Carta dei diritti dell’uomo messa al posto del Vangelo, la costruzione della democrazia universale al posto del Regno di Dio. Il corollario di tutto questo è che la Religione è ridotta ad essere l’Animazione Spirituale della Democrazia Universale ed il clero ad essere al servizio di quest’utopia mortale per le nazioni.

Paolo VI inviò la polizia italiana per impedire di varcare la porta del suo Palazzo, e più tardi quella del Palazzo del Sant’Uffizio, mettendo l’abbé de Nantes ed il suo gruppo di amici nell’impossibilità fisica di consegnare quel libro a qualsiasi funzionario della Curia e facendo cosi, Lui, il Giudice supreme e l’accusato in questa causa, ostruzione alla Giustizia cattolica romana. Se la polizia italiana gli aveva impedito di consegnare questo « libello » che, giuridicamente, avrebbe dovuto aprire un processo di eresia, se fosse stato ricevuto ufficialmente, questo primo Libro di accusa è stato tuttavia pubblicato successivamente a migliaia di copie in francese, ma anche in inglese, in tedesco, in italiano, in spagnolo….
LA SUA TESI?
Paolo 6 è l’unico (eretico) che ha il potere legittimo di giudicare se stesso… papa!
Lagnanze più particolari : Paolo VI, per questo, aveva scelto il campo riformista contra il campo tradizionalista nella Chiesa, e il campo comunista nel mondo contra gli esponenti della destra autoritaria, cattolici e anticomunisti. Finalmente, a motiva di cio, Paolo VI si era rifiutato di ubbidire alle richieste della Vergine a Fatima e di pubblicare il suo “ Segreto ”.
IL “ LIBER ACCUSATIONIS SECUNDUS ” CONTRO GIOVANNI PAOLO II
Il secondo Libro di accusa dell’Abbé Georges de Nantes contro Giovanni Paolo II, indirizzato sempre allo Papa regnante, considerato solo e supremo giudice della propria causa, prosegue sullo stesso registro. Egli inizia duramente con un’accusa capitale, fondata su un testo scelto tra “cinquecento ”…. : Giovanni Paolo II spoglia Gesù Cristo, Figlio di Dio e Re del mondo, dei suoi attributi divini, “ trascendenza ” o “ santità ” – e dei suoi attributi di Principe e Salvatore deI genere umano – la sua “ regalità ”, il suo “ profetismo ”, il suo “ sacerdozio ”– per rivestirnel’Uomo, ogni uomo, come proprietà inalienabili della sua sola essenza universale ed immutabile : l’uomo, in quanto Uomo, è trascendente e re !
L’abbé de Nantes oppone a questo “ umanesimo ” blasfemo un documento del magistero ecclesiastico tra cento altri, l’enciclica Quas primas di Pio XI, che ricorda l’impero universale e l’autorità sovrana di Cristo Re su ogni realtà temporale o spirituale (11 dicembre 1925). E, fondandosi su una celebre Lettera di Sant’Ilario, dottore della Chiesa, egli ritiene che ogni sincero cattolico debba porsi, di fronte ad un Pastore della Chiesa che proferisce blasfeme, in un atteggiamento di “ legittimo sospetto ” e, conseguentemente, di “ ritiro di obbedienza ”.
Ecco, tanta valenza a parole, ma rimasta a vuoto, senza alcuna risposta. A quale giudice si ti volgeva? All’eretico e scismatico? Ciò non segue alcuna legge della Chiesa, né testimonia la verità, se non la tesi balorda in testa all’abbé de Nantes. Eppure, i suoi argomenti religiosi erano quelli saldi. Buona dottrina a servizio di una campagna anti MASDU; ultima conseguenza, questa Nuova Chiesa, che fa suo questo Nuovo Umanesimo, lavora alla trasformazione politico-sociale radicale della società attuale in vista di un Nuovo Mondo.
IL TERZO “ LIBER ACCUSATIONIS” CONTRO L’AUTORE DEL CCC (CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA)
Il 13 maggio 1993, è stato consegnato in Vaticano dall’abbé Georges de Nantes e da duocentoquarantasette rappresentanti della Controriforma Cattolica nel XXmo Secolo, un «Libro d’accusa per eresia, nei confronti dell’Autore del sedicente Catechismo della Chiesa Cattolica, catechismo d’orgoglio, catechesi di impostori ».
L’abbé de Nantes scrive a Giovanni Paolo II : « Non posso pensare, nè credere che Sua Santità sia l’autore e il garante di questo Libro. La mia denuncia è sporta « contro X » , e ció da al mio cuore il sollievo necessario, in questa agonia nella quale mi trovo per sembrare ergermi ad accusatore dei miei fratelli e dello stesso Padre, persuaso di servire con questo Dio, la Chiesa e la salvezza delle anime. »
La denuncia in eresia, ripetuta e argomentata dodici volte contro l’autore di questo Catechismo, davanti al Tribunale Apostolico del Papa, insieme a tutte queste iniziative valenti, a che cosa portarono? A un testimonianza per alcuni. Per la Chiesa a niente. Gesù: Chi non raccoglie con Me, disperde. (Lc 11, 14-23)
La TESI «MTERIALITER-FORMALITER»
Qui serve, in questa sede, segnalare una debolezza umana alla sua origine. Si pensi alla riunione dei preti francesi del 1969, decisi a accusare l’eresia di Paolo 6 e la Sede vacante insieme. Il seguito? Divisioni e stupidità. Dopo quelle «romane» di de Nantes appena descritte, quella del Padre Des Lauriers. Si noti come tutti furono portati dalla loro «scienza» a soluzioni personali: De Nantes al «papa eretico che giudica sé stesso»!; De Lauriers al «papa materialiter». Entrambe rivolte a spiegare questa contraddizione mostruosa nella Chiesa. Invece di ripudiarla totalmente, di fatto conviverci.
Che cosa mancava? La nozione di MALE ASSOLUTO, applicabile dalla «chiesa di G23» in poi.
Nel prossimo libro, Arai Daniele parlerà della data del 1960. Incalcolabile per la Storia della Chiesa e dell’umanità, poiché aiuta a capire il momento in cui il luogo del BENE Assoluto, la Chiesa, è stato occupato da quelli del bene relativo, cioè della chiesa eumenista, cioè della chiesa del MALE assoluto. Si resiste ammettere che un ometto come, Roncalli, G23, possa rappresentare tale MALE. Ma il voler cambiare la Chiesa di Dio, il BENE ASSOLUTO, racchiude tutto il suo contrario.
Ciò rimase sempre più chiaro dal 1960, a partire dalla data messa dalla Madre di Dio. Scordare l’importanza profetica di quest’anno per quello che seguì, resta imperdonabile. La situazione ecclesiale si è volta verso il mostruoso bergogliesco, ma per una Chiesa la cui Tradizione resta impagliata nelle teste, sono le semplici verità ricordate in libri come il mio che restano tabù. Esso rischia di non essere pubblicato in questi tempi.
In questo excursus con alcuni particolari poco conosciuti ai più di ecclesiastici che, comunque, a nostro avviso dando risposte sbagliate, hanno cercato di dare una risposta pubblica al problema della crisi nell’ Autorità, manca completamente la figura di Mons. Marcel Lefebvre, come se egli fosse stato da un’altra parte, in quegli anni. Ed egli, a parte qualche estemporanea e sporadica uscita, condizionato da terzi o meno, lo fu. Questa è storia. Il resto, solo opinioni personali. Nessuno si offenda.