1469083643-7aa88c2a01e452c5720379338acb04e8-xlSegnalazione di F.F.

Bridgewater, il più grande fondo d’investimenti al mondo, ha dichiarato guerra all’Italia. Il Belpaese si trova ora in guai grossi con la pistola puntata alle tempie da un lato da Bridgewater e dall’altro da Angela Merkel. Andiamo con ordine.

Bridgewater scommette contro l’Italia da quasi un mese

Da metà ottobre circa il fondo d’investimento battente bandiera statunitense, Bridgewater, ha iniziato a scommettere contro il sistema bancario italiano e contro alcune delle principali aziende del Belpaese. Si è trattato nello specifico di operazioni di vendita allo scoperto “delle Blue Chip italiane a partire dal 5 ottobre”. Le Blue Chip sono le azioni di banche e aziende italiane quotate in borsa. In questo caso Bridgewater ne ha vendute ben 10 in totale tra diversi gruppi quali: Banco BPM, Unicredit, BPER Banca, Prysmian, Ubi Banca, Assicurazioni Generali, Azimut Holding, Enel, Eni e Intesa SanPaolo.

Il tutto per un totale di 713 milioni di dollari nel settore finanziario e altri 600 milioni nel settore energetico. In realtà  l’attacco portato avanti da Bridgewater non sembra essere isolato. Riportava finanzaonline che oltre al fondo di Ray Dalio, altri hedge fund stanno partecipando a questa manovra speculativa a tenaglia. Sul portale d’informazione finanziaria si possono leggere nomi quali Blackrock, CQS LLP, Oxford Asset Management, Marshall Wace LLP e altri ancora.

La replica di Intesa San Paolo

Non si è fatta attendere la replica da parte italiana che per bocca di Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa San Paolo, ha così dichiarato: “A mio avviso perderanno significative opportunità di guadagnare con queste buone azioni italiane. E oggi dopo questa notizia il corso azionario di Intesa Sanpaolo è l’unico positivo e tutti gli altri negativi, quindi spero che ogni giorno possano dare questo consiglio agli investitori”. Vi è da dire tuttavia che i prezzi del gruppo San Paolo registrati a Piazza Affari sono in calo costante proprio da inizio ottobre.

Le banche italiane sono piene di crediti deteriorati

Un attacco, quello di Bridgewater, che si va a sommare alla già non facile situazione del sistema bancario italiano. Solo lo scorso 20 ottobre la Reuters riportava come i vertici della Banca Centrale europea fossero ancora molto preoccupati per la gestione dei crediti deteriorati da parte delle banche italiane. Nei piani di Francoforte rientrerebbe infatti il raggiungimento di un meccanismo unico di supervisione entro marzo. Tuttavia attualmente il sistema bancario dello stivale detiene un quarto dei crediti deteriorati presenti in tutto il circuito europeo. Una situazione esplosiva.

Un piano perfetto per smembrare l’Unione europea

C’è da chiedersi ora se il sistema bancario italiano possa reggere un attacco del genere, ma soprattutto c’è da interrogarsi su cosa possa aver spinto il fondo d’investimenti più importante al mondo a questo attacco mirato al “sistema Italia”. Secondo Wall Street Italia Ray Dalio e il suo squadrone di broker avrebbero l’obiettivo di mettere in difficoltà l’intera struttura europea. Il circuito finanziario dell’Ue si trova infatti ad un bivio alquanto insidioso: l’inizio del tapering. La Banca Centrale europea dovrebbe infatti, a partire da gennaio 2018, porre fine al programma di quantitative easing, ovvero l’espansione monetaria di cui avevano beneficiato titoli di Stato e capitali bancari negli ultimi anni.

Questa improvvisa perdita di fondi bancari, dovuta all’attacco di Bridgewater, potrebbe così costringere la BCE a prolungare il programma di quantitative easing. Una scelta vista di cattivo occhio da parte della Germania, che da parte sua teme un eccessivo rialzo inflazionario in conseguenza all’espansione monetaria. Il fondo americano punta dunque non tanto al fallimento delle fondamenta economiche italiane, quanto al crollo dell’Unione stessa. La Germania, non accettando una proposta di prolungamento del QE, potrebbe così sancire l’inizio ufficiale di un’Europa a più velocità, con un sud a “moneta debole” e un nord a “moneta forte”. Uno scenario già discusso su queste pagine che contribuirebbe all’aumento del dislivello economico tra i Paesi “virtuosi” dell’Unione e i PIGS (Portugal, Italy, Greece and Spain).

 

 

Fonte: http://www.occhidellaguerra.it/gli-stati-uniti-scommettono-sul-crollo-delle-banche-italiane/