Archivio per novembre 2017

All’ONU, l’incapacità degli Stati Uniti di ammettere la realtà

di Thierry Meyssan

All’ONU, l’incapacità degli Stati Uniti di ammettere la realtà

Fonte: Voltairenet

Nell’illustrazione in apertura: Adottando lo stesso atteggiamento del suo lontano predecessore, Adlai Stevenson, durante la crisi dei missili cubani, Nikki Haley ha denunciato l’incidente di Khan Shaykhun mostrando come prova fotografie raccapriccianti. “Prove” la cui autenticità il Meccanismo d’inchiesta congiunto Onu-OPAC [Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche, ndt] si è tuttavia rifiutato di certificare. Si noti che il falco Jeffrey Feltman è seduto accanto all’ambasciatrice.

Indubbiamente poche cose sono cambiate dall’11 settembre 2001. Gli Stati Uniti continuano a manipolare l’opinione pubblica internazionale e gli organismi delle Nazioni Unite, sicuramente per ragioni diverse, mostrando però il medesimo disprezzo per la verità.

Nel 2001 i rappresentanti di Stati Uniti e Regno Unito, John Negroponte e Stewart Eldon, garantivano che i rispettivi Paesi avevano attaccato l’Afghanistan per legittima difesa, in seguito agli attentati di New York e Washinton [1].

Il segretario di Stato, Colin Powell, prometteva che avrebbe fatto avere al Consiglio di Sicurezza un dossier completo contenente le prove delle responsabilità afghane. Dopo sedici anni siamo ancora in attesa del documento. Prosegui la lettura »

La scuola alleva dementi

di Marcello Veneziani

La scuola alleva dementi

Fonte: Marcello Veneziani

Non c’è giorno che qualcuno non mi racconti – tramite e-mail, telefono, a voce – un assurdo episodio capitato a scuola a suo figlio, sua figlia, suo nipote.

Episodi diversi ma il filo conduttore potrebbe avere il seguente titolo: molestie mentali. Ovvero se non accetti di compilare nella tua testa il modulo prestampato di pensieri forzati, vieni escluso, umiliato, accusato.

Il tema è sempre dentro quell’ossessivo perimetro in cui si muovono mass media, istituzioni, operatori della scuola (ho difficoltà a chiamarli docenti, perché ho troppo rispetto della figura storica dell’insegnante): sul piano sociale la parola obbligata è accoglienza, sul piano storico la memoria unica è il nazi-fascismo, sul piano sessuale la chiave è tutto ciò che sconfina, contrasta, sfascia la famiglia, la nascita, la differenza dei sessi e dei ruoli in un intreccio di femminismo, sessolibero e omofilia.

Chi non si riconosce in questa nuova scuola dell’obbligo ideologico ha un menu fisso di attributi a disposizione: razzista, xenofobo, omofobo, sessista, femminicida, fascista. Non è uno che la pensa diversamente, ma uno che pensa scorrettamente, e dunque finisce diritto nella palestra correttiva; e se non accetta la rieducazione, la riabilitazione coatta, viene emarginato. Prosegui la lettura »

Crimini d’odio o follia del Politically Correct? Un caso esemplare

di Daniele Scalea

Crimini d'odio o follia del Politically Correct? Un caso esemplare

Fonte: Daniele Scalea

Lindsay Shepherd, studentessa ventiduenne alla Wilfrid Laurier University in Canada, è incaricata dal suo supervisore di tenere alcune lezioni di comunicazione.
Uno dei temi toccati è la recente legge di Justin Trudeau in base alla quale si potrebbe essere puniti se non si adopera, rivolgendosi o riferendosi a una persona, il pronome da essa preferito (quindi se un uomo vuole essere definito “lei”, una donna “lui” e un trans “essi”, tutti sono chiamati a farlo o rischiano di essere accusati di “crimini d’odio”).
La Shepherd, che non è ostile alla normativa, decide tuttavia di mostrare alla classe, come base di discussione, un dibattito televisivo cui ha partecipato anche Jordan Peterson – un professore universitario che è stato ascoltato pure in audizione al Senato. Peterson porta argomentazioni contrarie allo spirito della legge.
Qualche studente sdegnato dal fatto di essere stato esposto a idee contrarie alle proprie fa il delatore con le autorità accademiche.

Il supervisore e altri due professori convocano la Shepherd e, in un dialogo surreale, la accusano di transfobia. Alla sua difesa, che ha semplicemente cercato di presentare le due opinioni contrapposte, essi rispondono che proprio là è il problema: gli studenti devono conoscere una sola opinione, quella che il clero accademico di sinistra radicale reputa corretta.
La Shepherd sarebbe finita, se non fosse per una scaltra iniziativa: registra l’incontro e lo divulga. Il senso comune dell’opinione pubblica si solleva contro il furore ideologico dei professori engagé. Gli studenti manifestano solidarietà alla loro collega accusata di blasfemia postmoderna.
Le sorti si ribaltano e sul banco degli imputati finiscono gli accusatori. L’università è costretta a scusarsi, idem per i docenti coinvolti. Il supervisore, addirittura, ammette in pubblico che forse non è giusto insegnare da una prospettiva partigiana, ammettendo solo un’ideologia ed escludendo tutte le altre opinioni. Prosegui la lettura »

L’inganno di Israele contro Assad: soldi e supporto a Isis e al Qaeda

golanSegnalazione del Centro Studi Federici

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu è irritato per la crescente presenza di iraniana in Siria. Perciò si riserva il diritto di “effettuare bombardamenti nel sud della Siria per costringere a osservare gli interessi israeliani”. La richiesta israeliana — comunicata la settimana scorsa dal ministro della Difesa Avigdor Lieberman — è la creazione di una zona cuscinetto di 50 km di larghezza, dove le truppe iraniane e i loro alleati non possano accedere. Ciò però confligge con l’accordo sottoscritto tra Stati Uniti, Russia e Giordania che prevede una zona cuscinetto di soli 30 km a ridosso dei confini. 
Detto così — come del resto è riportato dalla maggior parte dei media — il dissidio sembrerebbe solo di natura tecnica, quindi superabile, magari dietro reciproche concessioni. Ma così non è. La questione nasconde un comportamento assai ambiguo e contorto: da una parte Israele reclama la propria sicurezza, ma dall’altra mantiene a ridosso del confine del Golan forze irregolari ostili a Damasco. Le varie forze ivi presenti sono quelle appartenenti al Free Syrian Army (Fsa), ma soprattutto al gruppo Hay’at Tahrir al-Sham (Hts, affiliato ad al Qaeda e inserito nelle lista delle formazioni terroristiche) e infine al gruppo “Jaish Khalid Ibn Walid”, affiliato ad Isis. 

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Il piano per distruggere l’uomo

Segnalazione di Redazione BastaBugie

La campagna contro la violenza sulle donne in realtà ha come obiettivo la messa all’indice dell’uomo (preferibilmente bianco e occidentale, infatti le femministe davanti all’islam si zittiscono)
di Costanza Miriano

Il senso di questo proliferare di giornate mondiali per, contro, del, è di far palare di qualcosa di cui si tace, far emergere un aspetto in ombra, ricordare una verità dimenticata. Il senso della giornata contro la violenza sulle donne qual è? Esiste forse qualcuno al mondo, in questo mondo occidentale in cui si celebra, che non la condanni? Che la giustifichi? Esiste qualcuno che passando davanti al Campidoglio illuminato di rosa venga alfine fulminato da una sorta di agnizione e decida di non essere più violento?

L’OBIETTIVO È LA MESSA ALL’INDICE DELL’UOMO
Per me è evidente che l’obiettivo vero di questa martellante, iperbolica campagna contro la violenza sulle donne – fenomeno non in aumento ma in flessione – sia la messa all’indice dell’uomo, del maschio bianco, occidentale, eterosessuale. Perché se è sacrosanto e indiscutibile condannare senza appello la violenza (e magari agire nelle sedi consone, prima di tutto quella penale, non sui social), se, forse, è necessario ampliare lo sguardo (c’è un’altra Asia, che è donna anche lei, e che sta in carcere da sette anni perché cristiana), allora forse sarebbe utile guardare alla vera condizione delle donne da queste parti.
Alle donne che conosco io, per dire, a procurare la vera sofferenza nella stragrande maggioranza dei casi non è stata una violenza o un abuso. Se guardo alla mia storia e a quelle reali di cui so, l’unica vera violenza che ho subito io, per esempio, è stata quella di dover lasciare i figli a quattro mesi di età per non perdere il giro dei contratti da precaria. E già io sono una privilegiata, perché era per fare la giornalista. Ci sono milioni di donne nel mondo che invece che crescere i propri figli devono per necessità stare otto ore al giorno alla cassa di un negozio, anche quando i bambini hanno disperato bisogno di loro perché la legge non considera un diritto della donna obbedire alla propria carne. E’ un diritto uccidere il figlio, non è un diritto allattarlo: a tre mesi il bambino si nutre solo così, e costringere una donna a lavorare – prendere o lasciare – vuol dire interrompere un processo naturale. Anche questa è violenza sulle donne.

I FIGLI E GLI AFFETTI SONO CONSIDERATI UN PESO
E’ violenta la mentalità aggressivamente emancipatoria di cui è imbevuta l’industria dell’intrattenimento, pensata affinché da quando vedi i cartoni a tre anni tu venga convinta che devi liberarti di chissà quali retaggi, che i figli e gli affetti sono un peso, e che prima devi affermarti nel mondo, poi casomai pensare al resto. Le ragazze oggi la ciucciano col biberon questa mentalità. Poi magari a 45 anni sono infelici perché per la maggior parte di loro la vita non è stata una scelta consapevole, ma molto, molto condizionata.
E’ violenta la disapplicazione della 194, che dovrebbe prevedere l’aborto come extrema ratio dopo che si è tentato in ogni modo di salvare il bambino. È violento lasciare una donna sola col suo “problema”, e non fare una cordata intorno a lei che le dica che salvare quella vita è la cosa più importante che una comunità possa fare. E’ violenza sulle donne aver tolto l’obbligo di prescrizione per la contraccezione di emergenza: così oggi si vendono 600mila confezioni all’anno di pillole del giorno dopo, o dei tre giorni, senza ricetta (ma per l’Aulin serve): è violenza lasciare le donne a sbrigarsela da sole, senza assistenza, senza nessuno con cui parlare.
E’ violenza usare l’indignazione contro la violenza per incentivare una mentalità che è contro la profonda natura e quindi contro la felicità delle donne, che poi è esattamente la stessa tecnica che si usa per silenziare i sostenitori dell’antropologia maschio femmina accusandoli di bullismo omofobico.

Nota di BastaBugie: l’articolo sottostante dal titolo “L’obiettivo dell’iperbolica campagna social sulle molestie è la scomparsa dell’uomo” spiega che accusare senza prove è un regresso della civiltà. Le femministe si zittiscono solo davanti all’islam.
Ecco dunque l’articolo completo pubblicato su Tempi il 22 novembre 2017:
Anche in Francia impazza la campagna social che, sulla scorta del caso Weinstein, spinge le donne a mettere sulla piazza digitale abusi, molestie e violenze subiti dagli uomini, accusandoli non nelle sedi appropriate ma su Twitter e Facebook. L’hashtag coniato, l’equivalente dell’inglese #MeToo e dell’italiano #Quellavoltache, è #BalanceTonPorc, fai il nome del tuo maiale. L’obiettivo, più che la denuncia formale, è la gogna.
Intervistato dal Figaro, Alain Finkielkraut commenta preoccupato la nuova moda: «Mi è venuto un colpo quando ho visto l’hashtag. Il fine non giustifica i mezzi, l’emancipazione non può passare dalla delazione, questo va contro ai valori della civiltà. Un avvocato, Marie Dosé, l’ha detto chiaramente: “La colpevolezza non si stabilisce sui social, ma attraverso la giustizia”. Sgravare la parola dalle difficoltà del contraddittorio non è un progresso ma una regressione pericolosa». Secondo l’intellettuale, pur non potendo screditare tutte le testimonianze che appaiono sui social solo perché «non rispettano la forma», e pur ammettendo che «il sessismo evidentemente non è morto», «è assurdo dire che la giustizia resta passiva quando un terzo dei detenuti nelle prigioni francesi sono condannati per crimini e delitti sessuali».
La Francia punisce già dal punto di vista civile e penale le molestie sul luogo di lavoro ma ora si vogliono «gonfiare le cifre abolendo ogni distinzione tra seduzione fallita e aggressione fisica», alimentando la «bulimia del penale». Per Finkielkraut la campagna contro le molestie non è che l’ultimo passaggio di un percorso cominciato con aborto e divorzio, proseguito con la lotta sulla pari dignità salariale fino alla filiazione senza padre garantita dalla fecondazione assistita per lesbiche e donne single (che Macron vuole approvare), che mira in ultima istanza alla scomparsa dell’uomo: «Quando la scomparsa dell’uomo diventa un diritto della donna, si può ancora parlare seriamente di ordine patriarcale?».
L’unica cosa strana per l'”immortale” dell’Academie Française è che le femministe, sempre pronte a denunciare qualsiasi abuso da parte dei maschi bianchi e cristiani, si zittiscono improvvisamente quando si tratta di musulmani, come nel caso di Colonia: «Uno degli obiettivi della campagna #balancetonporc era quello di affogare il pesce dell’islam: nascondere Colonia, nascondere la Chapelle Pajol, i bar vietati alle donne a Sevran o a Rillieux-la-Pape».

 Titolo originale: La vera violenza sulle donne
Fonte: Il Foglio, 25/11/2017

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L’evoluzionismo non è scienza, ma fede cieca

Segnalazione di Redazione BastaBugie

Chi segue Darwin lo fa con convinzione ”religiosa” creando dogmi ”religiosi” intoccabili… anche se ben il 40% degli americani non crede all’evoluzionismo (VIDEO: L’inganno di Darwin)
di Mauro Faverzani

È non solo mistificante, ma falso definire l’evoluzionismo darwiniano una scienza.
Eppure il mensile Le Scienze ci prova e, nel numero in edicola, definisce tale teoria «sostenuta da prove sperimentali». Che non sia così lo ha, però, ammesso persino uno scientista doc come il matematico Piergiorgio Odifreddi, presidente onorario dell’Uaar-Unione Atei Agnostici Razionalisti: «Non esiste una teoria condivisa, che spieghi il passaggio dalla materia inorganica a quella organica», ha dichiarato.
L’evoluzionismo darwiniano è privo di qualsiasi connotazione scientifica: si basa, in realtà, su una semplice teoria filosofica, peraltro smentita dalle recenti conoscenze genetiche, che hanno sposato invece la teoria della «permanenza della specie». Prosegui la lettura »

Così la malavita degli stranieri cancella la “messa” di Natale (anche questo, però, è un frutto conciliare…)

Segnalazione di F.F.

A Bari nel multietnico rione Libertà il parroco abolisce la funzione di mezzanotte: «Pericoloso, qui c’è il coprifuoco»

di Ludovica Bulian

A volte accade che tra le polemiche politiche e le accuse incrociate di populismo, buonismo o razzismo faccia capolino la realtà.

A raccontare che nel cuore di Bari c’è un parroco che ha paura. Di tenere aperta la chiesa quando fuori cala il buio, quando i banchi si svuotano e lui si ritrova a chiudere i portoni guardandosi le spalle. Ne ha quanto basta da convincersi quest’anno a non celebrare la messa la notte di Natale.

Ci sono luoghi dove il disagio non è un sentito dire, come «qui, dove a una certa ora scatta il coprifuoco». «Qui» è il cuore del multietnico quartiere Libertà, zona popolare ad alta densità di immigrati, malavita e degrado. È stato il vice parroco della chiesa di Santa Cecilia, don Giovanni Lorusso, il primo ad avvertire che la liturgia di mezzanotte con ogni probabilità non si farà: «Abbiamo deciso di eliminare la celebrazione perché ormai, complici le abitudini dei baresi, ci sarebbe venuta pochissima gente». E perché il fuggi fuggi non ammette deroghe di orario neanche a Natale. Parole che descrivono una situazione «inaccettabile» anche per chi è in prima linea nel tentativo di favorire l’integrazione, di coniugare problematiche e soluzioni di un quartiere attraversato da un mix di criminalità, immigrazione e povertà pronto a esplodere dietro alveari di cemento. Don Giovanni non è una voce fuori dal coro. Gli altri parroci si uniscono al grido di allarme e sembrano tutti, o quasi, pronti alla ritirata. Questione di prudenza: l’ora tarda sconsiglia la celebrazione. Prosegui la lettura »

Ecco come Renzi vuole vincere le elezioni (o almeno evitare il disastro)

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Ecco come Renzi vuole vincere le elezioni (o almeno evitare il disastro)

Sarà una campagna elettorale durissima. I sondaggi fotografano una situazione allarmante per il Pd. Dopo la Leopolda, ecco quali sono le strategie di Renzi per la riscossa. (di Giulio Scranno, LEGGI)

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Le fake news sono una bufala, la verità è che abbiamo leader stanchi

Segnalazione Linkiesta

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Le fake news sono una bufala, la verità è che abbiamo leader stanchi

Le fake news sono le nuove scie chimiche. L’idea che qualche hacker stia influenzando la nostra campagna elettorale è francamente risibile. E mostra tutta la debolezza politica d’Occidente. (di Flavia Perina, LEGGI)

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“Solo il cattolicesimo può salvare la Francia. L’islam non sa cosa sia un ateo”

"Solo il cattolicesimo può salvare la Francia. L'islam non sa cosa sia un ateo"Segnalazione di Abbondio Dal Bon

Intervista a Michel Houellebecq: “Una religione è più difficile da distruggere di un sistema politico”. Macron? “Un enigma dell’ottimismo”. Scrive lo Spiegel – Valeurs Actuelles (24/11)

In un’intervista rilasciata al settimanale tedesco Spiegel e riadattata da quello francese Valeurs Actuelles, Michel Houellebecq esprime i suoi sentimenti sulla società e la politica francese. Il punto di partenza per la pubblicazione di questa intervista è stato la decisione del Consiglio di stato dello scorso 25 ottobre che ha ordinato la rimozione di una croce a Ploërmel che sovrasta una statua di Giovanni Paolo II. “Fondamentalmente, l’integrazione dei musulmani potrebbe funzionare solo se il cattolicesimo diventasse religione di stato”, sostiene l’autore del controverso romanzo “Soumission”, il libro in cui Houellebecq ha immaginato l’avvento al potere di un partito musulmano. “Occupare il secondo posto, come rispettata minoranza, in uno stato cattolico, i musulmani lo accetterebbero molto più facilmente rispetto alla situazione attuale. Il Profeta Maometto ha lasciato istruzioni sui cristiani, gli ebrei, ma nessuna sugli atei, non poteva immaginare l’esistenza di un ateo”. Prosegui la lettura »