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di Matteo Castagna

Un nostro caro ed affezionato lettore, il Professor Luciano Pranzetti, mi ha regalato quattro libri di cui è autore, sulla Divina Commedia, sulle figure di Dante e Virgilio. Una quadrilogia con dedica, di cui colgo l’occasione per ringraziare perché si tratta di un grandissimo lavoro di ricerca, che solo chi ama la letteratura e la teologia può scrivere.

Nel primo testo, “DANTE, LA DIVINA COMMEDIA TRA SACRA SCRITTURA, PATRISTICA E SCOLASTICA” (volume I, INFERNO, seconda edizione ampliata) si trova, oltre alle note dell’autore, alla spiegazione dell’iconografia di copertina, alla legenda delle sigle presenti nello studio, un’ampia e particolareggiata introduzione.

Da quest’ultima si evince che tale lavoro non è rivolto a qualsiasi lettore, sia per i termini specifici ed inusuali, sia per i concetti espressi, che solamente profondi conoscitori del Sommo Poeta possono recepire e apprezzare. Insolito l’uso del suffisso “ana-ano” al posto di “esco-esca”, entrati nel linguaggio letterario dei più. In pratica, Pranzetti sostiene che non si deve dire “dantesco” o “leopardesco” ma “dantiano” o “leopardiano”. Questo perché i suffissi “esco” portano una sfumatura dispregiativa.

Nella prefazione, assai approfondita, della Scrittura e delle opere della Scolastica e della Patristica, il lettore coglie subito il messaggio che probabilmente il Professore intende lanciare e cioè che Dante, oltre Sommo Poeta stilnovista è stato un Sommo Teologo. Su ciò si basa tutto lo studio successivo delle tre cantiche, dove si fa seguito per ogni versetto ai riferimenti specifici delle Sacre Scritture o agli scritti dei Padri della Chiesa (Il II volume è IL PURGATORIO, il III volume IL PARADISO, il IV “DANTE – VIRGILIO Corrispondenze Stilistiche, Appendice, florilegio di versi sentenziali”).

Penso al lavoro immane svolto da coloro che hanno “scovato” o “trovato” tali frasi dai testi succitati. Non so quante persone siano in grado di comprendere tale lavoro certosino e di apprezzarne l’utilità, anche dal punto di vista della crescita personale di Fede. Certamente si coglie un aspetto di genialità nell’opera omnia e che l’Autore ha approfondito e consolidato la sua Fede, grazie a una conoscenza veramente approfondita dell’Alighieri, che diviene non solo il più grande della letteratura italiana di sempre, ma anche il teologo più preparato che ha costruito i suoi libri sulla roccia della dottrina Cattolica di sempre. La valorizzazione della classicità, dell’insegnamento delle Sacre Scritture abbinate alle riflessioni di S. Agostino e S. Tommaso, costituisce l’elemento essenziale.

Chi ha il tempo e la passione per questi argomenti ed una base di preparazione iniziale, trova senz’altro la chiave di lettura che sta nel rilancio organico della Tradizione immutabile della Rivelazione come necessità imprescindibile. Insomma, leggendo questi preziosi testi si capisce quanto sia differente e superiore il livello di una formazione tomista rispetto a qualunque altra.