di Alessandro Montanari

Fake news, un'ottima ragione per avere torto

Fonte: Interesse Nazionale

Diffido del potere, disobbedisco alle mode, non venero il pantheon che ha trasformato Scienza e Tecnica in neo-divinità e a quelli che vengono  elevati a campioni della “ragione” preferisco d’istinto le pecore nere del “torto”. Non si nasce così, lo si diventa. Per disillusione e legittima difesa.

Da qualche tempo, infatti, “torto” e “ragione” non sembrano più categorie relative, definite dall’esito, costantemente provvisorio, di una sfida tra argomentazioni logiche e morali, ma categorie assolute che un arbitro invisibile ha decretato una volta per tutte in base alla regola, paradossalmente democratica, della maggioranza. Pensateci. L’idea più popolare è l’idea giusta. Lo stile di vita più comune è lo stile di vita giusto. Il cantante che vende più dischi è il cantante migliore. Il personaggio che ottiene più click sul web è il modello al quale assomigliare. Altrimenti? Altrimenti si è sbagliati.

Tutto discende dall’alto in un infernale meccanismo di suggestione, imposizione e imitazione che avrebbe come unico argine la coscienza critica dell’individuo indocile al richiamo del gregge. Qualunque ragioni lo animino – dall’anticonformismo al credo religioso alla laica fede nella libertà – costui è il pericoloso Prometeo che nei secoli è stato combattuto da ogni regime e ogni ideologia. Ecco perché spaventa, ma non sorprende, l’ultima trovata del Leviatano globale che da qualche mese ha introdotto nella lingua della nuova Babele virtuale nella quale viviamo una locuzione di chiaro sapore orwelliano: fake news.

Dopo aver ordinato all’intellighenzia cortigiana di dare spessore drammatico al concetto, collegando ad esempio il pericolo astratto delle notizie false al rischio di perdere la vita (vedi l’enfasi sui pazienti morti perché avevano dubitato dei vaccini – chi dubita della verità, muore), dalle parole si sta passando ai fatti. Il governo tedesco, che poi è la testa europea del governo-idra mondiale, ha approvato un incredibile testo di legge che stabilisce multe fino a 50 milioni di euro per i big del web (quale prodezza spacciare per martire della libertà la fabbrica stessa dell’omologazione!) che consentano la circolazione di “notizie false” sui siti d’informazione e persino sui blog personali.

Ma chi stabilisce se una notizia è falsa oppure è vera? Da giornalista posso dire che l’ardua sentenza può arrivare solo ex post, ad esempio da un tribunale (in seguito ad una querela) o talvolta dalla Storia, ma mai ex ante, per decreto di qualsivoglia autoproclamato Ministero della Verità. Altrimenti è censura. Una censura di carattere paternalistico che, rovesciando diabolicamente le categorie del Bene e del Male, nasconde dietro intenzioni protettive un colossale attacco alla democrazia. Perché selezionare le notizie significa selezionare il pensiero, selezionare il pensiero significa proibire il dissenso e proibire il dissenso significa svuotare la democrazia.

Fidatevi dei diffidenti. Ci sono ottime ragioni, oggi, per non semttere di avere torto.

DEDICATO A OLIVIERO BEHA, UOMO LIBERO E GIORNALISTA DALLA SCHIENA DRITTA