26178825_10214921105718928_1657068050_odi Giovanni Masini

Da Mosca. Passa anche dalle università, la strategia di espansione russa per imporsi come uno dei punti di riferimento a livello globale per quanto riguarda l’energia nucleare.

Negli ultimi cinque anni, infatti, i vari governi succedutisi sotto la presidenza di Vladimir Putin – con la breve eccezione del quadriennio 2008-2012, quando primo ministro fu proprio Putin – si sono molto dati da fare per sviluppare il sistema di istruzione superiore come veicolo per affermarsi geopoliticamente sulla scena internazionale. E lo sforzo è tanto maggiore per quanto riguarda le facoltà scientifiche delle università di eccellenza.

Un ruolo centrale è rivestito dal programma 5-100, varato nel 2013 per valorizzare e promuovere all’estero 21 università di eccellenza da tutta la Russia. Il ministero dell’Educazione e della Scienza attribuisce particolare importanza all’immatricolazione di sempre più studenti stranieri. Secondo i dati dall’Istituto di statistica dell’Unesco, il numero di studenti stranieri in tutta la Federazione è passato dai 136mila del 2008 ai 226mila del 2015. L’obiettivo del governo, spiega il dirigente del ministero Alexander Sobolev, è quello di “unificare lo spazio e il processo educativi” omologando le differenze fra i singoli istituti e soprattutto di risalire le classifiche nei ranking internazionali delle università.

Il sistema accademico russo, che pure è erede di una tradizione scientifica antica e famosa in tutto il mondo, ancora fatica a imporsi ai primi posti delle graduatorie. Per entrare nell’olimpo degli atenei più prestigiosi si è messa in moto una macchina che lavora in diverse direzioni: pubblicazione di ricerche sulle testate scientifiche internazionali più accreditate; partnership e programmi bilaterali con altri istituti esteri; contratti e collaborazioni con docenti stranieri.

Tutto per un solo scopo: attirare sempre più studenti dal resto del mondo, anche grazie ai costi molto contenuti delle rette d’iscrizione, e accreditare le università russe nei Paesi strategici per quello che riguarda le materie di studio più delicate.
Prendiamo ad esempio il caso dell’Istituto di Fisica e Ingegneria di Mosca, meglio noto come MePhi. Fondato nel 1942 dall’allora capo della ricerca sovietica sull’atomica Igor Kurchatov, rappresenta ancora oggi in tutta la Russia un punto di riferimento imprescindibile per lo studio e lo sviluppo dell’industria nucleare e delle sue applicazioni. Esso lavora in stretta collaborazione con l’agenzia federale per il nucleare Rosatom.

Non è un caso che le rappresentanze di studenti stranieri più nutrite provengano proprio da quei Paesi in cui la Russia mantiene interessi strategici.
E’ il caso della Turchia, che nel maggio 2010 ha concluso con Mosca un accordo per la costruzione della prima centrale, nella regione di Mersin, nel sud del Paese. Altri due impianti sorgeranno ad Ineada e a Sinope, nel nord. L’accordo del 2010 prevede anche che gli studenti turchi di ingegneria e fisica nucleare vengano formati nelle migliore università russe. Non è infatti una coincidenza che a MePhi studino ben 228 ragazzi e ragazze provenienti dalla Mezzaluna, costituendo di fatto una delle rappresentanze di stranieri più numerose. Il 28 febbraio prossimo se ne laureeranno 35, destinati a lavorare proprio nella centrale di Mersin.

Altri accordi sono stati stipulati nel 2010 con il Vietnam, che vanta ben 300 studenti nella prima università di Russia per il nucleare e rappresentanze molto nutrite provengono anche da moltissimi Paesi ex sovietici.
Non solo: le mire dell’orso russo si muovono anche in direzione di Paesi in via di sviluppo sparsi ai quattro angoli del globo. Rosatom sta stipulando accordi per la costruzioni di reattori in Zambia, Bangladesh e Bolivia. Significativamente, decine di studenti di ciascuno di questi Paesi sono immatricolati alla Mephi.
Importante, infine, la relazione con l’Egitto: i 33 studenti egiziani che otterranno la laurea nei prossimi anni andranno a lavorare saranno il primo suggello all’accordo fra Mosca e il Cairo siglato nel febbraio 2015, quasi 30 anni dopo che il Paese nordafricano aveva sospeso il proprio programma di ricerca nucleare dopo l’incidente di Chernobyl.

La Russia fornisce materiale, know-how e si occupa anche di formare i futuri tecnici, in modo che in avvenire la dipendenza da Mosca della gestione dell’energia nucleare in tutti i questi Paesi sia la maggiore possibile. L’obiettivo è chiaro: far sì che anche in campo energetico (e in futuro, chissà, forse pure per quanto riguarda le applicazioni militari) una parte del mondo sia costretta a guardare al Cremlino. La marcia per raggiungerlo è già iniziata.

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