Alberto Bagnai: "Il PD ha distrutto l'economia. I disoccupati sono almeno il triplo" “Le forze economiche che sostengono il PD non vogliono che scenda la disoccupazione, perché ciò che abbassa i salari aumenta le rendite. Il PD è il partito della rendita. Comprendendo sottoccupati e scoraggiati, l’Italia è in testa alla classifica sulla disoccupazione”

di Marco Dozio

Professor Alberto Bagnai, docente di politica economica, punta di diamante degli economisti contrari alla moneta unica, candidato per la Lega alle Politiche, Renzi ha detto che lei è un pericoloso estremista che vuole sfasciare tutto.

La mia candidatura è stata commentata dagli avversari politici come la dimostrazione del pericoloso estremismo della Lega. In particolare perché secondo i miei avversari politici io sarei uno che vuole sfasciare l’Europa. È divertente notare che immediatamente dopo, Toni Negri, forse leggermente più estremista del sottoscritto, ha rilasciato un’intervista a Vanity Fair nella quale auspicava che Bruxelles prendesse le redini del governo italiano. È la dimostrazione che esiste un provato estremismo tra i sostenitori del progetto europeo. Progetto che studiosi autorevoli come Vladimiro Giacchè, Luciano Barra Caracciolo e Giuseppe Guarino hanno dimostrato come sia incompatibile con la nostra Costituzione. Non a caso gli avversari che mi danno dell’estremista sono quelli che hanno cercato di cambiare La Costituzione. Da questo punto di vista i conti tornano. Per quanto riguarda l’estremismo: nessuno vuole la guerra e nessuno vuole sfasciare alcunchè. Studi come quello del Fondo monetario internazionale dimostrano che da quando siamo nell’eurozona è in atto una disgregazione delle strutture economiche dei paesi. Nel senso che l’euro avvantaggia i paesi forti e svantaggia quelli deboli. È assolutamente moderata e prudente la posizione di Salvini che si pone il problema di cosa fare ove mai uno scenario di disgregazione dell’eurozona non venisse arrestato. Quello che può arrestarlo, come dice Stiglitz, sarebbe la volontà politica dei paesi del centro dell’Europa di cooperare con la periferia dell’Europa. Ma vediamo ogni giorno di più che questa volontà non c’è. E anzi vediamo che Bruxelles si prepara a un’ulteriore stretta sul sistema bancario che rischia di metterci definitivamente in ginocchio, cosa di cui il nostro attuale governo pare essere inconsapevole. Questo non è essere moderati e prudenti, è essere estremisti: l’estremismo del mercato, l’estremismo del pensare che affidandoci totalmente ai mercati finanziari loro sapranno cosa fare di noi. E infatti lo sanno: carne di porco.

Renzi e il governo PD portano avanti questo tipo di disegno piegandosi ai diktat di Bruxelles?

È un dato oggettivo che ho analizzato nel mio blog in un post intitolato Renxit (uscita da Renzi): i governi a guida PD o quelli tecnici sostenuti dal PD hanno portato avanti il programma contenuto nella lettera della Banca centrale europea dell’agosto 2011. Tutto quello che la Bce chiedeva, punto per punto, è stato fatto. Ad eccezione di modificare la costituzione, lì non ci sono arrivati per il voto del dicembre 2016. Hanno fatto la riforma che rende più stringenti le regole di bilancio, introducendo il pareggio di bilancio in Costituzione. Hanno abolito strati amministrativi intermedi come le province, anche se in modo pasticciato creando confusione. Sono intervenuti ulteriormente sul sistema pensionistico, con la riforma Fornero. Hanno rivisto le norme che regolano l’assunzione e il licenziamento dei dipendenti, col Jobs Act. Queste misure sono state chieste dall’Europa 7 anni fa e dopo 7 anni vediamo quello che hanno prodotto: un disastro, un deserto nell’economia italiana. Questa agenda era sbagliata, perché impedisce allo Stato di avere quegli ammortizzatori che consentono di intervenire quando c’è bisogno di sostenere l’economia in caso di crisi.

A proposito di deserto dell’economia, PD e ministri vari rivendicano grandi risultati sul fronte economico, esultano per il tasso di disoccupazione attuale, attribuiscono meriti al Jobs Act.

Il governo rivendica di aver ottenuto grandi risultati ed è normale che lo faccia, siamo in campagna elettorale, ogni elettore è in grado di fare la tara a queste affermazioni. Dobbiamo capire quanto la ripresa che si sta manifestando nell’economia italiana sia dovuta all’azione del governo o non sia piuttosto dovuta al traino delle altre economie, che stanno facendo tutte meglio dell’economia italiana, e questo non ci viene detto.

Nel suo blog scriveva che i dati reali della disoccupazione sono molto più alti: sommando disoccupati, scoraggiati e sottoccupato si sfiora il 40%, saremmo in situazione peggiore rispetto a Grecia e Spagna. Ma in televisione ci raccontano che la disoccupazione diminuisce e che c’è la ripresa, gli elettori cosa devono pensare?

Salvini dice che lui vorrebbe un paese normale. Una mia definizione di paese normale: quello in cui viene considerato occupato solo chi guadagna abbastanza da mantenere se stesso e la famiglia. Io sono nato in un paese normale: a quel tempo lavorava solo mio padre, poi mia madre quando siamo cresciuti ha voluto dedicarsi a un’attività lavorativa, ma l’ha fatto per scelta, non perché costretta dalla fame. Adesso se non hai almeno due lavori non puoi mantenere una famiglia, e a volte non bastano nemmeno a mantenere un figlio. Le statistiche non sono truccate, si tratta di criteri statistici condivisi a livello europeo, ma come ho dimostrato nel post di agosto, l’Eurostat ha preso una decisione diversa rispetto a quanto avviene negli Stati Uniti, dove il Bureau of labour statistics (ufficio di statistica del lavoro) riporta sei definizioni del tasso di disoccupazione. La più ampia considera disoccupati anche i lavoratori che hanno un part time involontario, cioè coloro che vorrebbero lavorare a tempo pieno ma non gli è consentito, e anche i lavoratori scoraggiati, coloro che non risultano disoccupati perché non stanno cercando un lavoro avendo rinunciato a cercarlo. Se si adotta questo criterio, l’Italia è in testa alla classifica della disoccupazioneLe stime ufficiali della disoccupazione, fornite dal governo per tranquillizzarci, sottostimano molto il fenomeno: i disoccupati veri, coloro che non mantengono una famiglia col proprio lavoro, sono circa il triplo di quello che ci viene raccontato. E lo sono in conseguenza di una serie di riforme che hanno precarizzato il mercato del lavoro. Se sei in un sistema nel quale l’aggiustamento macroeconomico deve avvenire con l’abbassamento dei salari, perché il valore della moneta rispetto a tuoi partner commerciali è 1 a 1, essendoci l’unione monetaria, devi rassegnarti ad avere più disoccupati. Il PD è il partito che genera disoccupati, il partito della disoccupazione.

Disoccupati o sottoccupati ma con il bonus una tantum del governo…

Gli 80 euro, o il reddito che io chiamo di “qualcosanza” (cittadinanza, dignità ecc.) sono ovviamente misure palliative, perché ti non risolvono il problema di pianificare il futuro. Sono misure che tutti percepiscono come insufficienti e non mettono in circolazione nell’economia abbastanza liquidità. La strada è quella degli investimenti pubblici che dovrebbero però essere finanziati con la moneta per non creare ulteriore debito. Non ci sarebbe alcuna controindicazione, salvo quella di far aumentare l’inflazione, che però è quello che tutti vogliono, senza riuscire ad ottenerlo. Fare una politica di investimento per la riqualificazione dei territorio, per la stabilizzazione dei precari, per non togliere infermieri e medici dagli ospedali, attiva un percorso di crescita che rende il debito pienamente sostenibile. La verità è che le forze economiche che sostengono il PD non vogliono che scenda la disoccupazione, perché ciò che abbassa i salari aumenta le rendite finanziarie. Il PD è anche il partito della rendita. Non è il partito dell’economia sana e produttiva, ma quello della grande finanza. La struttura economica dice questo: un partito che difende la grande rendita finanziaria. E questa è una critica che viene fatta anche da sinistra.

L’immigrazione indiscriminata, oltre che allarme sociale, determina delle storture dal punto di vista economico?

Un importante economista keynesiamo come Skidelsky lo ha autorevolmente sostenuto: inserire persone in un contesto nel quale le tutele per i lavoratori sono state abbassate, con provvedimenti come il Jobs Act, amplifica gli effetti negativi. L’economia è un sistema di vasi comunicanti: se ci sono persone disposte a lavorare per poco, il salario tenderà ad abbassarsi. Esiste anche il problema dell’allarme sociale. Accogliere i rifugiati è un dovere, ma la percentuale di costoro rispetto al totale degli arrivi è minima. Assistiamo al fallimento delle politiche di integrazione, non solo in Italia: il fallimento deriva anche dal rifiuto di un insieme condiviso di valori. Integrarsi significa assimilare dei valori, ma se i valori non ci sono non puoi assimilare nulla, così siamo tutti disintegrati, noi autoctoni e chi arriva. Sappiamo che i governi precedenti a quello Gentiloni si erano impegnati ad assorbire l’immigrazione in cambio di flessibilità di bilancio da parte della Ue, sulla base dell’ipotesi che gli arrivi fossero un fatto congiunturale e non strutturale. Questa politica dell’accoglienza ha attirato un enorme numero di persone, alcune delle quali sono morte in circostanze drammatiche. In questo l’Ue ha avuto un atteggiamento pilatesco. In Austria è stata schierata la gendarmeria, a Ventimiglia hanno chiuso le frontiere: i nostri partner europei dicono possono accettare i rifugiati, ma non i cosiddetti migranti economici. Perché questi ultimi li dovrebbe accettare l’Italia? Non è questo il modo per risolvere il problema. Tant’è che le stesse persone che ci hanno esortato sulla strada dell’accoglienza, con argomenti molto di pancia, molto demagogici, ora dicono che l’accoglienza indiscriminata è negativa, posizione che molti hanno letto come un autentico voltafaccia.

 

 

 

 

 

 

Fonte: http://www.ilpopulista.it/news/7-Febbraio-2018/23157/alberto-bagnai-il-pd-ha-distrutto-l-economia-i-disoccupati-sono-almeno-il-triplo.html