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Il capo della potente milizia irachena Harakat al-Nujaba si è impegnato a schierarsi con il suo alleato libanese, Hezbollah, se scoppierà una nuova guerra con Israele. Lo riporta il The Times of Israel. Il segretario generale del movimento, Akram al-Kaabi, ha visitato nel pomeriggio di ieri la tomba del massimo comandante di Hezbollah, Imad Mughniyeh, pseudonimo Haj Radwan, per commemorare i dieci anni dalla sua morte avvenuta a Damasco. La commemorazione arriva durante la peggiore crisi militare fra Siria e Israele ma anche in una fase di estrema tensione fra Israele e Libano, con Hezbollah e le forze armate israeliane pronte a scendere di nuovo in guerra. Ma è una visita che dimostra anche l’assoluta solidità dell’asse sciita che da Teheran arriva nel Mediterraneo e dove le forze alleate dell’Iran hanno rinsaldato un’alleanza politica e militare che ora li porta ade essere tutti uniti in un fronte comune. Lo ha confermato al-Kaabi, che, a margine della cerimonia a Beirut, ha dichiarato: “Noi della resistenza irachena staremo con Hezbollah, e staremo con Hezbollah in ogni attacco israeliano o azione contro di essa“, dice Kaabi.

Un impegno che per gli iracheni equivale a onorare un patto siglato in questi anni fra le sabbie e le città della Siria e dell’Iraq e che vedrà Harakat al-Nujaba combattere con Hezbollah “in una sola fila, su un fronte unico, proprio come noi stavamo con loro su un singolo fronte in Iraq o in Siria”. Sia Harakat al-Nujaba che Hezbollah hanno combattuto al fianco delle truppe del governo siriano e di altre milizie alleate per cacciare l’Isis dalle principali città della Siria orientale l’anno scorso, tra cui Abu Kamal. Le due forze hanno dato un supporto estremamente importante alla Siria e ai suoi alleati e adesso si ritorvano a dover di nuovo pensare a una guerra, ma questa volta non con le bandiere nere del Califfato, ma con un avversario decisamente più forte.

La costruzione dell’asse mediorientale che si contrappone ai sogni di Israele rappresenta un mosaico di milizie diverse ma tutte unite da un avversario comune e da una sorta di vertice condiviso: l’Iran. L’Iraq, in questa guerra, ha rappresentato una vittoria politica per Teheran, che ha avuto la possibilità di risolvere il tentativo indipendentista del Kurdistan iracheno e ha creato le condizioni per il riconoscimento delle forze popolari sciite nella politica irachena. Oggi Baghdad, pur rimanendo comunque collegata alla coalizione internazionale, che ha contribuito alla liberazione dall’Isis in particolare con l’offensiva su Mosul, deve in ogni caso la sua sopravvivenza anche alle forze sostenute dall’Iran. Uno Stato che ha saputo gestire la guerra e le forze armate ad esso legate in maniera molto pragmatica e ottenendo un alleato di fondamentale importanza nello scacchiere mediorientale, come appunto l’Iraq.

In questa concitata fase della guerra in Siria, dove ormai è difficile anche capire quali siano i veri nemici e i motivi per cui si combatte, Israele sta cambiando radicalmente le dinamiche belliche. Finora i suoi raid sono stati chirurgici, mentre adesso ha dato il via a una campagna di bombardamenti a tappeto che hanno debellato circa metà della contraerea siriana. Queste azioni, unite alle crescenti tensioni con le forze libanesi di Hezbollah e con la convinzione che Siria e Libano compongano un fronte unico, comporta il rischio che da un incidente in Siria possa scatenarsi anche la guerra sul confine israelo-libanese. Un confine dove i motivi per muovere guerra, purtroppo, non mancano e dove la Russia sembra essere l’unica superpotenza realmente interessata a una tregua. Le continue visite in Libano di leader di altre forze mediorientali per sostenere Hezbollah dimostrano che Nasrallah non aveva torto quando affermava che una guerra con Israele “potrebbe aprire la porta a centinaia di migliaia di combattenti provenienti da tutto il mondo arabo e islamico per partecipare a questa lotta – da Iraq, Yemen, Iran, Afghanistan, Pakistan”. Non sarà una guerra uno contro uno, ma un incendio dalle proporzioni ancora poco quantificabili e che coinvolgerà tutto il Medio Oriente. Con una sola certezza: sarà più devastante dell’ultimo conflitto tra Israele e Libano.

Cristiani nel mirino: è questo il tema dell’incontro del 20 febbraiodurante il quale Fausto Biloslavo e Gian Micalessin racconteranno la realtà drammatica di chi è perseguitato per la propria fede. L’incontro si terrà martedì 20 febbraio alle ore 17 in via Gaetano Negri 4. I posti sono limitati. Per partecipare potete scrivere a info@gliocchidellaguerra.it o chiamare il numero 028566445/028566308

Fonte: http://www.occhidellaguerra.it/milizie-irachene-hezbollah-guerra-israele/