di Marcello Veneziani

Io voto Gengis Khan

Fonte: Marcello Veneziani

Io so chi vincerà le elezioni. Ha già la vittoria in tasca, a tavolino. Vorrei quasi dire imposto per legge elettorale. Vincerà più di quanto abbia vinto negli anni precedenti, facendo registrare numeri sempre più crescenti.

È una vittoria post-elettorale, una vittoria fondata sulla libera traduzione del voto ricevuto. Sto parlando dell’antico e rinomato PT, che è un fluttuante serpentone subparlamentare. Il Partito Trasformista.

Ho perso il conto di quanti hanno fatto il salto della quaglia e poi l’hanno pure replicato in direzioni inverse. Ne vedo tanti di precursori, troppi e fin troppo noti.

Il loro pittoresco testimonial è il mitico Razzi, che però è il meno trasformista di tutti e il più simpatico devoto di Kazzimiei.

Il più autorevole mutante è Grasso, che era un magistrato in odore di Forza Italia e ora guida i residui bellici del comunismo.

Il più spettacolare è Casini, che si candida a Bologna coi suoi nemici storici. Il più curioso è capitan De Falco, che non annoveriamo fra i traditori per ragioni coniugali ma perché sparlava dei grillini e ora si candida con loro; lui, l’eroe telefonico diventato Intrepido solo per aver pronunciato un’ingiunzione fallica al mitico Schettino.

L’avvocata dei saltafossi è la Buongiorno, passata da Andreotti a Fini e poi a Salvini, via Hunziker. Altre storie di mutanti, soprattutto nei centrini, potete trovarli in State sereni di Carlo Solimene, viaggio nella repubblica fondata sul tradimento.

Ma io non vorrei parlarvi dei casi personali e dei “traditori” in lista. No, io mi riferisco a un dato oggettivo, post-voto.

Il sistema elettorale è stato studiato apposta per non eleggere nessun governo e nessuna maggioranza. Allora l’unica variabile su cui contano le istituzioni, il sistema, è proprio quella risorsa infame che dai tempi del Connubio di Cavour, al Trasformismo di Depretis, ai Voltagabbana dal fascismo all’antifascismo, fino ai più recenti trans della politica, è sempre stata copiosa nella politica italiana. Non solo della repubblica, anche del regno, e forse dell’impero.

Non so cosa farà Mattarella all’indomani del voto, quando nessuno avrà i numeri per governare. Dicono che darà l’incarico a partire dalla maggioranza che avrà eletto i presidenti delle camere; ma si tratterà in ogni caso di alleanze postelettorali, sotto l’alibi del supremo interesse della nazione, e via sparando patriottiche cazzate.

Il trasformismo potrà riguardare interi partiti coi loro leader-fregoli, ma più probabilmente riguarderà mandrie di peones in transumanza. Saranno loro a vincere, a infiltrarsi nel governo e nel sottogoverno, a decidere e a costituire l’asse della nostra democrazia.

Capito la trasformazione in atto? Non più voltabandiera per interessi personali ma trasformisti per interesse nazionale. Immolarsi a tradire per la patria e per lo Stato. Non più fenomeni subparlamentari ma processi politici auspicati, a garanzia della governabilità.

Perché l’alternativa al trasformismo riesce persino più ridicola. Quando ci dicono tutti che se non vinceranno loro, giammai inciuceranno, e si ritornerà alle urne, ci stanno in realtà dicendo: state votando per finta, sono prove tecniche di trasmissione, simulazioni di voto, peggio che i sondaggi.

Poi si rivota a breve. E anche l’eroismo anti-inciucio della Meloni non si sottrae al grottesco; è come dire, noi puri vi garantiamo l’ingovernabilità, siamo persone d’onore…

L’impossibilità di un governo dà ai leader un’altra malefica risorsa: possono sparare le promesse più esagerate, tanto sanno che non avranno la maggioranza e allora diranno agli elettori: noi avremmo voluto realizzare il nostro fantastico programma ma non ci avete dato i voti, così dobbiamo scendere a compromessi e rinunciarvi, che peccato…

Allora vedi la campagna elettorale come un incubo grottesco, una via di mezzo tra il terribile film Melancholia con la sua tragedia annunciata e inevitabile e le comiche finali; un horror tra Dario Argento e Crozza.

Vedi poi che nessuno vuole confrontarsi con nessuno, facendo venir meno il fondamento di una competizione democratica. Poi per incoraggiarti a votare vedi le schede elettorali che necessitano di una laurea specialistica in Ermeneutica del Voto o di uno staff di consulenti per essere comprese e compilate correttamente.

Ma sai che tutto questo non servirà a niente.

E alla fine, vinca il peggiore. Ossia il trasformista che passando da una parte all’altra garantirà una maggioranza e scongiurerà di andare a votare a breve. Questa sarebbe democrazia? Per carità, aridatece non il dittatore ma il Faraone, lo Zar e il Gran Mogol, insieme. Io voto Gengis Khan.