Segnalazione di Redazione BastaBugie

Obiettivi di sviluppo sostenibile? In realtà si spinge per la diffusione planetaria di contraccezione e aborto
di Costanza Miriano

(LETTURA AUTOMATICA – con voce umana)
Non sono riuscita a leggere per intero le nuove Linee Guida Tecniche internazionali all’educazione sessuale approvate dall’Unesco. Non perché siano in inglese – è quell’inglese piatto e con pretesa di scientificità che non è difficile da capire neppure per me – ma perché mi fanno venire il mal di pancia. A cominciare dal titolo: “un approccio basato sulle prove”.
Altro che prove. Difficilmente ho letto qualcosa di così ideologicamente orientato, travestito però da scienza: una serie di giudizi apodittici sulla materia più intima e delicata che si possa immaginare. La sessualità riguarda la persona e il suo sviluppo integrale, ed è quanto di meno tecnico si possa immaginare. E’ quanto di meno provabile scientificamente, è proprio una di quelle cose in cui non si può parlare di evidenza. Non si può insegnare una tecnica per vivere bene la sessualità. Si può cercare di contribuire a formare persone mature ed equilibrate, che sapranno donarsi a qualcun altro e riceverlo a loro volta in dono.
L’altra cosa che mi ha bloccato la lettura è quella scritta piccola, apparentemente asettica, un’intestazione lassù in alto a sinistra: “obiettivi di sviluppo sostenibile”. Sappiamo che nella neolingua “sviluppo sostenibile” rimanda alla diffusione planetaria di contraccezione e aborto, non sia mai che si insegnino i metodi naturali per una paternità e maternità responsabile: la massa è considerata al pari delle bestie.
Non parliamo poi della foto di copertina: una fila di ragazzini poco più che bambini, che non dovrebbero neppure curarsi di questi argomenti, tanto meno di sviluppo sostenibile perché l’idea di avere figli non dovrebbe neanche sfiorarli, sono ancora bambini loro stessi. Ciliegina sulla torta: tra i finanziatori dell’opera di ingegno che vi trovate fra le mani c’è la multinazionale degli aborti, Planned Parenthood, beccata a vendere pezzi di bambini uccisi nel grembo materno. D’altra parte non c’è da stupirsi, visto che il consulente Unicef che ha messo mano alla Convenzione dei diritti del bambino, Peter Newell, compì abusi su minori, in compagnia di altri 3300 operatori del settore, che hanno stuprato sessantamila di quei bambini che in teoria avrebbero dovuto aiutare.

CHI CI STA DIETRO?
Comunque, senza far le pulci a ogni parola e sorvolando su finanziatori e autori (ovviamente con folta rappresentanza lgbt), diciamo subito che l’idea che il braccio armato dell’Onu ritiene insindacabilmente Giusta e Vera, da imporre a suon di ricatti – nei paesi africani per esempio chi non accetta i programmi Onu sulla contraccezione e l’aborto si vede sospendere i finanziamenti dal Fondo monetario internazionale – è questa, in soldoni: il piacere sessuale è un diritto per tutti, fin dalla più tenera età. Nessuno può mettere bocca sulla vita sessuale dei bambini, nemmeno i loro genitori. L’unica cosa da cui mettere in guardia l’umanità sono le gravidanze e le malattie sessualmente trasmissibili.
Ovviamente non con una condotta ordinata, ma grazie alla contraccezione, che è un diritto di base di ogni individuo, e su cui bisogna urgentemente informare i bambini prepuberi, in modo che quando poi sentiranno qualche prurito, invece che perdere tempo ad ascoltare se stessi, le proprie emozioni, a imparare il valore dell’attesa, dell’amore e del sacrificio, sappiano già come fare per soddisfare subito tutto, senza rischiare di pagarne nessuna conseguenza. Ovviamente nulla deve condizionare la condotta sessuale dei ragazzi, né la famiglia (non è fantascienza, in certi paesi cominciano a togliere la patria potestà se intralci), né il loro stesso essere sessuati, cioè maschio o femmina, perché tu sei chi ti senti, anche a seconda dei periodi, un essere fluido nella palude.
Io non sono brava a vedere i complotti, a scoprire chi c’è dietro: Soros, la massoneria, quei partiti mutati in radicali di massa che prima difendevano i lavoratori adesso questi pseudodiritti all’infelicità di massa (se la libertà portasse felicità, perché tutte quelle facce depresse in giro?).
Non so chi tenga le fila di questo gigantesco inganno. So che chi lo sostiene ha dalla sua grandi finanziamenti e appoggi che dire politici è riduttivo. So che parlano un loro codice, si mandano segnali di appartenenza (perché altrimenti Gentiloni sul punto di congedarsi ha citato come punto di onore far parte di un governo che ha realizzato le unioni civili e quell’altra follia delle DAT, che solo un paese massificatamente depresso può considerare un successo? Non c’era nessuna altra azione di governo da citare?).

CHE POSSIAMO FARE? AD ESEMPIO IL BUS DELLA LIBERTÀ
So che a forza di fare corsi nelle scuole, occupare tutta la comunicazione, alzare grida isteriche dal tono vittimistico – “siamo discriminati” – il costume e la percezione collettiva stanno cambiando. Esattamente come è successo con la 194, una terribile, pessima legge che però almeno permetteva l’aborto solo in caso di pericolo serissimo per la vita della donna, ed è diventata un mezzo di contraccezione di massa e di selezione eugenetica (tanto che anche nella Chiesa c’è persino chi non sa dire una parola sensata per impedire l’aborto a una donna spaventata che aspetta un bambino con sindrome di down): la legge viene massicciamente contravvenuta, ed è ormai un fatto di costume, ha cambiato la mentalità e  ha ucciso milioni di bambini, distrutto milioni di mamme.
Mentre il costume cambia, noi che armi abbiamo, a parte cercare di vivere meglio che possiamo testimoniando che c’è una bellezza e una convenienza (ma non basta a fermare una mamma che ha deciso di abortire, lo posso provare, non basta neanche dirle che adotterai tu suo figlio)? Che possiamo fare davanti all’Onu, all’Unesco, al Fondo Monetario, al Ministero della Pubblica istruzione, all’Unar che neanche distrutta dagli scandali hanno accettato di chiudere, anzi? Che possiamo fare davanti alla nuova offensiva lgbt nelle scuole che si sta preparando? […]
In questa battaglia contro la colonizzazione ideologica che è peggio dei campi di rieducazione dei grandi totalitarismi del ‘900 – lo ha detto il Papa – noi chiediamo la libertà, anche se siamo certi che la libertà non sia fare ciò che vuoi, ma ciò che è vero. E chiediamo che su una sfera eticamente sensibile come quella della sessualità a nessuno venga imposta un’educazione che non sia condivisa dalla famiglia, e che non sia contro la verità sull’uomo. Eppure a nessun ragazzo il vero va versato nella testa come se fosse un recipiente vuoto. Andrebbero accese, solo accese le domande di verità che ogni ragazzo già ha da solo.
Come Davide con la fionda e i sassi, noi abbiamo solo un grande popolo pronto ad alzarsi in piedi. Abbiamo le Sentinelle in Piedi. Abbiamo le tante anime del popolo del Family day. In questi giorni abbiamo il Bus della Libertà partito ieri da Reggio Calabria e diretto a Roma il 27 febbraio.
Non abbiamo molto, e persino nella Chiesa c’è chi non sta al nostro fianco. Non abbiamo molto, ma sappiamo di essere dalla parte della Verità, ed è tutto quello che conta.

Titolo originale: Non abbiamo molto, ma sappiamo di essere dalla parte della Verità
Fonte: Blog di Costanza Miriano, 21 febbraio 2018