Dopo Oxfam anche Medici senza frontiere ammette: “Da noi 24 casi di abusi, 19 operatori già licenziati”

di Fausto Biloslavo

E adesso salta fuori che pure i duri e puri di Msf, i Medici senza frontiere, hanno le mele marce in casa, che si sono macchiati di molestie e abusi sessuali.

Solo lo scorso anno la potente Ong ha registrato 24 casi a luci rosse, in gran parte fra membri dello staff. Non è escluso, però, che riguardino pure personale locale assoldato in zona di guerra o emergenza. Non solo: Msf ammette che due casi coinvolgono direttamente le vittime «cioè pazienti o membri della comunità» dove intervengono i Medici senza frontiere. Non ha la schiena poi così dritta la grande Ong, che ci porta i migranti dei barconi in casa rifiutando di firmare il codice di condotta del Viminale e denuncia gli stupri nei centri di detenzione in Libia come se fosse colpa dell’Italia.

Nel 2017 Msf, che conta 40mila dipendenti, ha ricevuto 146 denunce riguardanti abusi di potere e molestie sessuali. Un numero minimo, ma relativo solo allo scorso anno. Pur sempre un neo per chi fa dello spirito umanitario un imperativo morale e chiede soldi, soprattutto ai privati, in nome di una reputazione integerrima anche se un po’ talebana come nello specifico dell’accoglienza ai migranti. «Quaranta casi sono stati identificati come abusi o molestie in generale emersi da indagini interne e 24 di essi a sfondo sessuale» spiega Msf in un comunicato. Diciannove persone non meglio identificate, neppure con la nazionalità oppure per i paesi o progetti dove hanno fatto sesso con i soldi dei donatori, sono stati licenziati. «Non tolleriamo nessun abuso fisico o psicologico contro individui, molestie sessuali, relazioni con minorenni oppure comportamenti del nostro staff che sfruttino la vulnerabilità di altri, né degli impiegati che traggono vantaggio dalla loro posizione per un vantaggio personale» tuona Msf. Però suona un po’ tragicomico che i Medici senza frontiere si vantino «della trasparenza» nell’avere diffuso autonomamente i dati, di un solo anno. La sede centrale di Parigi lo ha fatto in seguito allo scandalo Oxfam, che si sta allargando. Prima di venire chiamata in causa per l’iceberg degli scandali sessuali legati alle Ong, che sta emergendo da un mare di silenzi e coperture. E sarebbe meglio che saltassero fuori anche i nomi degli «umanitari» licenziati, almeno nel circuito delle Ong, altrimenti si ripeteranno casi clamorosi come quello del belga Roland Van Hauwermeiren. Il Times di Londra ha scoperto che il capo della missione Oxfam ad Haiti dopo il terremoto del 2010, dove organizzava «orge alla Caligola» con i soldi dei donatori, era stato messo alla porta da un’altra Ong quattro anni prima. In Liberia usava gli autisti di Merlin per adescare ragazzine e portarsele nella sede dell’organizzazione umanitaria. Dopo Haiti ed il licenziamento «onorevole» è riuscito a lavorare ancora in Bangladesh con una Ong francese. Secondo la stampa britannica è stato assunto perché Oxfam non ha segnalato il caso. Al contrario, per il direttore di Oxfam Italia, Roberto Barbieri, aveva «fornito referenze false», che, se così fosse, nessuno ha controllato.

Ieri si è dimessa da «ambasciatrice» di Oxfam l’attrice britannica, Minnie Driver. Su Twitter ha scritto: «Tutto quel che posso dire di queste orribili rivelazioni è che sono distrutta per le donne usate dalla gente mandata là per aiutarle». Ed è spuntata una nuova ombra. Lan Mercado, responsabile delle missioni all’estero di Oxfam, ha rivelato alla Bbc che fra il 2009 e 2013 ci sono state altre denunce di abusi sessuali da parte di personale umanitario in Bangladesh, Nepal e Filippine. Nella maggior parte dei casi l’Ong non li ha resi pubblici preferendo lavare i panni sporchi in casa.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/news/politica/se-molestie-sono-umanitarie-crolla-mito-unaltra-ong-1494660.html