di Marcello Veneziani

Vecchi e nuovi opposti estremismi

Fonte: Marcello Veneziani

Piazzisti vs populisti
Vogliono farci credere che il tema del giorno sia fascisti contro antifascisti, o in subordine, il riaffiorare degli opposti estremismi. E invece il derby che si sta giocando in Italia è un altro: è piazzisti contro populisti.

Le quattro forze principali che si dividono il campo politico ed elettorale sono infatti due coppie asimmetriche.

Ci sono da un versante i populisti, i grillini e Salvini. E ci sono contro di loro due formidabili piazzisti, Berlusconi e Renzi. Poi ci sono le loro controfigure soft come Gentiloni, Di Maio, Tajani (Salvini non è dotato di protesi).

Se i populisti soffiano sul disagio della gente e sulla protesta antipolitica o antiimmigrati, i piazzisti fanno la loro propaganda porta a porta, puntano a prospettare mirabili vantaggi personali prima che sociali. Soldi qua, pensioni là, canoni tv graziati, sgravi prodigiosi, abbuoni miracolosi, dentiere, cibo per cani e gatti, trascurati i cavalli e i canarini.

Questo è l’avvilente spettacolo che abbiamo dinanzi.

Per i piazzisti il pericolo numero uno sono i populisti, ma poi senti cosa sparano loro e ti accorgi che il lato peggiore del populismo li accomuna ai loro stessi nemici. La teoria degli estremi che si toccano o degli opposti estremismi si potrebbe applicare senza colpo ferire al derby elettorale piazzisti-populisti.

Renzi grilleggia già da un pezzo, Berlusconi, già pop, curiosamente avversa i populisti ma poi si allea a Salvini e a Meloni, che è mezza populista e non per ragioni di statura.

Rossi vs neri
Che dire invece dei riaffiorati episodi di estremismo rosso e nero? Che la violenza è da condannare duramente senza se e senza ma, da qualunque parte provenga. D’accordo.

Ma bisogna pur capire e distinguere alcune cose.

La prima. I reati dei fascisti sono soprattutto simbolici, e a volte non sono considerati neanche tali, come i saluti romani nelle commemorazioni, e il richiamo proibito al fascismo. I reati dei rossi – antagonisti, centri sociali, anarco-insurrezionalisti, neo- comunisti – sono soprattutto fisici, reali, su persone e cose.

Quando manifestano i rossi, i neri non scendono in piazza per impedirlo né tantomeno chiedono di vietare le loro manifestazioni.

Invece quando manifestano i neri, i rossi chiedono di impedirlo e cercano di farlo loro, con la forza. Di conseguenza, i rossi si scontrano con le forze dell’ordine e li attaccano; i neri assai meno.

Poi, nello specifico: i due movimenti neri più accusati dai media e dalla piazza, vale a dire CasaPound e Forza nuova, si sono presentati alle elezioni, aspirano a far comizi e campagna elettorale e una democrazia saggia dovrebbe incoraggiare i gruppi radicali che cercano di essere inclusi nella democrazia parlamentare.

Invece i centri sociali rossi non si presentano alle elezioni, non cercano il consenso, non vogliono entrare in parlamento, ma vogliono restare selvatici, extraparlamentari.

E poi. Gli ultimi episodi eclatanti di violenza mostrano che gli atti compiuti dai neri sono soprattutto ad opera di singoli squilibrati, invece gli atti compiuti dai rossi sono sempre collettivi, ad opera di gruppi organizzati.

Infine, la violenza dei fascisti è gridata in prima pagina, perseguita e deprecata dalle istituzioni, con grande enfasi. E anche se compiuta da singoli soggetti è ricondotta a mandanti morali e politici, fatta risalire a forze politiche di centro-destra, etichettata come fascista, razzista.

Invece la violenza dei rossi è meno strombazzata nei media, schermata dietro analisi sociologiche, deviata in contesti marginali, mai ricondotta a responsabilità, piani eversivi, mandanti morali e politici presenti nel sistema, mai definita comunista e antifascista anche quando si dichiara tale, presentata con titoli anodini che prefigurano già le “vendette” dei fascisti; mai etichettata, con la scusa che la violenza non ha colore – come scriveva la Repubblica che fino al giorno prima dava colore nero-fascista ma quando la violenza è rossa “non ha colore”.

Il fazioso daltonismo radical.

Se il teorema idiota di Saviano e Manconi sul mandante morale della sparatoria di Macerata fosse applicato sempre, allora dovremmo dire che i mandanti morali dell’agguato sanguinoso di Palermo siano Boldrini, l’Anpi, la sinistra, la Repubblica, gli stessi Saviano e Manconi…

Alle origini c’è un’indulgenza culturale e politica verso la violenza in nome dell’antifascismo rispetto a quella nel nome del fascismo.

E permane l’antica e manichea distinzione tra le due violenze teorizzata da Gramsci in Parlamento in polemica con Mussolini: noi condanniamo la violenza fascista perché regressiva ma difendiamo la violenza comunista perché progressiva. Ovvero la nostra è per il bene dell’umanità, nel senso della storia, la vostra no.

Chi lo stabilisce? I comunisti stessi, che sono giocatori, arbitri e giudici. Cent’anni dopo siamo ancora là.