Segnalazione di Corrispondenza Romana

di Lupo Gori

Boom della “Lega” e del “Movimento 5 Stelle” (M5s), contenuta crescita di “Fratelli di Italia”, forte calo di “Forza Italia” e storico tracollo del “Partito Democratico”. Il ciclone “Burian”, dopo essersi abbattuto sulle strade del nostro paese irrompe sui palazzi della politica, cambiando i connotati del Parlamento che esce sconvolto dall’ultima tornata elettorale.

Il voto del 4 marzo 2018 sancisce infatti la fine del classico bipolarismo, portando a galla quelli che sono i sentimenti e le istanze del “paese reale”. In tal senso, esso rappresenta uno spartiacque memorabile per la storia politica del nostro paese che vede gli elettori italiani, sulla scia di un ormai consolidato trend europeo, voltare definitivamente le spalle all’Europa di Bruxelles e ai tradizionali partiti “moderati” per abbracciare e premiare le due principali compagini sovraniste e anti-sistema, “Lega” e “Movimento 5 Stelle” (M5s), guidate da due leader additati dall’establishment nostrano ed internazionale come “impresentabili” e la cui affermazione politica, fino a poco tempo fa, era considerata del tutto utopistica. Riportiamo di seguito i dati statistici complessivi suddivisi per Camera e Senato.

Camera dei deputati

La coalizione di centro-destra di “Lega”, “Forza Italia”, “Fratelli d’Italia” e “Noi con l’Italia”, con il 37%, ha ottenuto nel complesso 260 seggi; il “Movimento 5 Stelle”, il partito più votato con il 32,68% delle preferenze, ha ottenuto 221 seggi; il “Partito Democratico” con il 22,85%, 112 seggi; per ultimo, “Liberi e Uguali”, superando di poco lo sbarramento del 3%, è riuscito ad aggiudicarsi 14 seggi.

Senato della Repubblica

Al Senato, dei 315 seggi totali, 135 sono andati alla coalizione di Centro-destra che ha raggiunto il 37,49%112 al “Movimento Cinque Stelle” che ha ottenuto il 32,22%57 al “Partito Democratico” con il 22,99% e infine 4 a “Liberi e Uguali” che anche qui ha superato di poco la soglia minima attendendo il 3,28%. Se non è possibile, al momento, delineare scenari certi, è certamente possibile decretare i vincitori e i vinti delle elezioni politiche per eleggere il governo numero 66 della storia della Repubblica Italiana.

Il primo indiscusso vincitore è la “Lega” di Matteo Salvini che supera “Forza Italia” e quadruplica il suo risultato rispetto alle elezioni di 5 anni fa, passando dal 4% a quasi il 18%. Affermazione che comporta il cambio della guardia alla guida del “Centrodestra” con l’abdicazione di Silvio Berlusconi, che si vede sfilare la leadership dal leader del Carroccio.

Il Centro-destra che esce vincente dalle urne è infatti una coalizione trainata dalla “Lega” e non più da “Forza Italia” e la netta vittoria di Salvini rappresenta un sonoro schiaffo alle ipotesi di larghe intese ventilate nelle ultime settimane. Con l’attuale quadro politico mancano del tutto i numeri per potere architettare un qualsiasi genere di “inciucio” politico.

Il secondo vincitore, al di sopra delle attese, è il “Movimento 5 stelle” che ha registrato un vero e proprio boom, passando dal 25,5% del 2013 al 32,5 e diventando così il primo partito più votato dell’emiciclo.

È interessante sottolineare come il partito di Grillo abbia fatto incetta di voti al Sud dove la Lega, nordista, era “invotabile” andando quindi probabilmente a “giocare” su un terreno più facile ed intercettare così parecchi voti “persi” dal Pd e da Forza Italia. Luigi Di Maio e i suoi candidati si aggiudicano infatti Puglia (24 collegi a 0), Campania, Sicilia (28 collegi a 0), Sardegna e Calabria.

Il leader del M5s si è tolto anche la soddisfazione di vincere con un largo 60% contro il nemico numero uno della sua campagna elettorale, Vittorio Sgarbi, candidato contro di lui nel suo collegio natio di Acerra.

Il terzo vincitore, seppur in maniera molto più contenuta, è il partito di Giorgia Meloni, Fratelli d’Italia, che ha ottenuto il 4,35%, un risultato un po’ sotto alle aspettative, che è stato eroso dalla grande affermazione della Lega al di fuori delle proprie abituali roccaforti territoriali, ma che rappresenta comunque un balzo in avanti se si considera che alle scorsa tornata elettorale del 2013 FDI aveva ottenuto 660.000 voti alla Camera, pari al 1,96%, e 590.000 voti al Senato (1.92%), arrivando ad eleggere nove deputati e nessun senatore.

Veniamo ora agli sconfitti. Le urne, nel complesso, attestano una Sinistra al minimo storico In primis, il grande sconfitto è il “Partito democratico” che con il suo segretario Matteo Renzi è precipitato dal 40% delle elezioni Europee e dal 25,43% del 2013, sotto la guida di Pier Luigi Bersani, ad un misero 18,7%. Un altro dato per comprendere la portata della sconfitta di Renzi: Bersani nel 2013 aveva ottenuto, tra Camera e Senato, 290 seggi, Renzi oggi ne racimola solo 169.

Impossibile non dimettersi di fronte ad una debaclè del genere. Sempre nella colazione di centrosinistra, è flop anche per il partito di Emma Bonino, “+Europa”, che si ferma al 2.5%, ben al di sotto della soglia di sbarramento fissata al 3%. Ma, paradossalmente, la Bonino scaraventata dalla porta e riuscita a rientrare dalla finestra riuscendo ad imporsi nel collegio senatoriale di Roma 1 con oltre il 38% dei voi sul candidato del centrodestra Federico Iadicicco, fermatosi al 32%.

Elezioni amare anche per “Liberi e uguali”, il partito composto dagli scissionisti del Pd, Pierluigi Bersani, Massimo d’Alema, Laura Boldrini e Pietro Grasso che si colloca al 3,5%, un magro risultato, molto al di sotto di quelle che erano le aspettative.

Anche nella colazione vincente di “Centrodestra” vi sono però degli sconfitti: il primo, è il partito di “Forza Italia” che passa dal 21,56 del 2013 al 14,5%, un dato molto inferiore all’asticella del 20% posta dal suo presidente Silvio Berlusconi, che suona anche come una netta bocciatura degli italiani alle sue anacronistiche politiche “centriste”, prone ai burocrati di Bruxelles.

Il secondo sconfitto è “Noi con l’Italia”, la cosiddetta “Quarta gamba” che, è il caso di dirlo, “finisce gambe all’aria”. Il neo partito liberale-cattolico di Fitto, Cesa e Lupi, non arriva infatti nemmeno al 2%, un risultato catastrofico per i “democristiani del terzo millennio” che aspiravano non al “minimo sindacale” del 3% ma addirittura al 6% così da poter assumere il ruolo di ago della bilancia nelle decisive alleanze post-voto.

Delude anche “Casapound Italia” che, nonostante la forte esposizione mediatica, si colloca sotto all’obbiettivo fissato dal suo leader Simone Di Stefano che così aveva commentato subito dopo la chiusura delle urne: “Sotto l’1% sarebbe una sconfitta, noi aspiriamo a superare lo sbarramento. Nell’ultimo mese siamo cresciuti tanto. Siamo stati determinati a non accogliere provocazioni”.

Finisce in una sorta di “pareggio”, infine, la prestazione del “Popolo della Famiglia” di Mario Adinolfi che al suo debutto elettorale a livello nazionale ottiene lo 0,66% con circa 220.000 voti. Un risultato, di poco al di sotto di quello di “Casapound”, che appare più che dignitoso tenendo conto del totale oscuramento mediatico subito dal partito di Adinolfi.

Infine, per completare il quadro, segnaliamo alcune illustri sconfitte ad personam: Massimo D’Alema, arrivato ultimo nel suo collegio storico di Nardò nel Salento; il presidente della camera Pietro Grasso, anche lui quarto a Palermo; il ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, sconfitto a Ferrara dalla candidata del centrodestra; il ministro dell’interno Marco Minniti, terzo nella corsa vinta dal Movimento Cinque Stelle; perde anche il ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli, che nel collegio di Pisa, arriva seconda dietro alla candidata del centrodestra Rosellina Sbrana. Silurata, con un misero 4,55%, anche la presidente della Camera Laura Boldrini candidata con “Liberi e Uguali” nell’uninominale per la Camera di Milano dove è risultato vincitore Bruno Tabacci del centrosinistra con il 41%. Molti di questi personaggi sono stati ripescati con i cosiddetti “collegi paracadute”.

*I giudizi sono dell’autore e non per forza coincidono con quelli di questo sito.