Segnalazione di Corrispondenza Romana

I timori si sono tramutati in realtà: ieri per la prima volta, a distanza di una settimana dai fatti, il presidente nigeriano, Mauhammadu Buhari, ha riconosciuto che almeno 110 alunne della Girls Science Secondary School di Dapchi, nel nord-est del Paese, sono state effettivamente rapite da Boko Haram nel corso dell’attacco sferrato lo scorso 19 febbraio. La notizia è stata data durante un incontro con una delegazione di ex-ostaggi del gruppo jihadista, rilasciati all’inizio del mese: «Ho ordinato a tutte le agenzie di sicurezza del Paese di tutelare le nostre scuole – ha dichiarato il Capo di Stato – e di ridare alle loro famiglie le ragazze sequestrate».

In un primo tempo le autorità avevano negato l’ipotesi del rapimento, ipotizzando che semplicemente potessero essersi disperse nei villaggi vicini, per sfuggire alla furia omicida dei terroristi islamici. Si è dunque ripetuto purtroppo quanto accaduto a Chibok nell’aprile 2014: all’epoca furono 276 le liceali finite ostaggio di questa banda criminale. Muhammadu Buhari venne eletto l’anno successivo con la promessa di riportarle a casa e di sradicare il gruppo jihadista. Una parte, effettivamente, rientrò, dietro concessione di lauti riscatti e di rilasci di pericolosi prigionieri.

Ora però il governatore dello Stato di Yobe, dove è avvenuto il nuovo blitz, ha criticato l’assenza di sicurezza nel suo territorio ed ha evidenziato come a Dpachi, al momento dell’assalto, non vi fosse alcun presidio militare. Boko Haram, dal 2009, ha già provocato oltre 20 mila morti e 2,6 milioni di sfollati.