LAPRESSE_20180414170403_26176266di Lorenzo De Vita

Per l’intelligence israeliana, l’attacco in Siria da parte di Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna, non ha raggiunto i suoi obiettivi. “Se il presidente Trump ha ordinato lo strike solo per dimostrare che gli Stati Uniti hanno risposto all’uso di armi chimiche da parte di Assad, allora questo obiettivo è stato raggiunto”. ha detto un alto funzionario dei servizi di Israele a Ynetnews. “Ma se c’erano altri obiettivi, come paralizzare la capacità di lanciare armi chimiche o dissuadere Assad dal riutilizzarle, allora è molto dubbio che qualcuno di questi obiettivi sia stato raggiunto“.

Parole non troppo diverse da quelle pronunciate da un altro funzionario dell’intelligence di Tel Aviv. “La dichiarazione di ‘missione compiuta’ e quella secondo cui la capacità di Assad di usare armi chimiche sia stata colpita in modo fatale, non hanno alcuna base”. E se queste affermazioni del Mossad hanno un peso, allora è possibile che la pressione di Israele sull’Occidente sarà ancora una volta molto incisiva.

I media israeliani da tempo sostengono che l’attacco in Siria ad opera delle forze occidentali si sia rivelato una netta vittoria di Bashar al Assad. Il bombardamento è stato molto limitato e assolutamente poco incisivo. Inoltre, come sottolineato da più parti, il fatto che buona parte dei missili da crociera lanciati dalle forze occidentali sia stata abbattuta, mostra un problema di efficacia dell’attacco. Inoltre, a detta dei funzionari israeliani intervistati, il fatto che il raid fosse annunciato e che non siano sprigionati gas tossici dagli edifici colpiti, dimostrerebbe che le armi chimiche e le componenti già non erano più presenti in quei depositi. In sostanza, l’idea è che le armi chimiche siano altrove, non che non ci siano mai state.

Questo cosa significa? Significa che per il governo israeliano e per le sue forze armate, il problema della Siria resta esattamente identico a prima. Per Tel Aviv non c’è stato alcun cambiamento nella realtà militare siriana. E quei raid hanno soltanto aiutato il governo siriano senza fare nulla per aiutare la causa israeliana contro Damasco e contro la presenza iraniana.

Leggendo tra le righe di queste affermazioni dei funzionari dell’intelligence di Israele, il messaggio dunque è molto più chiaro di quanto sembri. Se Israele crede che Bashar al Assad abbia ancora pieno controllo del suo presunto arsenale chimico, allora Israele si sentirà autorizzato a colpire nuovamente in territorio siriano. Oppure, dal momento che il suo obiettivo resta la presenza dell’Iran ai suoi confini, premerà affinché l’Occidente faccia ulteriori sforzi contro il governo siriano.

Lo scenario, dunque, si fa sempre più pericoloso. Israele non sembra contento di quanto avvenuto in Siria. Non ha avuto alcuna dimostrazione di forza come voluto dopo il presunto attacco chimico di Douma. E non ha ricevuto alcuna garanzia sulla questione della presenza iraniana non troppo lontano dai suoi confini. E il fatto che abbia confermato di essere l’autore dell’attacco alla base T-4 vicino Palmira, dimostra che Israele non ha alcun interesse a ritirarsi dal grande gioco siriano.

Un gioco che però sta diventando sempre più inquietante. L’Iran ha giurato vendetta dopo la morte dei suoi consiglieri militari e dopo un raid che ha distrutto buona parte dell’arsenale di droni dell’Iran in territorio siriano. Dall’altro lato, il raid ha certificato per certi versi anche l’isolamento di Israele rispetto alla strategia dell’Occidente (che ha attaccato poco e male) e della Russia, che adesso può si può rivalere proprio contro chi ha fatto di tutto per ostacolare la sua campagna in Siria: e cioè proprio Israele.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/redirect/mondo/raid-siria-stato-flop-dicono-pure-i-servizi-segreti-1516472.html

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