Altre notizie dal mondo gay (sempre meno gaio): a Roma un asilo abolisce le feste del papà e della mamma, mamma e mamma atto illegittimo dell’Appendino, diocesi di Torino critica la registrazione di due mamme
da Corrispondenza Romana

(LETTURA AUTOMATICA)

Disgustoso, ora, per “celebrare” il sedicente “orgoglio-gay”, anche i negozi Disney hanno varato una linea di merchandising a tema, come le orecchie “arcobaleno” di Topolino o le spille Lgbt da collezione. Il che non deve tuttavia più di tanto stupire: secondo quanto denunciato dall’agenzia d’informazione InfoCatólica, la Disney avrebbe più volte ospitato i «Gay Days» annuali non ufficiali a Disneyland e Disneyworld, suscitando critiche anche nello stesso mondo Lgbt.
Si tenga presente che durante i «Gay Days» sono previsti appuntamenti come fetish party quali il concorso per l’elezione di «Mr. Leather» oppure il «Bingo Porno XXX» ed altri eventi con nudi almeno parziali. La Disney in questi anni ha compiuto anche notevoli sforzi per “normalizzare” l’omosessualità tra i bambini anche attraverso la propria programmazione televisiva, genitori attenti! Ad esempio, con la serie I Fosters, andata in onda per cinque stagioni, dal 2013 al 2018, su ABC Family e ABC Spark in Canada. Questa serie è stata creata da Bradley Bredeweg e Peter Paige, dichiaratamente omosessuali: nella prima stagione segue le vicende della sedicente “famiglia” Foster, una coppia di lesbiche con bimbi biologici e adottati; nella seconda stagione, passa dall’omosessualità adulta a quella infantile: Jude, l’ultimogenito 14enne, bacia Connor, l’amico di scuola, che lo ha difeso quando fu vittima di episodi di bullismo.
Altra coppia lesbica nel 2014 nel corso del programma Buona fortuna Charlie, realizzato dalla Disney Channel. Nel 2015 la Walt Disney Company ha dato sostegno ad oltre 379 società, che premono sulla Corte Suprema degli Stati Uniti, affinché rimuova qualsiasi veto statale al “matrimonio” gay. Nel 2016 ecco un’altra coppia omosessuale nel cartone animato Gravity Falls, trasmesso da Disney Channel, quella dello sceriffo Blubs e del deputato Durland. Così ha dichiarato il creatore del programma, Alex Hirsch, circa i colloqui avuti in merito con la censura della Disney: «Sostanzialmente hanno ammesso che non v’erano buone ragioni per cambiarlo, però avevano “ricevuto lamentele da diversi genitori omofobi e preferivano evitarsi i mal di testa». Arrendersi, però, a suo giudizio, avrebbe significato essere «fondamentalmente ostaggi degli intolleranti», “rovinare” il prodotto, quando «il peggio che può succedere è ricevere qualche lettera. A chi importa?». È chiaro come, con tali premesse, la strategia ormai sia più che chiara…

Nota di BastaBugie: ecco altre notizie dal gaio mondo gay (sempre meno gaio).

ROMA: ASILO ABOLISCE LE FESTE DEL PAPÀ E DELLA MAMMA

In un asilo romano le pressioni di una coppia omosessuale hanno portato all’abolizione delle feste del papà e della mamma, sostituite da una generica e politically correct “festa delle famiglie”. Il 12 maggio, nella seconda domenica del mese, quando, come da tradizione, in tutto il mondo si celebrerà la festa della mamma, i bambini dell’asilo Chicco di Grano nel quartiere Ardeatino a Roma non potranno dunque festeggiare la loro mamma per non “discriminare” il loro compagno che una mamma non ce l’ha in quanto “figlio” di due papà.
Tale decisione ha suscitato le sconcertate proteste dei genitori che, attraverso l’associazione Articolo 26, hanno rivolto una protesta formale contro i vertici dell’asilo inviando un reclamo al municipio e sottolineando come la scelta di eliminare le tradizionali feste del papà e della mamma sia una “discriminazione al contrario presa dopo le pressioni di una coppia omosessuale”.
Pronta la replica del Municipio che – ha fatto sapere l’associazione Articolo 26 – ha difeso la scelta della scuola “facendo intendere che le due secolari celebrazioni sono ideologiche e divisive e quindi ormai da cancellare con una più inclusiva festa delle ‘famiglie'”. Per Articolo 26 si tratta di “una risposta grottesca poichè è divisivo ledere i diritti di tutti gli altri genitori e bambini ed è ideologico cancellare i massimi simboli dell’umanità, di cui fanno parte sia i due genitori omosessuali, anch’essi nati da uomo e da donna, sia i loro bambini”.
La risposta del Municipio secondo cui tali feste sarebbero ormai da cancellare in quanto non più “rappresentative” della complessa società odierna mette a nudo le reali e tangibili conseguenze a cui la nostra società va inevitabilmente incontro legiferando a favore dei cosiddetti “diritti lgbt”. Introdurre la legge sulle unioni civili nel nostro ordinamento non è, in alcun modo, un atto neutrale che si limita ad allargare la sfera dei diritti ma è un passo determinante che rivoluziona e sconquassa irrimediabilmente i cardini fondamentali e naturali della nostra società.
(Rodolfo de Mattei, Osservatorio Gender, 29 aprile 2018)

MAMMA E MAMMA ATTO ILLEGITTIMO DELL’APPENDINO
Chiara Foglietta, consigliera comunale del Pd a Torino, e la sua compagna Micaela Ghisleni volano in Canada e lì la Foglietta si sottopone a fecondazione eterologa per avere un bebè.  Tornano in Italia e il bambino nasce all’ospedale Sant’Anna. A quel punto la coppia chiede che il neonato venga riconosciuto come figlio legittimo di entrambe le donne. L’ufficiale di stato civile oppone un giusto diniego. Infatti, solo le coppie di sesso differente possono accedere alle pratiche di fecondazione artificiale ex lege 40/2004, non le coppie omosessuali né i single o le single. Inoltre, la modulistica degli uffici dell’anagrafe di Torino è ferma al 2002 e quindi non contempla nemmeno le procedure di fecondazione extracorporea. L’anagrafe quindi suggerisce alla Foglietta, madre biologica del bambino, di dichiarare che il bebè è nato a seguito di un rapporto sessuale e il padre non vuole riconoscere il figlio. Questa menzogna risolverebbe perlomeno il riconoscimento del figlio a favore della Foglietta, ma l’altra compagna comunque non potrebbe figurare come seconda madre.
La coppia non ci sta e chiama in causa l’amministrazione del sindaco Chiara Appendino la quale ieri, con un colpo di mano e in barba alle leggi italiane, riconosce il minore come figlio di entrambe le donne. Si badi bene: non si tratta di stepchild adoption, ossia dell’adozione da parte della Ghisleni del figlio naturale della Foglietta, bensì del riconoscimento del bambino come figlio legittimo di entrambe. E’ come se anche la Ghisleni avesse partorito il bambino. E’ la prima volta che accade in Italia con queste modalità. Nel recente passato ci sono stati alcuni casi in cui tale riconoscimento di doppia omogenitorialità era avvenuto all’estero e poi, per ordine del giudice, si era proceduto alla ricezione della legittimazione qui in Italia. Tra parentesi, l’Appendino, oltre al riconoscimento a favore della coppia lesbica di cui sopra, ieri ha proceduto a riconoscere anche i figli di altre due coppie gay, la cui doppia genitorialità però era già stata riconosciuta all’estero. Il caso invece della Foglietta e della Ghisleni è differente perché tale riconoscimento estero non c’è stato. Quindi l’Appendino non ha proceduto ad una ricezione di un atto legale straniero, ma si è mossa in piena autonomia senza neppure l’intervento di un giudice.
L’atto è illegittimo perché la legge italiana non prevede questo tipo di filiazione, esclusa addirittura dalla stessa legge Cirinnà che ha reso legittime le Unioni civili. Lo sa bene la prima cittadina Chiara Appendino che infatti da Facebook, qualche giorno fa, non faceva mistero delle sue intenzioni poco legali: “Per la prima volta la Città di Torino si trova dinnanzi a casi inediti di nuove forme di genitorialità che richiedono del tutto legittimamente il riconoscimento di quella che per loro è una famiglia, intesa come luogo fisico ed emotivo in cui due o più persone si amano e costruiscono insieme il futuro proprio e dei propri figli. Da mesi stiamo cercando una soluzione compatibile con la normativa vigente. Dopodiché la nostra volontà è chiara e procederemo anche forzando la mano, con l’auspicio di aprire un dibattito nel Paese in tema di diritti quanto mai urgente”. Insomma, se il pertugio legislativo c’è bene, altrimenti procederemo per la nostra strada. Sulla stessa lunghezza d’onda la consigliera comunale Pd Maria Grazia Grippo, vicepresidente della Commissione Diritti e Pari Opportunità della Città di Torino: “Questa situazione, in cui Chiara e Micaela non sono le uniche a trovarsi, impone una presa di posizione politica e non può essere scaricata sugli uffici o peggio sul bambino”. Che tradotto significa: se anche la legge vietasse questo tipo di riconoscimento, politicamente non obbediremo.
Questa vicenda torinese, unita ad altre simili che hanno visto il riconoscimento della doppia omogenitorialità, ha impresso un’accelerazione notevole al tema. Varata la legge Cirinnà nel maggio del 2016 ci fu uno scontro al calor bianco nemmeno sull’adozione a favore delle coppie omosessuali, ma “solo” sulla stepchild adoption. A distanze neanche di due anni, la questione “stepchild sì – stepchild no” appare ampiamente superata e ormai due uomini o due donne possono tranquillamente figurare sullo stato di famiglia come genitori legittimi di bambini avuti in provetta. Come più volte abbiamo sottolineato, relativamente alla disciplina giuridica delle materie eticamente sensibili, ormai le aule parlamentari si trovano sparse un po’ in tutta Italia, a volte nei tribunali e a volte nelle sale consiliari. Al Parlamento starà poi solo registrare in una legge la prassi giudiziaria e di carattere amministrativo ormai in uso nello stivale.
(Tommaso Scandroglio, La Nuova Bussola Quotidiana, 24 aprile 2018)

DIOCESI DI TORINO CRITICA LA REGISTRAZIONE DI DUE MAMME LESBICHE
Qualche giorno fa il sindaco Appendino ha registrato un bambino come figlio di due “madri” lesbiche. Ora la procedura, che è contra legem, è al vaglio della prefettura.Nel frattempo la diocesi di Torino scende in campo e critica la decisione della Appendino e lo fa attraverso il settimanale diocesano “La Voce e il Tempo” di cui riportiamo qualche stralcio.
“Lascia davvero sconcertati lo strappo operato lunedì scorso dall’Amministrazione torinese rispetto alle leggi che regolano l’Anagrafe e lo Stato Civile: il sindaco Appendino ha deciso di ‘forzare la mano’ – parole sue – e registrare un neonato come ‘figlio’ di due mamme. Le norme anagrafiche non consentono questo tipo di registrazione. Neanche la Legge Cirinnà sulle unioni civili ha modificato questo punto. E allora ci domandiamo: a cosa servono le decisioni del Parlamento, se le altre Istituzioni dello Stato poi non le riconoscono? […]
Il magistero non si stanca di affermare che ogni bambino – per crescere in modo sereno ed equilibrato – ha il bisogno primario di avere un padre e una madre. La considerazione massima, realmente partecipe al dolore di coloro che vorrebbero un figlio e non l’hanno, deve fermarsi di fronte al bisogno fondamentale dei piccoli. Di qui la valutazione contraria alla legalizzazione dei bambini con due mamme o due papà; il desiderio di maternità, come altri desideri della vita, non è realizzabile ad ogni costo. […] Non si tratta di andare ‘contro il progresso’, qualunque esso sia. Ma di ricordare che non sono le norme sociali a cambiare la struttura, anche quella biologica, della persona umana”.
(Gender Watch News, 27 aprile 2018)

Titolo originale: Merchandising Disney per festeggiare l’orgoglio-gay
Fonte: Corrispondenza Romana, 30 aprile 2018