di Ismaele Rognoni

ll giorno prima di ottenere la fiducia da parte del parlamento ungherese per la terza volta consecutiva, Viktor Orban ha affermato che “la priorità del nuovo governo sarà quella di preservare la sicurezza nazionale e l’identità cristiana dell’Ungheria”.
Queste parole arrivano dopo quelle dello scorso venerdì quando in una radio intervista Orban ha sottolineato come “il suo esecutivo continuerà a lavorare alla costruzione di una democrazia cristiana di vecchio stampo, radicata nelle tradizioni europee, crediamo nell’importanza della nazione e in Ungheria non c’è spazio per alcun tipo di attività sovranazionale”.

Un’ulteriore caratteristica dei precedenti governi Orban è stata quella di un crescente contrasto con il mondo delle Ong pro-migranti. Se si dovesse verificare una continuità in questo senso, una delle prime leggi ad essere approvate potrebbe essere la cosiddetta legge ‘Anti-Soros’, colpevole, secondo i suoi accusatori, di sostenere il massiccio arrivo di gruppi di migranti extracomunitari in territorio europeo tramite un forte sostegno economico alle stesse Ong.

I gruppi della società civile si starebbero preparando a subire un giro di vite molto serio dopo la prima legge anti ong del 2017. Il nuovo provvedimento mirerebbe a colpire con una tassazione del 25% i finanziamenti provenienti dall’estero e subordinerebbe la prosecuzione delle attività in territorio ungherese all’ottenimento di un’autorizzazione di sicurezza rilasciata dal Ministero degli Interni. Inoltre, coinvolgerebbe anche quelle organizzazioni che si occupano di semplice attività informativa o di sensibilizzazione.

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