Segnalazione del Centro Studi Federici

Jorge Mario Bergoglio prosegue l’opera di demolizione della fede cattolica intrapresa dal Concilio Vaticano II. Infatti, sulle orme di Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, Bergoglio aderisce agli errori modernisti espressi nella “La dichiarazione Nostra aetate” sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane, del 28/10/1965.  Sarebbe assurdo criticare il modernista Bergoglio in nome della presunta ortodossia del modernista Giovanni Paolo II e del modernista Benedetto XVI, in quanto, seppur in modi e stili diversi, hanno espresso ed esprimono gli stessi errori condannanti dalla Chiesa.  Ancor più grave sarebbe riconoscerli come legittimi pontefici della Chiesa per poi attribuire ad essi le eresie del modernismo: si tratta di un errore sempre più diffuso nel “tradizionalismo” dai seguaci di Plinio Corrêa de Oliveira (che si presentano sotto molteplici sigle che spuntano come funghi) e dai seguaci del lefebvrismo (dentro e fuori la FSSPX), negli ultimi anni in collaborazione sempre più stretta tra loro.
 
Bergoglio: grazie per i leader religiosi che coltivano la cultura dell’incontro
Francesco, prima dell’udienza generale, ha incontrato una delegazione di buddisti, induisti, giainisti e sikh, a Roma per un convegno su “Dharma e Logos, dialogo e collaborazione in un’epoca complessa” e poi un gruppo di monaci buddisti dalla Thailandia
Città del Vaticano – “Dialogo e collaborazione” sono parole-chiave oggi, in un tempo che “ha visto crescere tensioni e conflitti, con una violenza diffusa sia su piccola sia su grande scala”. Francesco lo ricorda in mattinata, prima dell’udienza generale, incontrando a Santa Marta una delegazione di buddisti, induisti, giainisti e sikh, che hanno partecipato ieri ad un convegno su “Dharma e Logos, dialogo e collaborazione in un’epoca complessa”, organizzato dal Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, l’Ufficio Nazionale per l’Ecumenismo e per il Dialogo Interreligioso della CEI, l’Unione Buddhista Italiana, l’Unione Induista Italiana, la Sikhi Sewa Society e l’Institute of Jainology. Bergoglio si congratula per l’iniziativa, sottolineando che è motivo di ringraziamento a Dio quando i leader religiosi si impegnano a coltivare la cultura dell’incontro e danno esempio di dialogo e collaborano fattivamente al servizio della vita, della dignità umana e della tutela del creato.
Prima di invocare “abbondanti benedizioni” su tutti i presenti, il Pontefice li ringrazia per quanto stanno facendo “collaborando insieme secondo le rispettive tradizioni religiose, per la promozione del bene in questo nostro mondo”.

 
Il card. Tauran: superare pregiudizi e chiusure
In un messaggio ai partecipanti al colloquio, il cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del dicastero vaticano per il Dialogo interreligioso, ha chiesto di “superare pregiudizi e chiusure, che fanno parte di una ‘cultura dello scontro’, per cedere il passo a una ‘cultura dell’incontro’”. Il cardinale Tauran ha ricordato ai convegnisti, che sono soprattutto docenti impegnati in un dialogo personale con esponenti del mondo cristiano e cattolico, hanno “la tremenda responsabilità” di coltivare nei loro allievi, “senza arrecare pregiudizio alle credenze, pratiche e sfondi culturali personali, uno spirito di apertura e rispetto”. E “ciò vale specialmente verso quelli che sono diversi, o estranei, o considerati un ostacolo alle proprie convinzioni e pratiche”. “In un mondo attanagliato da tanti conflitti e venti di guerra – ha concluso il porporato francese – la gente si aspetta che i responsabili religiosi siano solidi ponti di dialogo, mediatori creativi e interlocutori di pace e armonia, abbracciando ogni persona e trattandola con umanità, e questo vale in modo speciale per i poveri e i vulnerabili”.
 
Buddisti e cattolici devono intensificare il loro rapporto
Subito dopo l’incontro a Casa Santa Marta, nell’auletta dell’aula Paolo VI, Francesco incontra una delegazione di monaci buddisti dalla Thailandia, e li ringrazia per il dono del loro Sacro Libro tradotto in lingua contemporanea dai monaci del Tempio Wat Pho. “Si tratta di un segno tangibile della vostra generosità  – dice – e dell’amicizia che ci lega ormai da lunghi anni, un cammino fatto di piccoli passi”. E ricorda l’incontro in Vaticano tra il Beato Papa Paolo VI e il Venerabile Somdej Phra Wanaratana, immortalato in un grande quadro esposto all’ingresso del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso.
È mio vivo desiderio – conclude il Pontefice – che buddisti e cattolici intensifichino il loro rapporto, progrediscano nella reciproca conoscenza e nella stima delle rispettive tradizioni spirituali, e siano nel mondo testimoni dei valori della giustizia, della pace e della tutela della dignità umana.