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La commemorazione di San Marco a Verona il 25 Aprile.

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La commemorazione di San Marco a Verona il 25 Aprile.

Unica manifestazione controcorrente autorizzata, a Verona e forse in tutta Italia.

Grande visibilità mediatica. Nonostante le intimidazioni e le provicazioni.

Don Floriano torna nella città scaligera, riabilitato anche dalle parole del Presidente del Consiglio Comunale di Venezia dott. Boraso.











In occasione delle celebrazioni del 25 aprile, tocca di nuovo sorbirsi la retorica della "liberazione", della "libertà e dignità riconquistate dopo il ventennio fascista" e di simili "miti", tra cui quello del coraggio e della "scelta rischiosa" dei partigiani.
Se "rischiosa" era la scelta di campo dei partigiani, che dire di quella dei giovani arruolatisi nell'esercito della RSI, che a differenza delle bande partigiane era un esercito regolare e che sapeva di essere votato alla sconfitta? Inoltre un movimento costituito all'ottanta per cento da comunisti, che volevano sostituire a quella fascista una dittatura infinitamente più sanguinaria come quella stalinista, come può essere un "valore"? Questo fine fu perseguito cinicamente, con attentati come quelli di via Rasella, di Marzabotto, di Sant'Anna di Stazzema, di Santa Giustina in Colle, di Venezia, di Pedescala, che avevano il solo scopo di provocare la rappresaglia tedesca sulle popolazioni inermi. Nei giorni prima e dopo il 25 aprile, e ancora nell'anno successivo (don Pessina fu ucciso nel '46), quando tutti gli odi avrebbero dovuto essere placati, fu compiuta una vera mattanza di fascisti o presunti tali (e di loro parenti, fidanzati e amici), spesso dopo che questi si erano arresi con la garanzia di aver salva la vita e spesso in modo bestialmente atroce (a parte la "macelleria messicana" di piazzale Loreto, vogliamo ricordare, per restare al Veneto, Schio, Oderzo, la cartiera di Mignagola, Codevigo?); furono celebrati grotteschi "processi" da parte di improvvisati "tribunali del popolo", che procedettero a condanne a morte immediatamente eseguite, senza alcuna garanzia di difesa o di ricorso da parte degli imputati: processi che il più delle volte servivano solo a sfogare antichi rancori privati (tutti abbiamo negli occhi le immagini del volto tumefatto del professor Tullio Santi di Mestre, educatore e benefattore, che in mezzo a volti ridenti di partigiani ascolta la sentenza di morte). Non furono risparmiati i sacerdoti, novantaquattro dei quali furono uccisi, di solito a tradimento e dopo orribili sevizie, in tutta l'Italia del Nord e del Centro (ne hanno scritto Alberto Fornaciari e Roberto Beretta). Fu ucciso persino un quattordicenne seminarista, Rolando Rivi, reo solo di portare orgogliosamente la talare. Dobbiamo festeggiare anche questo? In Istria la mattanza fu ancor più feroce e, cominciata il primo maggio, fece sparire nelle foibe migliaia di italiani, rei solo di essere tali.
Furono vilmente uccisi a tradimento uomini come Giovanni Gentile, lo storico Pericle Ducati, gli attori Osvaldo Valenti e Luisa Ferida. Anche fuori d'Italia la persecuzione contro chi rappresentava la concezione classico-cristiana della cultura europea (da Knut Hamsun a Ezra Pound a Robert Brasillach) si scatenò feroce. Oltre alla "finis Italiae" in quei giorni si consumò la "finis Europae"
La "caccia al prete" non era casuale: Palmiro Togliatti, capo del partito comunista, aveva dato ai suoi la direttiva di "bolscevizzare", cioè di "liberare l'umanità dalla schiavitù che secoli di barbarie cristiana
avevano creato", e a tale scopo bisognava tra l'altro distruggere la famiglia e la morale cristiana e pervertire la gioventù.
La classe dirigente della nuova Italia fu costituita in buona parte di traditori che il 25 luglio si erano limitati a rivoltarsi la giacca togliendosi il distintivo fascista portato per vent'anni. Opportunisti, quindi, e rinnegati. Distribuiti in tutti i partiti (una parziale rassegna se ne trova nel libro di Nino Tripodi "Italia fascista in piedi!", Settimo Sigillo). E tutto questo perché? Per "sedersi da vincitori al tavolo della pace"? Per "recuperare la libertà e la dignità perdite nel ventennio fascista"? Come scrive Francesco P. D'Auria

"Con il "capo cosparso di cenere" (parole di De Gasperi) due anni dopo la fine della guerra, loro, gli sconfitti, dovettero strisciare ai piedi dei vincitori chiedendo perdono e pietà. NON furono ritenuti degni di ricevimento ufficiale, essendo ancora formalmente NEMICI, e dovettero fare la fila al botteghino del controllo passaporti non essendogli stato deliberatamente concesso lo status diplomatico.
Non fu loro permessa alcuna trattativa ma solo accettazione obbligata di condizioni già scritte e decretate da altri e che ricalcavano le condizioni di armistizio.
Non fu dato loro alcun riconoscimento per i morti che, speriamo in buona fede, combattettero a Montelungo, a Cefalonia e altrove. Nulla di nulla! Dovettero accettare, sul trattato di pace, la definizione di "Italia paese aggressore".
Dovettero accettare la clausola che i traditori dovevano essere indenni da giudizi (anzi li fecero Ministri!).
Su petulanza di De Gasperi, fu concesso al cosiddetto "statista" di parlare per 15 (quindici) minuti. Ne approfittò per dire scemenze, fra cui quella appunto della cenere sul capo!
All'Italia "vincitrice" furono imposti il disarmo, la cessione della flotta che era già stata accaparrata, il divieto di fabbricare e di possedere aviazione da bombardamento, aerei in numero limitato, esercito limitato.. Alla faccia dei vincitori.
E tutto questo DOPO aver ottemperato a clausole non armistiziali nè di trattato di pace ma che vennero VOLUTE E IMPOSTE preliminarmente quali:
Referendum su Monarchia o Repubblica deciso da Roosevelt fin dal 1943!
Nuova Costituzione, come sonseguenza di quanto sopra, che non solo riguardasse il nuovo assetto istituzionale, ma che avesse come prerequisito essenziale l'imprimatur non del Papa, questa volta, ma del Governo Militare Alleato!
E tutto questo ancora dopo che, almeno formalmente, I PARTIGIANI ERANO STATI DISARMATI! Dove si é mai visto un esercito vincitore che venga disarmato d'autorità? Chissà! .. forse solo nel cervello dei rimbambiti istituzionali, arteriosclerotici e BUGIARDI!!
VINCITORI che vanno a petulare uno sputo in faccia da parte dei loro cosiddetti "alleati"? (...) Fare il servo dello straniero, in Italia, é sempre stata una professione proficua.".

Altro che "recuperare la libertà e la dignità perdute nel ventennio fascista": la "dignità" del tradire l'alleato per saltare sul carro del vincitore e ottenere in cambio solo sputi in faccia? La "libertà" di farsi mitragliare dal cielo mentre si aspetta il tram, la libertà di vedere assassinati i propri figli come accadde con la scuola di Gorla nel 1944? La "libertà" di farsi bombardare le città, le chiese, i monasteri (nel Veneto ne sappiamo qualcosa)? Concludo citando ancora D'Auria, che così presenta alcuni suoi versi sulla ricorrenza:

Nell'ennesima ricorrenza di quel maledetto giorno della sconfitta della patria, dedico questi modesti versi ai voltagabbana, vigliacchi e traditori che blaterano di "liberazione" e di ricorrenza condivisa dimenticando la sconfitta della patria e la strage di decine di migliaia di innocenti! Per i veri italiani amanti della Patria, quel giorno infausto fu giorno di lutto quando assassini al soldo del nemico, illudendosi di ingraziarsi il superbo e sprezzante vincitore, o sperando in una rivoluzione comunista, compirono una inaudita carneficina secondo le già sperimentate esperienze bolsceviche.

Infine non si avrà vera pacificazione finchè i "vincitori" non riconosceranno che non si fronteggiavano il la ragione e il torto, ma due opposte ragioni, e finché i morti delle due parti non potranno, come in Spagna, giacare gli uni accanto agli altri e ricevere gli stessi onori.

Franco Damiani






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