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SUPPLICA A S.E. MONS. BERNARD FELLAY IN MERITO AI RAPPORTI CON LA "ROMA CONCILIARE" a cura del Prof. Antonio Diano

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Pubblichiamo la lettera scritta dal Prof. Antonio Diano, a seguito della lettura dell'ultima lettera agli amici e benefattori di S.E. Rev.ma Mons. Bernard Fellay.

I
l Circolo Culturale Triveneto Christus Rex fa propri i contenuti della supplica del Prof. Diano.
Il Responsabile del Circolo Triveneto Christus Rex
Andrea Dal Canton




SUPPLICA A S.E.REV.MA MONS. BERNARD FELLAY IN MERITO AI RAPPORTI CON
LA "ROMA CONCILIARE"


*Eccellenza Rev.ma*, con tutto il rispetto, La supplichiamo, ci ripensi.
Il S. Rosario venga recitato per il ritorno di Roma alla fede cattolica.
Noi siamo convinti che pregare per l'intenzione da Lei suggerita sia uno spreco di energia devota, da deviare verso propositi coerentemente virtuosi.
Se la "scomunica" viene ritirata e noi accogliamo tale fatto in modo positivo, significa implicitamente che riconosciamo non solo l'autorità di chi l'ha comminata e di chi la toglie (e sin qui il nostro dissenso è noto), ma anche che in sostanza riconosciamo la validità estrinseca (in quanto atto compiuto da legittima autorità, e questo per la verità sarebbe coerente con il riconoscimento della stessa, cui si dovrebbe obbedire non a metà servizio) e intrinseca (la volontà scismatica che dunque sarebbe sussistita nelle consacrazioni del 1988: altrimenti perché chiedere il ritiro di un atto nullo in quanto non esisterebbe il quid che gli conferirebbe la validità?) della scomunica stessa (contrariamente a quanto sosteneva lo stesso Don Michel Simoulin nel suo "1988: uno scisma inesistente")! Che cosa diremo ai fedeli della Tradizione? Che abbiamo fatto (noi!) rientro nella Chiesa? perché prima ne eravamo fuori? E loro, invece (intendo le alte cariche ecclesiastiche), i quali non ne dimostrano alcuna intenzione (c'è qualche sconfessione del concilio?), accetteremo che restino nell'errore e soprattutto che continuino ad insegnarlo? Non appare profondamente contraddittorio tutto ciò? E' come se si dicesse: è vero, abbiamo sbagliato, però se ci consentite di fare ancora un pochino di marachelle, di starnazzare un poco di latinetto (ma solo in modo "straordinario", eh?), torniamo e riconosciamo come cattoliche tutte le brutte cose che avete fatto e che prima ci spaventavano (concilio con annessi e connessi dottrinali, riforma liturgica, decadimento morale). Suvvia, Eccellenza, La supplichiamo di rendere palese la Sua adesione a quanto sin qui detto, che sappiamo Lei nutre dentro di sé (o almeno ce lo auguriamo, altrimenti non capiremmo come fosse possibile il contrario, che del resto viene manifestato in pubblico).
Chiederlo, il ritiro della "scomunica", è un'incoerenza non solo pastorale ma implicante anche precisi punti di dottrina, ed è un suicidio: ottenerla dopo averla chiesta, una capitolazione.
Che Roma torni cattolica, è preghiera e voto che abbiamo formulato da sempre, è proprio per questo che combattiamo.
Non combattiamo perché un'autorità che riconosce, anzi, scusi, propone come verità cattoliche! la libertà religiosa, la laicità positiva e quant'altre pazzie demoniache, ci "conceda" o "doni" checchessia.
Come si può pretendere di "discutere di dottrina" con persone che proprio della dottrina (cattolica) fanno apertamente e quotidianamente scempio? In che cosa possono dirsi cattolici questi personaggi?
Per dirla tutta: che cosa significherebbe discutere "di dottrina" con chi invece pone come inamovibile pietra angolare del suo edificio ecclesiale-dottrinale l'accettazione del concilio e di tutte le eresie di oggi?
Non ha senso, stimiamo, parlare di "dialogo" se una delle due parti vuole mantenere totalmente intatto, né dimostra in alcun modo di volerlo modificare, il contenuto che l'altra parte dice di combattere e di voler estirpare alla radice. Non appare profondamente contraddittorio, tutto ciò?
Si vorrebbe dire che un simile "avvicinamento" a Roma comporterebbe un giorno un'entropia che, grazie alla "liberata" (e 'libera' di far ciò che vuole - ma quando mai? QUANDO MAI, Eccellenza? -) tradizione, entro il multiforme universo ecclesiale, riporterebbe, grazie alle tante S. Messe e alle grazie che se ne ricaverebbe (perché, adesso chi ci impedisce di celebrare la Messa "buona"? e forse che molte celebrazioni iuxta m.p. - con l'accettazione del biritualismo quindi del concilio etc. - sarebbero portatrici di grazie, atteso che presupporrebbero non la verità proclamata, ma l'errore?), ad una situazione "normale" la Chiesa in crisi? Accettare la logica di chi dà - come Lei giustamente stigmatizza - un "ultimatum" su questioni simili significa non vedere che si sta andando in mezzo alle file nemiche disarmati e in condizioni di già avvenuto cedimento (cedimento - in factis - all'errore, intendo). O significa illudersi pericolosissimamente.
E quand'anche non fosse una trappola come noi sosteniamo, il "dialogo" con chi proclama e insegna l'errore (poco importa per le anime se in foro interno ci creda davvero), con chi vorrebbe OBBLIGARE (ho detto OBBLIGARE, quindi riconoscere la validità e la legittimità) i fedeli ad aderirvi, condizione SINE QUA NON per celebrare la "Messa in latino" mantenuta tale e quale anche (se non ancor di più) in caso di ritiro della "scomunica", ebbene, tale "dialogo" che ancora continua, cui prodest?
Che cosa avverrebbe, Eccellenza, con il ritiro della scomunica? Lor signori sconfesserebbero il concilio, farebbero tornare Roma alla verità? Ci si indichi un solo indizio, anche labilissimo, in favore di un'ipotesi (ovviamente, hic et nunc e sul piano umano) talmente fantasmatica! Se non lo si indica, tale indizio, se ne inferisce che la richiesta di ritiro della scomunica - in simili condizioni ecclesiali - sarebbe come chiedere all'assassino della propria madre di farla ritornare in vita! E ottenerlo, quel ritiro, comporterebbe per la maggior parte del pusillus grex (sull'"autorità" dei tradizionalisti kat'exochèn, cioè la FSSPX) un almeno parziale "sta bene", un per quanto scolorito "imprimatur" all'opera rovinosa di quegli stessi che hanno comminato e ritirato la "scomunica": se si ritira la "scomunica" e non si cancella il concilio il senso surrettiziamente imposto "ex parte (olim) Romae" dell'opportunità di sanzionare lo spirito "scismatico" che avrebbe "costretto" il "papa" a comminarla, tale "scomunica", resterebbe tale e quale. Con che guadagno, da parte dei fedeli e della stessa restaurazione della Regalità Sociale di NSGC, si può ben immaginare.
Insomma, per recuperare la memoria di mia madre, vado a stabilirmi nella dimora del suo assassino (non pentito!!!). Qui non è questione di sedevacantismo (o meglio, lo è, ma non solo; ci si può anche fermare prima, ancorché provvisoriamente), ma di abbandono della logica che fa cancrena unitamente al rifiuto dell'evidenza.
Come dicevano gli ingenui, intanto andiamo dentro (eravamo usciti?) poi facciamo quel che vogliamo. Davvero? Credete di aver a che fare con un "nemico della domenica" o con i potentissimi agenti della
contro-Chiesa agli ordini delle più terrifiche lobbies che hanno come scopo principale la cancellazione della Chiesa (cosa certo impossibile: non praevalebunt; ma possono comunque perdersi milioni di anime) in odio a NSGC?
Che Iddio ispiri gli uomini di Chiesa che hanno tradito la Chiesa a rientrarci. E che conceda a chi non ne è mai uscito la grazia di capire che PRIMA il nemico (ché tale è, per forza di cose) deve abiurare, e solo POI non ci sarà più bisogno di alcun dialogo, giacché sulla fede non si dialoga, la si professa tutti allo stesso modo, e chi non lo fa la abbandona.
E giocare con un cane rabbioso, almeno fino a che non assorbe il vaccino, è pericoloso ma è anche una grave colpa.

Che la Vergine Santissima, Corredentrice per grazia, implori presso il Suo Divin Figliolo la salute delle nostre anime.

A cura del Prof. Antonio Diano







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