Archivio per la categoria CENTRO STUDI FEDERICI

Rassegna stampa a cura del C.S. Federici

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Iniziamo con una buona notizia
(26/3/2018) Mosul (Agenzia Fides) – Sono più di quattromila le famiglie di profughi cristiani ritornati a Mosul e nella Provincia di Ninive negli ultimi mesi, dopo che lo scorso 9 dicembre il Presidente iracheno Haider al Abadi aveva proclamato la sconfitta su tutto il territorio nazionale dei jihadisti dell’auto-proclamato Stato Islamico (Daesh). Lo ha dichiarato domenica 25 marzo Nawfal Hammadi, governatore della Provincia di Ninive. Hammadi ha anche specificato che la maggior parte di esse avevano trovato rifugio nella regione autonoma del Kurdistan iracheno, dopo che – tra il giugno e l’agosto 2014 – la conquista della regione da parte dei jihadisti di Daesh aveva aveva spinto i cristiani a fuggire dalle proprie case. Secondo Hammadi – che ha rilasciato le sue dichiarazioni a Press TV, la rete televisiva in lingua inglese legata all’Iran – il flusso di rientro dei profughi cristiani alle proprie case è destinato a riprendere con intensità quando si concluderà l’anno scolastico e accademico in corso.

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Le bufale nucleari dei signori della guerra

FILE PHOTO – U.S. President Donald Trump and Israeli Prime Minister Benjamin Netanyahu shake hands after Trump’s address at the Israel Museum in Jerusalem May 23, 2017. REUTERS/Ronen Zvulun

Segnalazione del Centro Studi Federici

I fondamentalisti neocon e l’Iran
 
Se gli Stati Uniti abbandonano l’accordo sul nucleare stipulato con l’Iran c’è il “rischio reale di una guerra”. A lanciare l’allarme è stato il segretario generale dell’Onu Antonio Gutierres in un’intervista alla Bbc.
Per Gutierres quell’accordo è stata una vittoria diplomatica e per abbandonarlo serve “un’alternativa”.
 
Il nodo non è l’accordo con l’Iran

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Guareschi compie 110 anni: ecco la saga di Peppone e Don Camillo a fumetti

Segnalazione del Centro Studi Federici

Ricordiamo il 110° anniversario della nascita dell’intramontabile Giovannino Guareschi (1° maggio 1908) con un articolo che parla di una riuscitissima collana di fumetti dedicata al “mondo piccolo” .

Giovannino nacque il primo maggio 1908 e sono già 50 che non c’è più. Un ritratto dello scrittore e un episodio a fumetti della saga di Peppone e Don Camillo.
 
Giovannino compie 110 anni – e non c’è più da 50. Il destino volle infatti che l’anticomunista e conservatore (nel senso in cui lo è ogni solido contadino padano) Guareschi vedesse la luce proprio il 1° maggio del 1908, in una casa del parmense dove i socialisti locali celebravano la festa del lavoro, e morisse nell’estate del Sessantotto: l’anno più contestatario del secolo scorso.
 
Umorista, disegnatore, giornalista, scrittore, Giovanni Guareschi è universalmente noto per la saga di Mondo Piccolo/Peppone & Don Camillo (tradotta in 80 lingue), resa ancor più immortale dai film di Gino Cervi e Fernandel; ma in realtà i suoi talenti si spinsero in numerose avventure comunicative di prestigio: dalle collaborazioni al diffusissimo periodico umoristico «Bertoldo» (prima della guerra) alla direzione lunga e pugnace del «Candido» (subito dopo), dalle infuocate battaglie giornalistico-politiche – si ricordano quelle con Einaudi e con De Gasperi – alle sceneggiature di film, dall’illustrazione di celeberrimi manifesti elettorali alla scrittura di innumerevoli libri e racconti.

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Siria 1957: False Flag e la storia che si ripete

Segnalazione del Centro Studi Federici

SIRIA: IL PRECEDENTE
È il 1957; il Presidente americano Eisenhower e il Primo Ministro britannico Mcmillan decidono che è arrivato il momento di un “regime change” in Siria.
Shukri al-Quwatli il presidente siriano che aveva vinto le prime elezioni democratiche, l’eroe dell’indipendenza non era più affidabile; si stava avvicinando troppo all’Unione Sovietica e Washington e Londra non potevano correre il rischio di perdere il controllo del petrolio siriano, né che la Siria diventasse un caposaldo comunista in Medio Oriente.
E così furono messi in campo Cia e Sis per studiare la soluzione migliore. E fu trovata: scatenare una serie di attentati terroristici a Damasco facendo finta che ci fosse una rivolta in corso; compiere alcuni omicidi mirati sulle figure più influenti del governo e una serie di provocazioni alle frontiere turca, irachena e giordana che spingesse quelle nazioni ad intervenire.
CIA e SIS avrebbero dovuto usare “le loro capacità sia nel campo psicologico che in quello dell’azione”.
Tra gli uomini del governo siriano da uccidere, il primo era Afif al-Bizri il capo di Stato Maggiore accusato di essere un uomo di Mosca.
Il piano per il “regime change” prevedeva il finanziamento ad un “Comitato Siriano Libero” e armi a “fazioni politiche paramilitari”; gli antesignani degli attuali “Ribelli moderati”.
L’operazione, ormai approvata ed esecutiva, si arenò per la rinuncia di Iraq e Giordania a scatenare una guerra disastrosa in Medio Oriente.
La storia del tentato golpe in Siria emerse qualche anno fa dai documenti privati di Duncan Sandys, Segretario alla Difesa del Premier britannico e pubblicati dal Guardian.
È impressionante la similitudine con ciò che sta accadendo oggi; ma in fondo non c’è nulla di nuovo né in Siria né altrove.

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Gaza e Siria: crimini veri e crimini presunti

A boy waves a Palestinian flag, at the Israel-Gaza border, during clashes with Israeli troops, at a protest where Palestinians demand the right to return to their homeland, east of Gaza City April 1, 2018. REUTERS/Mohammed Salem TPX IMAGES OF THE DAY

Segnalazione del Centro Studi Federici

Mentre l’amministrazione Trump cerca pretesti per colpire il legittimo governo siriano, gli Usa in particolare e l’Occidente in generale chiudono gli occhi davanti  ai crimini di chi da 70 anni occupa la Terra Santa.
 
Gaza: il duro j’accuse di B’tselem
La leadership di Israele sta gradualmente ammettendo una questione basilare di vita e di morte: il controllo permanente di Israele su milioni di palestinesi è impossibile senza commettere crimini di guerra. Questo il senso profondo del dominio su un altro popolo: non è “semplicemente” una questione di depredarlo della sua terra, di imporre un regime fatto di padroni e subordinati, di negare i diritti politici, o di dispiegare un labirinto infinito di norme burocratiche oppressive. È anche un problema di uccisioni reiterate.
Quando il leader di Bayit Yehudi, Naftali Bennett, nell’estate del 2014, allorché centinaia di palestinesi furono uccisi nella Striscia di Gaza dalle bombe “chirurgiche” israeliane, ha dichiarato in un’intervista alla CNN che “Hamas sta commettendo un auto-genocidio di massa”, argomentando in tal modo le effettive implicazioni di politiche fondate sull’uso della forza militare da parte di Israele. Tentò di rendere accettabile il crimine incolpando la vittima, ma il suo riconoscimento delle dimensioni del massacro – e ancor più il suo profondo significato – rifletteva un’interiorizzazione della realtà.

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Don Bosco: buono, non buonista

Segnalazione del Centro Studi Federici

Un interessante caso giudiziario a Valdocco
Una lettera al pretore della città di Torino del 18 aprile 1865 apre un interessante ed inedito spiraglio sulla vita quotidiana della Valdocco dell’epoca. Siamo forse abituati a pensare che a Valdocco, con la presenza di don Bosco, le cose andassero sempre bene, soprattutto negli anni cinquanta e primi anni sessanta quando l’opera salesiana non si era ancora diffusa e don Bosco viveva a contatto diretto e costante con i ragazzi. Invece successivamente, con una grande massa eterogenea di giovani, educatori, apprendisti artigiani, giovani studenti, novizi, studenti di filosofia e di teologia, allievi delle scuole serali, lavoratori “esterni”, sarebbero potute sorgere delle difficoltà nella gestione disciplinare della comunità di Valdocco.
 
Un fatto piuttosto grave 
Una lettera al pretore della città di Torino del 18 aprile 1865 apre un interessante ed inedito spiraglio sulla vita quotidiana della Valdocco dell’epoca. La riproduciamo e poi la commentiamo.

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Gli evangelici finanziano l’immigrazione ebraica in Israele

Segnalazione del Centro Studi Federici

Circa un terzo della migrazione degli ebrei della diaspora verso Israele viene sovvenzionato dagli evangelici statunitensi. Che vogliono così affrettare l’avvento del Regno di Dio.
 
I cristiani evangelici, grandi elettori negli Stati Uniti del presidente Donald Trump, finanziano ormai circa un terzo della migrazione degli ebrei della diaspora verso Israele. Lo rivelano le cifre relative al 2017, pubblicate dalla testata digitale israeliana Ynetnews. Su 28 mila ebrei che hanno compiuto lo scorso anno l’aliyah, ovvero  l’ascesa-ritorno alla «terra promessa», almeno 8.500 hanno goduto dei fondi raccolti ufficialmente da organizzazioni cristiane, divenute partner dell’Agenzia ebraica nell’obiettivo di ricondurre gli «esuli» nella patria israeliana. Denaro che non copre solo le spese di viaggio, ma anche e soprattutto quelle di inserimento nella nuova società, con sussidi sociali e aiuti per la costruzione di nuove case. Le due principali sigle di cristiani evangelici impegnate per la causa ebraica sono l’International Fellowship of Christian and Jews (Ifcj) e l’International Christian Embassy of Jerusalem.

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Un’indegna superstizione

Segnalazione del Centro Studi Federici

Il “fuoco celeste” dei dissidenti il Sabato santo
Dal 1810, i muri della cappella dell’Angelo sono attraversati da due lucernari ovali. Esse servono all’alto clero greco e armeni non unito, per comunicare all’esterno il famoso fuoco sacro. Si fa credere al popolo che il Sabato santo il fuoco discenda dal cielo o è portato da un angelo nel Santo Sepolcro. Il vescovo greco e il vescovo armeno si rinchiudono nella cappella dell’Angelo, e quando, dopo una lunga attesa, il vescovo greco passa dal lucernario la pretesa fiamma miracolosa, migliaia di Greci, di Russi, di Armeni, di Copti, e di Abissini, ripieni d’entusiasmo, lanciano delle urla selvagge e si precipitano in un disordine indescrivibile verso i lucernari per accendere velocemente i loro ceri e le loro torce. I soldati turchi (ora israeliani, ndr), incaricati di mantenere l’ordine, sono spesso impotenti contro queste orde frenetiche, e non è raro che gli odiosi saturnali occasionati da questa indegna superstizione, non siano segnati da gravi incidenti. In 1834, più di 400 cadaveri furono disseminati sul sagrato della basilica al seguito di questa “festa religiosa”. Con un breve datato 1238, il papa Gregorio IX ha denunciato il cosiddetto fuoco sacro come una superstizione.

Traduzione del testo della “Guida della Terra Santa” di padre Barnabé Meistermann, ofm, pagg. 798, Edizioni Francescane, Parigi 1936, con l’imprimatur del Custode di Terra Santa padre Nazzareno Jacopozzi.

http://www.centrostudifederici.org/unindegna-superstizione/ Prosegui la lettura »

Le tombe dei Re latini nella Basilica del Santo Sepolcro

Risultati immagini per tombe re latini basilica santo sepolcroSegnalazione del Centro Studi Federici

Terra Santa – Le tombe dei Re latini distrutte dagli scismatici greci
 
Le tombe dei Re latini nella Basilica del Santo Sepolcro
Il significato della basilica della Risurrezione per i crociati e per le istituzioni da loro introdotte in Oriente non richiede nuove conferme: tuttavia l’argomento merita sempre qualche “sosta”, soprattutto quando accade – come nel caso attuale – dì occuparsi di una traccia archeologica di cui ormai resta poco più di un ricordo, che però non merita l’oblio totale da parte del pellegrino.
Goffredo di Buglione, fondatore dello Stato crociato nel 1099, e i successivi re fino a Baldovino V vennero seppelliti nella basilica dell’Anastasi adibita anche a tale scopo fino al 1187, quando la riconquista islamica di Gerusalemme impose lo spostamento della capitale ad Acri, salvo alcuni periodi non sufficienti per ripristinare la consuetudine della sepoltura gerosolimitana; era ovvio che ospitasse quelle sepolture la stessa basilica del Santo Sepolcro nella quale i medesimi re erano stati incoronati, con l’eccezione di Baldovino I che nel 1100 aveva cinto il diadema regio a Betlemme in un periodo di contrasti con il patriarca della Città Santa. Goffredo di Buglione, anche con il suo rifiuto di essere proclamato re e la preferenza accordata al titolo di “avvocato del Santo Sepolcro”, aveva stabilito il vitale legame fra la nuova istituzione statale e la tomba del Redentore; del resto, la qualifica di “avvocato” della medesima rimase sostanzialmente invariata sotto i suoi successori, monarchi a tutti gli effetti.

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