Archivio per la categoria Cultura

Almirante

di Francy Rossini
 
Non è facile scrivere di Giorgio Almirante per chi lo ha conosciuto e frequentato, politicamente e umanamente, ovvero il sottoscritto (tra da posizioni vicine a quelle di Beppe Niccolai dal 1984 circa). La contestazione interna alla linea Almirante verte tutt’ora su un paio di principi fermi, che in teoria potrebbero avere una loro validità e che meritano qui di essere analizzati: ovvero  Almirante fu atlantista, dunque non poteva essere neofascista, quindi  Almirante non fu neofascista  poiché il fascismo era sociale, l’almirantismo fu invece la ruota di scorta della Dc.

Va anzitutto precisato che Almirante fu un politico, non fu un teorico della politica né un ideologo, e ancor prima che figlio del regime fascista o della Rsi, fu un figlio della guerra civile italiana e di Piazzale Loreto, fu figlio di una precisa epoca storica in cui “partigiani” con la bandiera britannica ebbero per un certo tempo campo libero per esercitare il proprio peggiore spirito di vendetta ed odio su altri italiani imponendo la logica dello sterminio. Se non si comprende questo, o non si vuole comprendere questo, non si può comprendere tutta la successiva tattica politica almirantiana.

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“Me ne frego” è una canzone d’amore

Da Libero di oggi 7 Gennaio 2019

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Un monaco contro le jene

La civiltà cristiana della cristianissima Spagna è oggi nelle mani solitarie di un monaco benedettino di 46 anni, Santiago Cantera, priore dell’abbazia Santa Cruz, dove è sepolto Francisco Franco. Il monaco difende in solitudine la cristiana sepoltura del Generalissimo dalla decisione lugubre del governo iberico di sinistra di esumare il cadavere di Franco a 44 anni dalla sua morte e cacciarlo dalla sua tomba. Padre Cantera nega l’autorizzazione allo Stato spagnolo di entrare nella cappella, profanare la tomba e ricacciare altrove i resti di Franco. La sinistra globale, e quella nostrana, tifa per la macabra svolta che il coraggioso priore definisce “satanica”. I socialisti di Padro Sanchez e della ministra della Giustizia Dolores Delgado (firmataria del provvedimento), sono giunti al governo senza legittimazione popolare, in minoranza, dopo la crisi che travolse il governo moderato del popolare Mariano Raioj.

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Nessun Daspo ai tiranni sauditi

398722Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza
Comunicato n. 2/19 del 4 gennaio 2019, San Rigoberto

Nessun Daspo ai tiranni sauditi

La Supercoppa in Arabia è una schifezza? I nostri affari col regime saudita ancora di più

Benvenuti alla fiera dell’ipocrisia: ci indigniamo per gli ululati razzisti a Koulibaly, poi disputiamo partite nel regno della discriminazione femminile. Ci scandalizziamo perché il business prevale sui diritti, ma la nostra fame di petrodollari non finisce mai. E non comincia col pallone

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Solgenitsyn, dal gulag all’oblio

di Marcello Veneziani

«Sono infinitamente difficili tutti gli inizi, quando la semplice parola deve smuovere l’inerte macigno della materia. Ma non c’è altra strada se tutta la materia non è più tua, non è più nostra. Anche un grido può provocare una valanga in montagna». Da ragazzo queste parole di Alexander Solgenitsyn m’incoraggiavano a pensare che l’impresa di svegliare il mondo non fosse impossibile. Ripenso oggi, a cent’anni giusti dalla sua nascita e a dieci dalla sua morte, con commosso stupore al grido di Solgenitsyn e alla valanga che aveva creato. Prosegui la lettura »

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L’attacco al padre è un attacco alla paternità di Dio

di Costanza Miriano

Nei giorni scorsi, quelli successivi alla manifestazione contro la violenza sulle donne, si sono succedute alcune voci che secondo me meritano una reazione seria. Sentendo la Finocchiaro declamare (a dei bambini, peraltro) da Rai 3 che gli uomini sono tutti dei pezzi di m…, o la Murgia dire che nascere maschio in un sistema patriarcale è come essere figlio di un mafioso, anche io ho pensato che non fossero degne di attenzione o, che, come ha scritto qualche illustre pensatore sui social, mettersi a rispondere a questo livello è come fare a gara di rutti. Si potrebbe replicare con affermazioni dello stesso spessore speculativo, tipo che le sarde sono tutte basse e brutte (e pazienza che ne conosco di bellissime, come Silvia e Annamaria – scusa Elisabetta Canalis, ho le mie preferenze – ma l’ideologia non considera i fatti, sennò magari è costrettaa cambiare). Si potrebbe scherzare come il mitico Lercio (“Partorisce un maschio: Murgia arrestata per associazione mafiosa”), che comunque fa molto più ridere della Finocchiaro. Prosegui la lettura »

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La nuova RAI in cinque domande

di Enrica Perucchietti

Fonte: polisemantica

Continua “5 domande“,  la serie di interviste a intellettuali, giornalisti, comunicatori e pensatori sul futuro della Rai, sulla sua importanza nella vita sociale e politica e sulla sua influenza sulla percezione della realtà da parte del pubblico di telespettatori.

Oggi risponde alle 5 domande Enrica Perucchietti, giornalista, scrittrice, docente universitaria, conduttrice radiofonica e televisiva.
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Crespi: “Studiate Mussolini, è stato il più grande comunicatore del ‘900”

Luigi Crespi, coach di comunicazione politica e non solo, durante la due giorni a Roma dal titolo “La fabbrica dei leader” ha parlato dell’arte di saper comunicare, di dosare persuasività e autorevolezza, di saper entrare in sintonia con i bisogni e le aspettative del pubblico E ha indicato un modello: Benito Mussolini. Già: Crespi non ha dubbi, Mussolini è stato il più grande comunicatore del Novecento e va studiato. Ciò – avverte Crespi – non vuol dire rivalutare, ma approfondire sì, è necessario.

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I.M.B.C.: I video delle conferenze contro il ’68 di don Francesco Ricossa

Risultati immagini per contro il 68

Segnalazione del Centro Studi Federici

Modena, 20/10/2018, XIII giornata per la regalità sociale di Cristo, seminario di studi: “Non serviam: il ’68 contro il principio dell’autorità”.
 
Le basi del nuovo diritto di famiglia: contro l’autorità del padre
 
Humanae vitae e contraccezione: la desistenza dell’autorità” I parte
 
Humanae vitae e contraccezione: la desistenza dell’autorità” II parte
 

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RICORDO DI GIOVANNI GUARESCHI A 50 ANNI DALLA MORTE

Segnalazione di Giacomo Bergamaschi

di LUIGI MARIANI

Esattamente cinquant’anni fa, il 22 luglio 1968, moriva Giovanni Guareschi, scrittore, giornalista, sceneggiatore, polemista politico, imprenditore agricolo e tanto altro. Non posso fare a meno di ricordarlo per il calore che ha saputo infondere nei nostri cuori con i suoi racconti che parlano di luoghi, l’Emilia, e di un’epoca, il secondo dopoguerra, che ci sono ancora tanto vicini. A tale temperie ci consente peraltro di riandare la periodica riproposizione alla TV dei film di Don Camillo, sui quali Guareschi ebbe a scrivere questa curiosa riflessione «Gino Cervi corrisponde esattamente al mio Peppone. Fernandel non ha la minima somiglianza col mio don Camillo. Però è talmente bravo che ha soffiato il posto al mio pretone. Così ora, quando mi avventuro in qualche nuova storia di don Camillo, mi trovo in grave difficoltà perché mi tocca di far lavorare un prete che ha la faccia di Fernandel

Scriveva Baldassarre Molossi, sulla Gazzetta di Parma» del 25 luglio 1968: “Giovannino Guareschi è lo scrittore italiano più letto nel mondo con traduzioni in tutte le lingue e cifre di tiratura da capogiro. Ma l’Italia ufficiale lo ha ignorato. Molti dei nostri attuali governanti devono pur qualcosa a Guareschi e alla sua strenua battaglia del 1948 se oggi siedono ancora su poltrone ministeriali, ma nessuno di essi si è mosso. Nessuno di essi si è fatto vivo (…). Anche Giovannino Guareschi ormai riposa al cimitero dei galantuomini. È un luogo poco affollato. L’abbiamo capito ieri, mentre ci contavamo tra di noi vecchi amici degli anni di gioventù e qualche giornalista, sulle dita delle due mani.”

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