Archivio per la categoria Economia Mondiale

Argentina ricorre all’FMI e popolo scende in piazza

Argentina ricorre all'FMI e popolo scende in piazzaSegnalazione Wall Street Italia

di Alessandra Caparello

Una debacle finanziaria che riapre vecchie ferite per gli argentini quella degli ultimi giorni con la valuta nazionale, il peso, sotto la minaccia dell’iper inflazione e un presidente Mauricio Macri che per salvare l’economia e risparmiare il suo popolo da una nuova crisi finanziaria chiede aiuto al Fondo Monetario Internazionale.

Nonostante la banca centrale dell’Argentina abbia deciso per un maxi rialzo dei tassi tre volte dal 27 aprile, issandoli al 40%, il peso ha continuano a crollare e il presidente ha dovuto fare ricorso al Fondo monetario internazionale, cercando un accordo di stand-by per un prestito di almeno 30 miliardi di dollari (anche se altre fonti parlando addirittura di 50 miliardi). Che significa in stand by? Che non verrebbe incassato subito, ma utilizzato se la situazione dovesse peggiorare ancora. Prosegui la lettura »

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Il retroscena economico dietro l’avvelenamento di Skripal

di Michael HudsonMichael Palmieri

Il retroscena economico dietro l’avvelenamento di Skripal.

Fonte: Comedonchisciotte

Left Out, un podcast prodotto da Paul Sliker, Michael Palmieri e Dante Dallavalle, ospita conversazioni approfondite con i più interessanti pensatori politici ed eterodossi economisti di sinistra.

The Hudson Report è una nuova serie settimanale, con il leggendario economista Michael Hudson. In ogni episodio affrontiamo un problema economico o politico che è stato ignorato – o molto dibattuto – sulla stampa in quella settimana.

In questa puntata discutiamo delle implicazioni economiche e politiche del tentato omicidio dell’ex doppio agente russo Sergei Skripal. Facciamo anche un accenno alla lunga storia di collaborazione tra gli oligarchi russi e le banche occidentali, e a come questo si inserisca nel più ampio progetto neoliberista perseguito dopo il crollo dell’Unione Sovietica.

Michael Palmieri: Professor Hudson, bentornato al terzo episodio del The Hudson Report. È un piacere averla qui.

Michael Hudson: Grazie dell’invito.

Michael Palmieri: Allora, nell’ultima settimana si è letto molto del caso di Sergei Skripal e sua figlia. Si dice che i servizi russi abbiano tentato di avvelenarlo, lui che era un doppio agente dell’intelligence britannica. Sebbene gran parte dei media abbia già condannato la Russia, lei ha una prospettiva diversa. Potrebbe dunque spiegarci cosa sta accadendo? Prosegui la lettura »

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Le ragioni politiche dietro i dazi di Trump

di Alberto Cossu

Le ragioni politiche dietro i dazi di Trump

Fonte: Oltre Frontiera

La decisione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di porre dazi sulle importazioni di acciaio e alluminio ha generato forti reazioni da parte di molti Paesi. In particolare gli Stati europei, con in testa la Germania, hanno invocato l’esenzione in nome dell’alleanza che lega gli USA all’Europa. La mossa di Trump, già anticipata dal tycoon newyorchese in campagna elettorale, arriva dopo un’indagine approfondita – richiesta nell’aprile del 2017 dallo stesso presidente – per accertare le cause dello squilibrio commerciale americano e predisporre opportune misure per ridurlo.

Siamo, infatti, di fronte a un atto di natura squisitamente “politica” che mira a proteggere gli Stati Uniti dal consistente squilibrio sovraproduttivo del comparto siderurgico generato prevalentemente dalla Cina. Pechino ha provocato la crescita delle importazioni e la conseguente distruzione delle imprese statunitensi del settore. Ciò, oltre a costituire un problema per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, ha compromesso la capacità produttiva indirizzata a servire le industrie strategiche del Paese, generando ricadute negative anche sui livelli occupazionali.

Secondo l’approccio neo-liberale, un Paese si specializza nelle produzioni in cui possiede un vantaggio comparato rispetto agli altri e, qualora non dovesse riuscirci, le produzioni declinano e scompaiono. Tale regola dovrebbe, dunque, valere anche per il settore siderurgico statunitense. Ma l’economia non è fatta solo di efficienza e produttività, in essa incidono anche ragioni politiche. Prosegui la lettura »

Guerra commerciale Trump: le amare lezioni del protezionismo

Protezionismo: ne parla Paolo Raimondi, ex sottosgretario dell'Economia

Segnalazione Wall Street Italia

A cura di Mario Lettieri* e Paolo Raimondi**

Se gli Stati Uniti, la prima potenza economica e militare mondiale, lanciano una politica protezionistica imponendo alti dazi sulle importazioni, evidentemente intendono iniziare una vera e propria guerra commerciale. Le recenti dichiarazioni di Trump nei confronti della Cina e dell’Unione europea ne sono la prova.

Eppure Washington sa che, quando in passato sono state introdotte simili politiche, esse hanno soltanto esacerbato le crisi in corso aggravando le tensioni politiche internazionali.

Ciò avvenne dopo il crollo di Wall Street del 1929 con la conseguente Grande Depressione. Nel 1930 il presidente Herbert Hoover e, più ancora, il Congresso americano, allora dominato dal Partito Repubblicano, approvarono la legge Smoot-Hawley Tarif Act (dai nomi dei due parlamentari che la presentarono) che impose pesanti dazi su oltre 20.000 prodotti d’importazione.

Si trattò di una specie di “America First” che avrebbe dovuto rilanciare produzioni, consumi e occupazione, sbarrando la strada ai prodotti provenienti da altri paesi. Fu la risposta negativa all’appello generale fatto in precedenza, nel 1927, dalla Lega della Nazioni, precursore dell’ONU, che, al contrario, chiedeva di “porre fine alla politica dei dazi e di andare nella direzione opposta”.

Fino allora gli Usa avevano avuto una bilancia commerciale positiva, con un surplus delle esportazioni. I dazi imposti sui beni inclusi nella lista, che mediamente erano del 40,1% nel 1929, raggiunsero il livello di 59,1% nel 1932, con un aumento del 19%. Ovviamente su tali politiche restrittive sono stati fatti molti studi. Però nessuno mette in discussione l’effetto recessivo e depressivo provocato dai dazi. Prosegui la lettura »

Il Vaticano ha la riserva di oro più grande al mondo

Il maggiore e singolo detentore di lingotti (ingot/bullion) rispetto a qualsiasi altra organizzazione nel corso dei trascorsi 1.000 anni è, ed è sempre stato, il Culto Romano che controlla la Chiesa Cattolica.

La Chiesa Cattolica Romana (meglio dire il Vaticano, in questi tempi di occupazione della Chiesa Cattolica Romana, n.d.r.) controlla approssimativamente 60.350 tonnellate d’oro, due volte la dimensione delle riserve ufficiali totali di oro di tutto il mondo, o approssimativamente il 30,2% di tutto l’oro mai estratto/prodotto. A prezzi correnti, è possibile stimare il valore di tali beni che costituiscono il più grande tesoro della storia dell’umanità in oltre 1.245 miliardi di dollari statunitensi ($).
Ai nostri giorni, la Chiesa Cattolica Romana è tornata a numeri che l’hanno condotta nuovamente ad una posizione dominante nel settore dell’oro di cui non si era testimoni dalla caduta del Sacro Romano Impero (intorno al 1100), fase in cui Essa controllava poco meno del 30% dell’oro complessivamente presente nel mondo.
Per la maggior parte dei trascorsi 1.000 anni, la Chiesa Cattolica ha assunto una posizione dominante che gli ha permesso di controllare i mercati dell’oro a livello mondiale, in relazione al fatto di aver posseduto oltre il 50% di tutto l’oro, ed in una posizione talmente dominante, a partire dal XIV secolo fino a giungere al XVII secolo, da controllare oltre il 60% di tutto l’oro mai estratto.

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Guerra dei dazi: ha ragione Trump (e noialtri europei non siamo affatto innocenti)

Segnalazione Linkiesta

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Guerra dei dazi: ha ragione Trump (e noialtri europei non siamo affatto innocenti)

La guerra dei dazi è solo l’ultimo capitolo di un liberalismo mondiale che è sempre andato a singhiozzo. Trump ha le sue ragioni per chiudere al libero commercio. E non è detto che l’Europa (molto meno innocente di quanto sembra) non possa avvantaggiarsene. (di Stefano CingolaniLEGGI)

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Dittatura Finanziaria: Il piano segreto delle elite per la conquista del potere!

Segnalazione de Il Giardino dei Libri

Il Giardino dei Libri

Novità - Dittatura Finanziaria

Il piano segreto delle élite per la conquista del potere…

Gentile Matteo,

mai come oggi il mondo vive una fase di disagio profondo: crisi economica, terrorismo, battaglia contro le fake news, ansia e paure per il futuro.

Francesco Toscano, giornalista, in questo libro sostiene come la “crisi economica” sia il riparo dietro cui si nasconde una intenzionalità malefica che vuole dominare.

Si tratta della dittatura finanziaria, l’élite oligarchica che influenza e dirige i mercati, oltre che il destino dei popoli.

Un libro ricco di informazioni, cha passa dal caso Grecia usata come “cavia da laboratorio” ai promotori del terrore in Medio Oriente.

Buona lettura!
Luca Gori e Rosa Tumolo – Il Giardino dei Libri

P.S. Cliccando qui potrai leggere un’anteprima del libro

Dittatura Finanziaria

Dittatura Finanziaria

Il piano segreto delle elite per la conquista del potere

Francesco Maria ToscanoUno Editori – 2018
Libro – Formato: 14 x 20 – 245 pagine

€ 11,82  invece di € 13,90
(risparmi € 2,08 = -15%)

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Questo libro intende offrire uno sguardo smaliziato sulla contemporaneità in grado di demistificare il racconto prevalente, che tende a ridurre la “crisi” a mero fatto ecomicistico quasi indipendente dalla volontà degli uomini.

A tal fine il lettore verrà “investito” da una serie di approfondimenti che spazieranno dalla macroeconomia alla geopolitica, dalla sociologia alla antropologia, senza trascurare di fare cenno ad alcuni riferimenti “esoterici” in genere indigesti all’establishment presuntivamente illuminista che detiene il potere in tempi di globalizzazione decadente.

Il libro tenta di riconoscere in controluce una linea di continuità che lega sotterraneamente l’epopea nazista classica a quella tecnocratica odierna, mettendo in evidenza il ruolo esercitato ieri come oggi da alcune “dottrine segrete” che influenzano l’agire di dinastie di industriali e finanzieri inerzialmente coordinati dentro una cabina di regia globale.

Il primo capitolo individua gli elementi costitutivi del fenomeno studiato; il secondo analizza in particolare il caso della Grecia, nazione usata come “cavia da laboratorio” per gli esperimenti dei moderni alchimisti; il terzo spiega i pericoli che l’Europa è chiamata affrontare nel prossimo futuro, mentre il quarto indaga le cointeressenze che esistono fra i promotori del “terrorismo economico” in occidente e i registi del “terrorismo politico” in Medio Oriente.

Il libro si chiude con un quinto capitolo che, dopo avere completato la diagnosi, si sforza di offrire possibili rimedi.

L’autore

Francesco Maria Toscano

Francesco Maria Toscano nasce a Gioia Tauro il 28 maggio del 1979. Dopo aver conseguito la maturità classica presso il liceo N. Pizi di Palmi, si iscrive alla facoltà di legge dell’Università degli studi Alma Mater di Bologna, dove si laurea nel marzo del 2004. È avvocato dal 2007. Giornalista pubblicista, ha collaborato con “Gazzetta del Sud”.

Indice

Decostruire il nuovo Leviatano glamour e liberal-libertario

Introduzione

1. Elementi costitutivi e di riconoscibilità del nazismo tecnocratico

2. La Grecia, “il più grande successo dell’euro”

3. In Grecia oggi, ovunque domani. Perché l’Europa è un continente in ostaggio

4. Terrorismo economico in Europa e terrorismo politico in Medio Oriente. Due facce della stessa medaglia

5. Che fare?

  • Piano spirituale
  • Piano ideologico
  • Piano geopolitico
  • Piano politico/programmatico
  • Piano culturale, mediatico e organizzativo

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Trump: “guerre commerciali positive”, dazi su alluminio e acciaio

Segnalazione Wall Street Italia

Trump:

DONALD TRUMP

Trump: “guerre commerciali positive”, dazi su alluminio e acciaio

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Europa: prospettive nel 2018, tre possibilità per il cambiamento

L'outlook per l'Europa di ArtemisSegnalazione Wall Street italia

di Paul Casson (Artemis)

Nel 2017 ha cominciato a manifestarsi un mutamento dei fondamentali a livello globale. La crescita è accelerata in tutte le regioni dell’economia globale. I segnali di inflazione nell’eurozona erano tali da indurre la BCE a considerare la possibilità di ridurre gradatamente gli acquisti di titoli.

In molti casi però è parso che gli investitori avessero passato buona parte del 2017 a rimanere ancorati ai timori deflazionistici del passato anziché prendere atto della nuova realtà economica. Infatti, ci sono stati lunghi periodi in cui il valore delle azioni costose con una crescita più lenta (ma meno sensibile al ciclo economico) degli utili è salito più di quello di azioni con prezzi convenienti ma con una crescita più rapida degli utili.

Quando i tassi di interesse scendevano, l’acquisto di azioni di crescita secolare o simil-obbligazionarie funzionava, grazie appunto a bassi tassi di interesse e ad un basso tasso di inflazione. Tali azioni in genere non rendono bene quando i tassi di interesse invece salgono. Quindi, se il 2017 è stato l’anno in cui le condizioni economiche hanno cominciato a cambiare, è possibile che il 2018 sia l’anno in cui gli investitori in Europa cominciano a adeguarsi alla nuova realtà macroeconomica? E quali altri cambiamentipotrebbe avere in serbo il 2018? Prosegui la lettura »

Riserve auree Cina e Russia: una minaccia per dominio Usa

oroSegnalazione Wall Street Italia

La montagna di oro accumulata da Cina e Russia fa parte della strategia dei due paesi di prendere le distanze dal commercio internazionale denominato in dollari USA. È l’opinione dell’esperto di metalli preziosi Ronan Manly di BullionStar, che in un’intervista al sito RT ha spiegato che è possibile che i due paesi stiano accumulando oro per legare le loro monete al metallo prezioso e quindi indebolire il dominio globale del dollaro USA.

“La Cina e la Russia hanno accumulatin maniera aggressiva le loro riserve auree negli ultimi 10 – 15 anni“, ha detto, aggiungendo che solo un decennio fa le riserve di ciascuno dei due paesi si aggiravano intorno alle 400 tonnellate. “Ora entrambi i paesi detengono complessivamente  3.670 tonnellate di oro” ha spiegato Manly, aggiungendo che “è interessante notare come sia la Russia che la Cina rendono pubbliche le loro riserve di oro e fanno riferimento al metallo prezioso come risorsa monetaria strategica. Sul fronte opposto, invece, gli Stati Uniti minimizzano costantemente il ruolo strategico dell’oro. “

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