Archivio per la categoria Politica

Un altro successo in politica estera. Ma la RAI non lo dice

UN ALTRO SUCCESSO DI POLITICA ESTERA. MA LA RAI NON LO DICE.

UN ALTRO SUCCESSO DI POLITICA ESTERA. MA LA RAI NON LO DICE.

Italia-Russia: il premier Conte con Putin parlerà di stabilizzazione del Mediterraneo Lo ha detto l’ambasciatore italiano negli Usa, Armando Varricchio: “La Russia ha un ruolo fondamentale per la pace nella regione”. Il primo ministro italiano Giuseppe Conte, che si recherà a Mosca in visita ufficiale alla fine del mese, durante il colloquio previsto con il presidente russo Vladimir Putin potrebbe …

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Mattarella dovrebbe difenderci dalle offese europee

di FRANCESCO STORACE 

Presidente, ci fai sentire italiani? Puoi far sentire la tua voce nei confronti di autentici mascalzoni che da Bruxelles ogni giorno si credono in diritto di poterci insolentire in malo modo?

Sta diventando davvero un problema ascoltare mattina, pomeriggio e sera dai tiggi’ la parola stonata del commissario europeo Moscovici: “Come gli ungheresi – e’ arrivato a dire costui in un intervento intervento ad una conferenza presso la sede di Parigi dell’Ocse – anche gli italiani hanno optato per un governo decisamente euroscettico e xenofobo che, sulle questioni migratorie e di bilancio, sta cercando di sbarazzarsi degli obblighi europei”.

Ma come si permette? Deve essere il governo a difendersi da questa cialtronata o ad avvertire finalmente la necessità di farlo sarà il capo dello Stato? Prosegui la lettura »

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L’internazionale populista di Bannon

di Antonio Terrenzio

L'internazionale populista di Bannon

Fonte: Conflitti e strategie

In questi giorni Steve Bannon e’ sicuramente il personaggio che sta facendo parlare piu’ di se’ negli ambienti sovranisti

L’ex chief strategist di Trump e’ salito agli onori delle cronache per aver inaugurato the Mouvement”, il movimento appunto, che dovrebbe essere collettore di tutti i partiti sovranisti d’Europa, da Marine Le Pen a all’FPO austriaco, da Victor Orban a Matteo Salvini.

L’idea del consigliere di Trump e’ quella di creare una sorta di fondazione in grado di sostenere finaziariamente tutti i partiti populisti d’Europa. L’obiettivo dichiarato dallo stesso fondatore e’ quello di creare una organizzazione in grado di far fronte all’Open Society di George Soros che ha nel tempo finanziato con 32 miliardi di dollari, Ong, associazioni che promuovono l’immigrazione, la liberta’ in temi bio/etici come aborto e eutanasia, lega LGBT ecc. La creazione di un movimento Anti-Davos, in grado di organizzare le forze identitarie di tutta l’Europa le elite’ cosmopolite e suoi valori progressisti.

Alle soglie delle elezioni europee del prossimo maggio, una “coalizione delle destre” concorrera’ per prendersi un terzo del parlamento europeo.

In campo quindi sembrano esserci due fazioni, una di stampo globalista, legata ai partiti di sinistra e alla finanza sorosiana; l’altra, un raggruppamento di tutti partiti nazionalisti d’Europa. Prosegui la lettura »

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“L’Europa vuole l’Italia in crisi a vita”

"L'Europa vuole l'Italia in crisi a vita"L’INTERVISTA A STEVE BANNON DE “IL TEMPO”

Parla Bannon, il guru di Trump: “La gente comune deve ribellarsi alle elite. Lega e 5 Stelle hanno idee molto innovative”

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Non abbiate paura dei sovranisti

QUINTA COLONNA

di Marcello Veneziani

Non abbiate paura dei sovranisti

Fonte: Marcello Veneziani

Anche in Svezia l’onda sovranista cresce, ma non abbastanza da rovesciare gli assetti di governo. Si ripete lo schema Le Pen, col Front National primo nei consensi ma non in grado di essere maggioranza né in grado di trovare alleati. E a quel punto scatta la coalizione antisovranista, tutti contro uno, e nascono governi stentati su fragili alleanze (come in Germania o in Spagna), con presidenti indesiderati dai due terzi della popolazione (Francia) o coalizioni spurie come da noi. O nascono perfino due, tre partiti “nazionali” che si cannibalizzano a vicenda (caso inglese coi conservatori biforcati più l’Ukip). Il vero problema è che siamo nel mezzo del guado, e dunque la situazione rischia la paralisi tra il non ancora e il non più. Perché poi i governi europeisti tra moderati e progressisti uniscono due debolezze e due declini, trascinano i paesi in coalizioni politiche di mera sopravvivenza, dentro sistemi fatiscenti, subordinati ai potentati economici, lontani dal popolo, dentro un’Europa ridotta a unione monetaria nel nome degli apparati di comando. Ma torniamo alla rappresentazione e alla percezione che ne ha la gente, ne danno i media, ne dà il potere.

L’Europa di oggi è fondata sulla paura. Paura dello straniero per taluni, paura dei nazionalisti per talatri. Xenofobia e nazionefobia sono le due categorie politiche dominanti, le twin towers dell’Europa. Ma con la paura non si compiono scelte assennate. Prosegui la lettura »

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No, Steve Bannon non è l’uomo nero. Ma vincerà facile, contro l’Europa degli happy hour

Segnalazione Linkiesta

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No, Steve Bannon non è l’uomo nero. Ma vincerà facile, contro l’Europa degli happy hour

È vero, l’ex stratega della campagna elettorale di Trump vuole condizionare la politica mondiale (e perfino quella della Chiesa ufficiale). Ma il suo movimento è molto meno ricco e potente di altri movimenti pro-establishment. E se l’Occidente vira a destra è inutile gridare “al lupo al lupo”. (di Fulvio ScaglioneLEGGI)

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Dai servizi segreti alla Rai, dalla Consob al Gse. Tutte le nomine mancanti al governo gialloverde

Risultati immagini per Giuseppe Contedi Veronica Sansonetti

A differenza della furia rottamatrice di Matteo Renzi, Di Maio e Salvini si muovono con prudenza e persino lentezza. Privilegiate sino ad ora le scelte interne (molto positivamente). Con i vertici di Consob, Antitrust ed intelligence la maggioranza si gioca un pezzo notevole della sua credibilità interna, ed esterna

La polemica uscita di scena del numero uno della Consob, Mario Nava, aggiunge una casella rilevantissima a quelle che il governo gialloverde dovrà riempire. Le nomine sono state, si è detto, un significativo collante nella formazione della “strana” maggioranza fra Movimento 5 Stelle e Lega. In realtà, il ricambio tanto annunciato si è visto solo parzialmente. La decisione più importante riguardava Cdp dove ha prevalso una scelta interna di un manager apprezzato unanimemente, Fabrizio Palermo. L’ex chief financial officer di via Goito ha già stabilito una sintonia operativa con il presidente Tononi, indicato dalle Casse di risparmio guidate da Giuseppe Guzzetti, e le prime indicazioni rivelano la volontà di promuovere gli interni migliori, come nel caso di Davide Colaccino promosso a capo della comunicazione e delle relazioni esterne. Cambiare insomma ma senza ansia di rottamare come fu nel caso del governo Renzi.

L’episodio più traumatico forse è stato la cacciata di Renato Mazzoncini dal vertice delle Ferrovie ma va ricordato che venne confermato anticipato dal governo Gentiloni con modalità che fecero discutere anche gli osservatori più simpatizzanti del Pd. Fatto sta comunque che il sostituto dell’uomo considerato vicino all’ex sindaco di Firenze è un interno del gruppo ferroviario e non un “barbaro” pescato dagli abissi della rete.

Lo stesso Nava, dirigente della Commissione europea “comandato” in Consob senza aspettativa, potrebbe essere stato defenestrato non senza qualche ragione, ma questo si potrà capire solo quando la polvere si sarà depositata. Viste le polemiche e le tensioni sui mercati, non si potrà sbagliare l’indicazione del successore. E tanto meglio se verrà dall’interno del Collegio.

Da mesi ormai si rinviano le assemblee di società “minori” che proprio minori non sono. Anzitutto c’è il Gse, il Gestore dei Servizi Elettrici al cui interno sono collocate anche le società Gme e Acquirente Unico. L’amministratore delegato uscente, Francesco Sperandini, è stimato e si considera positivo il bilancio del suo lavoro. Tuttavia, i maggiorenti gialloverdi sono intenzionati a cambiare. Manca però l’accordo e l’assemblea dei soci è stata rinviata al 25 settembre. Sarà la data giusta? Trattandosi del soggetto pubblico che gestisce gli incentivi per le rinnovabili per svariati miliardi di euro, la poltrona è molto ambita.

E l’intesa fra pentastellati e leghisti manca anche per Eur spa il cui amministratore delegato uscente, Enrico Pazzali, è altrettanto stimato. Anche nel suo caso, sarà interessante vedere se prevarrà la volontà politica di indicazioni “politiche” o se i manager migliori saranno confermati magari cambiando la composizione dei cda.

Non si può invece non scegliere il nuovo presidente dell’Autorità Antitrust. Il giurista Giovanni Pitruzzella ha infatti ottenuto un altro, e assai prestigioso, incarico a livello europeo (avvocato generale presso la Corte di giustizia Ue) e va quindi sostituito. I nomi che circolano sono tutti di altissimo livello. Si tratta solo di scegliere. Come nel caso del Commissario per l’emergenza di Genova. Non facilissimo.

Discorso diverso, e più complicato, riguarda il Consiglio Superiore della Magistratura dove dovrà essere eletto il Vicepresidente. La giustizia è un tema molto sensibile ed il Movimento 5 Stelle subisce la pressione di diversi ambienti giudiziari e di testate come Il Fatto Quotidiano. Anche dopo la designazione da parte del premier Giuseppe Conte di Filippo Patroni Griffi quale presidente del Consiglio di Stato, i grillini non vogliono perdere l’occasione di indicare il successore di Giovanni Legnini a Palazzo Marescialli. Il gioco degli equilibri fra membri togati eletti dalla magistratura e quelli laici eletti dal Parlamento assomiglia ad un cubo di Rubik.

Una qualche ansia si respira ormai anche dalle parti di Viale Mazzini. La Rai rappresenta infatti un luogo privilegiato nel quale i partiti fanno bella mostra del loro potere. E se i pentastellati hanno fatto nelle nomine la parte del leone, indicando anche l’Ad del servizio pubblico nella persona di Fabrizio Salini (già direttore di La7 e Fox), Matteo Salvini ha per ora “raccolto” poco e male. Il presidente della Rai è stata la sua indicazione più politica e la scelta di Marcello Foa si è rivelata un boomerang. Grazie alla ritrovata intesa con Silvio Berlusconi la sua nomina sarà riproposta alla Commissione di Vigilanza che l’aveva bocciata (necessario il voto favorevole di due terzi essendo una funzione di garanzia). La paura però è che si apra un contenzioso giudiziario che, pur con tutte le differenze del caso, ricorda la nomina all’epoca di Alfredo Meocci quale direttore generale. I consiglieri di amministrazione del tempo vennero condannati a risarcimenti costosissimi. Uno spettro che agita i sonni di Viale Mazzini. Anche perché finché non si sblocca la poltrona che negli ultimi tre anni è stata di Monica Maggioni, il Cda non può assumere decisioni. Questo vuol dire che è tutto fermo dalla nomina del nuovo Ad di Rai Pubblicità (dove da mesi, eroicamente, Antonio Marano manda avanti la baracca ad interim) alle indicazioni dei nuovi direttori dei Tg. Un gran caos.

Altra partita al cardiopalma riguarda la scelta dei vertici dei servizi segreti. Il presidente del Consiglio, che ha tenuto per se la delega per l’intelligence, proseguirebbe la collaborazione con l’attuale direttore generale del Dis, il prefetto Alessandro Pansa. Il pasticcio fatto all’epoca da Renzi quando lo nominò modificando le regole di ingaggio e la successiva decisione di proroga voluta alla fine della scorsa legislatura da Paolo Gentiloni (e Marco Minniti) non aiuta. Luigi Di Maio e lo stesso Matteo Salvini vogliono cambiare, soprattutto – secondo i rumors – all’Agenzia che si occupa della sicurezza esterna. Il risultato sin qui è stato disastroso. La ridda di ipotesi ha dato vita ad un increscioso totonomine che rischia di danneggiare il comparto che è vitale della sicurezza della Repubblica. Questa istituzione ed i suoi rappresentanti sono solidi e la minaccia di destabilizzazione è (ancora) sotto controllo. Esporre però i nostri 007 al pubblico ludibrio delle presunte amicizie politiche non può proseguire a lungo.

Diverso, in questo senso, è la nomina del nuovo Capo di Stato Maggiore della Difesa. La ministra Elisabetta Trenta sembra avere le idee chiare e voler agire secondo la prassi che prevede la rotazione fra i vertici delle forze armate. Quella consuetudine venne interrotta – anche in questo caso – dal governo Renzi che scelse di preferire l’Esercito quando, secondo la regola non scritta ma proprio per questo molto rispettata, sarebbe toccata all’Aeronautica militare. Salvo sorprese, si tornerà alla normalità. E non è certo negativo.

Tutto questo dovrebbe avvenire entro la fine del mese, come per le nomine nelle società partecipate (per la verità andrebbero aggiunti numerosissimi collegi sindacali in scadenza o scaduti in attesa di nomina). Siamo insomma alle battute finali di un risiko che, non c’è da temere, riprenderà la prossima primavera con le prossime scadenze. Le nomine, si sa, sono lo sport preferito della politica italiana (e qui i gialloverdi stanno dimostrando una saggezza media superiore ai loro predecessori).

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Intervista al ministro leghista Fontana: “Alleanza identitaria per influenzare il Ppe a Strasburgo”

Foto: Tony Gentile/Reuters

“Dalla Svezia segnale importante: da ottobre parte il lavoro per le europee, puntiamo a essere il secondo gruppo al Parlamento Ue”

di Angela Mauro

“Il buon risultato dei Democratici svedesi è un segnale molto importante. A partire da ottobre avvieremo tavoli di lavoro con le altre forze identitarie europee per costruire insieme una piattaforma per le elezioni di maggio. Obiettivo realistico: diventare il secondo gruppo a Strasburgo e condizionare così le scelte del Parlamento europeo, magari costruendo una maggioranza con il Ppe per impedire che ce ne sia un’altra consociativa tra Popolari e socialisti”.

Lorenzo Fontana esulta per il risultato della destra di Jimmie Akesson alle politiche in Svezia. In questa intervista ad Huffpost, il ministro leghista, ex eurodeputato del Carroccio e mente della svolta sovranista della Lega, traccia le tappe del progetto politico di Matteo Salvini da qui alle europee di maggio 2019. Missione: conquistare Bruxelles e Strasburgo e cambiare i connotati all’Ue.

Partiamo dalla Svezia: l’exploit dei populisti non c’è stato, sebbene abbiano guadagnato consensi.

I sondaggi dell’ultima settimana li davano tra il 16 e il 19 per cento, direi che si sono rivelati giusti: i ‘Democratici svedesi’ sono andati oltre il 17 per cento, mentre i socialdemocratici sono in calo pure in Svezia, la patria della socialdemocrazia. E’ il trend degli ultimi dieci anni.

Ora che succede, da qui alle europee di maggio?

A breve, penso da ottobre, ci sarà una serie di tavoli di lavoro con le altre forze identitarie europee per costruire una piattaforma per le elezioni. Il primo dovrebbe essere a Vienna.

Per costruire un’alleanza… come la chiamate: sovranista? Populista? Identitaria? Prosegui la lettura »

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Occhio al “The Movement” di Salvini con Bannon

Salvini ha chiuso col botto una settimana cruciale della sua lotta politica e di governo: diventando l’uomo più importante che la neonata formazione sovranista ispirata da Steve Bannon, “The Movement”, può contare a livello europeo. Una contromossa probabilmente assai più pesante dello stesso video Facebook che ha letteralmente mandato ai pazzi le opposizioni di centrosinistra (ma pure qualche alleato di governo…), in risposta all’assedio giudiziario delle procure di Genova (sui conti della Lega) e di Agrigento e Palermo (sulla questione Diciotti) che nei giorni scorsi sembrano aver suonato la carica all’attacco finale al ministero degli Interni.

L’annuncio dell’adesione di Salvini alla creatura dell’ex consigliere di Trump va messa da subito in un contesto internazionale ed elettorale: Bannon sta tessendo le fila di un’aggregazione sovranista attraverso il Vecchio continente in vista delle europee di maggio. E infatti sta girando l’Europa in adeguata compagnia. Prosegui la lettura »

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Sorpasso dell’estrema destra nella ex Germania est, allarme per Merkel

L’Afd vola nei sondaggi e diventa primo partito, superando la Cdu. E sulle connivenze con i neonazisti per i fatti di Chemnitz arriva anche l’inaspettata copertura dei servizi segreti

DALLA  CORRISPONDENTE DE “LA REPUBBLICA” TONIA MASTROBUONI

BERLINO – È arrivato il temutissimo sorpasso: nella vecchia Germania est l’Afd è  diventato il primo partito. Secondo un sondaggio Infratest-Dimap per la Welt, la destra populista raggiunge ormai il 27% dei consensi, contro il 23% della Cdu. La Linke, tradizionalmente forte perché ‘nipotina’ del vecchio partito socialista della Ddr, è al 18% e la Spd è solo quarta con il 15% dei consensi.    Una batosta, per la forza politica…

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https://rep.repubblica.it/pwa/generale/2018/09/07/news/afd_primo_partito_nella_ex_germania_est-205834306/ Prosegui la lettura »

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