comunicati 2009


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Noi, unici veri cristiani..." (risposta al direttore di "Gente veneta")

Risposta del direttore di GV alla mia lettera pubblicata il 2 maggio

Pubblico questa lettera perché esprime bene il modo di pensare di quei cattolici che si riconoscono nel movimento di Lefebvre e forse può aiutare qualcuno che "simpatizza" verso questi cattolici integralisti a prendere le distanze da loro.
Ribadisco il mio giudizio di grave e colpevole stupidità per quanti negano il fatto storicamente provato e testimoniato direttamente da moltissimi ex deportati nei lager nazisti dell'olocausto e delle camere a gas. Colpevole stupidità che diventa gravemente offensiva verso quanti hanno vissuto il dramma dei lager e i loro familiari, ma anche verso la cultura e la storia dell'Europa e del mondo.
Quanto alla visione della Chiesa del signor Damiani, è molto lontana dalla nostra. Chi dà del "bestemmiatore" al Pontefice non può che porsi radicalmente al dim fuori della comunione ecclesiale. (S.V.)





(risposta al direttore di "Gente veneta") del Prof. Franco Damiani

Egregio direttore,

La ringrazio molto della Sua risposta, la quale, ancorché decisamente villana, rivela parecchie cose, la prima delle quali è che della questione olocaustica Lei non sa che ripetere farfugliando nella maniera più pedissequa i più triti luoghi comuni della vulgata. Nulla di nulla quanto a conoscenze di prima mano, e allora giù con gli insulti, tipica risorsa di chi è privo di argomenti. Che significa "il fatto storicamente provato e testimoniato drettamente da moltissimi ex deportati nei lager nazisti dell'olocausto e delle camere a gas"? E' evidente che lei non ha letto una riga delle centinaia di opere non conformi sul tema e che ciononostante crede di saperne più degli specialisti. Si può sapere chi sono le persone che lei accusa di "grave e colpevole stupidità", in modo che queste possano almeno difendersi? I lettori giudicheranno comunque questo modo di procedere. A titolo di esempio Le rivolgo pubblicamente la sfida a:

1) disegnare una camera a gas omicida di un lager nazionalsocialista e a spiegarne il funzionamento;
2) fare il nome di UN SOLO ebreo gasato, fornendo del fatto la data, il luogo e le prove, prove usabili in un normale processo penale apolitico. Per prove intendo almeno gli estremi dell'autopsia e la perizia sull'arma del presunto crimine.
3) affrontare in un pubblico dibattito sul tema il sottoscritto, in modo che il pubblico possa riconoscere chi parla per conoscenza e chi vende solo aria fritta.

E' evidente infatti che se, per un solo delitto, non si può condannare un imputato senza prove, tanto meno questo è possibile di fronte a un presunto crimine della portata e della mostruosità di quello asserito (sei milioni di persone uccise per il solo fatto di essere ebree).

Infatti l'altro aspetto di cui Ella non tiene conto è che accusare qualcuno per sentito dire, senza prove, è un grave peccato contro la verità e contro la giustizia, specie se l'imputato non può difendersi. Le auguro di non scoprire, magari in tarda età, di aver predicato per tutta la vita la falsità e l'odio nei confronti di un popolo obbedendo magari inconsapevolmente ai diktat di un altro popolo che oggi detiene quasi totalitariamente il potere economico e mediatico. Le ricordo infine che in caso di dubbio (e i dubbi seminati dai revisionisti sono grossi come case, almeno per le persone oneste) civiltà giuridica e civiltà tout court vogliono che si consideri l'imputato innocente. Perché non legge per esempio (poiché la polemica investe anche la Chiesa e in particolare la figura di Pio XII: ecco un altro motivo per cui un cattolico che si accoda acriticamente alla vulgata commette anche il peccato di non difendere Santa Madre Chiesa dagli attacchi dei suoi nemici) "Il revisionismo di Pio XII" di Robert Faurisson? Sono certo che, se lo facesse, almeno qualcuna delle Sue granitiche certezze comincerebbe a vacillare: ma forse è proprio questo ciò che Lei non vuole.

Per quanto riguarda il resto, respingo il titolo che, molto scorrettamente, Lei ha dato alla mia lettera: molto scorrettamente perché ha virgolettato parole che non ho mai scritto. Chi siano i "veri cristiani" lo sa solo il Padreterno, io ho solo scritto che i cosiddetti "lefebvriani" non fanno altro che restare coerenti alla fede di sempre, il che per essere "veri cristiani" è necessario ma non sufficiente. A rigore, poi, non esiste un "movimento lefebvriano", non avendo Monsignore insegnato una sua dottrina né inventato una sua liturgia, a differenza degli scalmanati "novatori" vaticansecondisti di cui Lei è seguace. Nel momento presente, per giunta, il nostro sacerdote non fa più parte della Fraternità e quindi cade anche la Sua affermazione che la mia lettera esprimerebbe bene "il modo di pensare di quei cattolici che si riconoscono nel movimento di Lefebvre". Il quale oggi è pressoché del tutto integrato nel calderone panteista di Ratzinger, teologicamente basato sull'eterodosso concetto dei "cristiani anonimi".
Invitandola quindi a scendere dal terreno degli sterili insulti a quello del civile confronto, Le faccio presente che la verità non può mai essere "gravemente offensiva" verso nessuno se non verso chi di essa ha paura; che essa ha bisogno di libero dibattito e che questo attualmente è impossibile a causa delle leggi liberticide che comminano la galera a chi dissente, e che è proprio questa mancanza di libertà ciò che maggiormente offende "la cultura e la storia dell'Europa e del mondo".
Quanto alle "bestemmie" di Joseph Ratzinger, mi dica Lei in quale altro modo definire la negazione del fatto storico della Resurrezione, considerata nient'altro che un simbolo, oppure l'affermazione dell'"indissolubile unione" tra la Chiesa e il popolo deicida e negatore della divinità di Cristo per il quale viene addirittura razzisticamente prospettata una "salvezza" che prescinde dalla fede in Nostro Signore. Il cattolico non è tenuto ad aderire alle eresie, nemmeno se pronunciate da S. Pietro, giacché il papato è per la fede e non viceversa; anzi, egli è tenuto a positivamente resistervi.

La "comunione" con un individuo simile la lascio quindi volentieri a Lei e ai Suoi sfortunati lettori. Qualcuno dei quali forse si domanderà come possa essere "radicalmente fuori della comunuione ecclesiale" chi frequenta la Messa di sempre e "fratello maggiore nella fede", riverito e ossequiato, chi, nell'era della grazia, continua a considerare Nostro Signore Gesù Cristo un bestemmiatore (questo non la scandalizza?) reo di morte.


Franco Damiani
addetto stampa del circolo "Christus Rex"



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