Al primo binario della stazione ferroviaria di Verona
Casa di Dio o tempio
massonico abbandonato?
Il 9 novembre 2006 il cappuccino Flavio Roberto Carraro, allora infelicemente Vescovo di Verona, non rimpianto se non dai cattocomunisti de L’Arena (il quotidiano cittadino) e da qualche carrierista senza fede, benediva al primo binario della stazione ferroviaria di Verona, la Casa di Dio, luogo di raduno , ad uso dei passeggeri, dei passeggiatori e delle passeggiatrici notturni della stazione, dove ciascun fedele, borseggiatori inclusi, di qualunque credo (vero o falso) avrebbe potuto compulsare passi evangelici, della Torah e del Corano in cinque lingue. In luogo di una chiesa in cui
pregare, una specie di loggia della nuova chiesa e della nuova religione sorta nel 1965, l’anno di chiusura del concilione.
Tre anni dopo, ripubblichiamo il comunicato stampa diramato allora da Sacrum Imperium, che definiva ? papale papale ? una “boiata” quell’iniziativa carraresca, oltre che un tentativo di tempio massonico in formato sedicesimo made in concilio e, del resto, non è di questa conciliarite che soffre tuttora la Santa Chiesa? In riparazione Sacrum Imperium fece celebrare una Santa Messa tridentina, per stornare i castighi indotti da un
simile fatto sulla città e sulla diocesi.
A distanza di tempo, chi ha avuto ragione? Chi oggi si rechi nella stazione di Verona, scorge la cosiddetta Casa di Dio desolata e abbandonata: sempre chiusa, giorno e notte. Una vetrina, con il nome di Dio declinato in una ventina di lingue, perennemente illuminata, tanto le spese non le paga mica Carraro. Dall’interno si odono inni sacri, a cullare il sonno dei barboni accasciati sulla soglia, che non sembrano gran che attratti dal profondo significato interreligioso dell’iniziativa. Insomma un’inutile carnevalata, con disdoro della vera fede, il binario morto della fede conciliare lungo una stazione. Una boiata appunto, come dicemmo allora e come volevasi dimostrare.