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DOCUMENTO FINALE DEL MEETING DI NAPOLI

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Il documento finale del Meeting di Napoli:
"Occorre uno spirito d'amore per unire l'umanità divisa"


CITTA’ DEL VATICANO -

Per ricostruire e riunire un'umanita' divisa c'e' bisogno della forza dello ''Spirito di amore'' perche' ''la forza dello Spirito cambia il cuore dell'uomo e della storia''. Questa l'essenza dell'appello di Pace 2007 che segna la chiusura della tre giorni di Napoli 'Per un mondo senza violenza. Religioni e culture in dialogo', aperta domenica scorsa con la celebrazione Eucaristica presieduta dal Santo Padre Benedetto XVI e chiusa dal Cardinale di Napoli, Crescenzio Sepe, dal fondatore della Comunita' di Sant'Egidio, Andrea Riccardi, dal Patriarca Ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I e dal Capo dello Stato, Giorgio Napolitano. Dopo un minuto di silenzio in memoria delle vittime della guerra, del terrorismo e di ogni violenza l'Appello finale di pace si rivolge a tutti gli esseri umani capaci di invocare da Dio il dono della pace: ''Uomini e donne di religioni diversa, provenienti da tante parti del mondo, ci siamo riuniti a Napoli per stringere legami fraterni, per invocare da Dio il grande dono della pace. Il nome di Dio e' la pace. Nel cuore del Mediterraneo e di questa straordinaria citta', che ben conosce la miseria e la grandezza del cuore, ci siamo chinati sulle ferite del mondo. C'e' una malattia che tutto inquina e che si chiama violenza. La violenza e' la cupa compagnia quotidiana di troppi uomini e donne del nostro pianeta. Si fa guerra, terrorismo, poverta' e disperazione, sfruttamento del pianeta. Si alimenta di disprezzo, stordisce nell'odio, uccide la speranza e semina paura, colpisce gli innocenti, sfigura l'umanita'. La violenza tenta il cuore dell'uomo e gli dice: 'Nulla puo' cambiare'. Questo pessimismo fa credere che e' impossibile vivere insieme''. L'appello indica un punto fermo da cui partire per perseguire la Pace: ''Da Napoli, possiamo dire con piu' forza di ieri che chiunque usa il nome di Dio per odiare l'altro, per compiere atti di violenza, per fare la guerra, bestemmia il nome di Dio. Come ci ha detto Benedetto XVI: Mai, invocando il nome di Dio, si puo' arrivare a giustificare il male e la violenza''. E riferisce delle riflessioni fatte da ciascuna religione: ''Ci siamo chinati sulle nostre tradizioni religiose, abbiamo ascoltato il dolore del Sud del mondo, e abbiamo sentito il peso del pessimismo che si leva dal Ventesimo secolo con il suo carico di guerre e di illusioni cadute. C'e' bisogno della forza dello Spirito di amore che aiuta a ricostruire e riunire un'umanita' divisa. La forza dello Spirito cambia il cuore dell'uomo e della storia''. Ribadisce l'importanza del dialogo fra identita' diverse: ''Entrando nel profondo delle nostre tradizioni religiose abbiamo riscoperto come, senza dialogo, non c''e speranza e si e' condannati alla paura dell'altro. Il dialogo non annulla le differenze. Il dialogo arricchisce la vita e scioglie il pessimismo che porta a vedere nell'altro una minaccia. Il dialogo non e' l'illusione dei deboli ma la saggezza dei forti che sanno affidarsi alla forza debole della preghiera: la preghiera cambia il mondo e l'umanita'. Il dialogo non indebolisce l'identita' di nessuno ma provoca ognuno a vedere nell'altro. Nulla e' mai perduto con il dialogo, tutto e' possibile con il dialogo''. Lancia un grido forte contro ogni forma di violenza: ''A chi ancora uccide, semina il terrorismo e fa la guerra nel nome di Dio ripetiamo: Fermatevi! Non uccidete! La violenza e' sempre una sconfitta per tutti''. Assicura lo sforzo di tutti: ''Ci impegniamo a cercare e a proporre ai nostri correligionari l'arte del convivere. Non c'e' alternativa all'unita' della famiglia umana. Occorrono costruttori coraggiosi, in tutte le culture in tutte le tradizioni religiose. Abbiamo bisogno della globalizzazione dello spirito che fa vedere quello che non si vede piu', la bellezza della vita e dell'altro, in ogni circostanza, anche la piu' difficile''. Rinnova l'impegno alla preghiera: ''Le nostre tradizioni religiose ci insegnano che la preghiera e' una forza storica che muove i popoli e le nazioni, Umilmente, mettiamo questa saggezza antica al servizio di tutti i popoli e di ogni uomo e di ogni donna, per aprire una nuova stagione di liberta' dalla paura e dal disprezzo dell'altro. E' lo spirito di Assisi che qui, da Napoli, si oppone con forza e coraggio allo spirito della violenza e a ogni abuso della religione come pretesto per la violenza. Certi che, su questa strada, la pace puo' diventare un dono per il mondo intero, ci affidiamo all'Altissimo''.



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