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EDITORIALI SUL MOTU PROPRIO
Il Quotidiano L'Arena di Verona di Sabato 22/09/07 a pag 23 ospita integralmente l'editoriale del nostro Responsabile sul Motu Proprio, che risponde anche alle prese di posizione di altri gruppi "tradizionalisti" dei giorni precedenti.
FEDE, FORMA E SOSTANZA
Il Circolo Culturale Triveneto Christus Rex non si riconosce nei toni entusiastici per l'entrata in vigore del Motu Proprio Summorum Pontificum. Se, da un lato, va riconosciuto innegabilmente che Benedetto XVI ha ribadito che la Messa Tradizionale non è mai stata abolita ed è, quindi, un rito perfettamente valido e lecito, dall'altro non siamo soddifatti della deriva teologica apportata dall'articolo 1 del Motu Proprio, in cui si riconosce che la Messa nuova e quella tradizionale sarebbero complementari e frutto della stessa "lex credendi".
La Messa nuova è il frutto di un terribile "allontanamento dalla dottrina cattolica di sempre", come scrissero i Cardinali Ottaviani e Bacci nel loro "Breve esame critico del Novus Ordo Missae". Il Novus Ordo è il frutto della nuova teologia del Concilio Vaticano II, che è in netta contrapposizione con tutto l'isegnamento della Chiesa precedente, soprattutto in tema di ecumenismo e libertà religiosa. Non esiste continuità ma cesura tra la teologia tradizionale e quella conciliare. Perciò non possiamo condividere le parole del Card. Hoyos, in occasione del Pontificale a Loreto, in cui ha sostenuto questa inesistente continuità. La Messa Tradizionale non è frutto della stessa Fede di quella riformata, per questo molti vescovi ed altrettanti cardinali la osteggiano e la perseguitano. Per noi, che ai vescovi non chiediamo nulla, nè concessioni nè chiese nè parrocchie personali, non cambia nulla.
Ci rallegriamo se attraverso questo Motu Proprio ci saranno sacerdoti che si sentiranno incoraggiati a dire la Messa di sempre e ad abbandonare quella spuria conciliare, così come se fedeli in buona fede si avvicineranno e riceveranno i frutti magnifici della Messa di S. Pio V. Ma a noi interessa la dottrina, non la forma. Non ci interessa la nostalgia ma la Fede. Perciò non faremo alcuna pressione su nessun sacerdote mal disposto verso la Messa Tradizionale, nè raccoglieremo firme per provocare i progressisti.
Noi continuiamo la battaglia per la Fede e per la Verità e rilanciamo la nostra richiesta di abrogazione del rito riformato di Paolo VI e la completa revisione del Concilio Vaticano II per una seria e vera Restaurazione nella Chiesa.
Infine, rimaniamo fermamente convinti che la preghiera del Venerdì Santo per la conversione dei Giudei vada mantenuta inalterata, in quanto il termine "perfidis" significa "privi della fede" in Cristo, sulla cui divinità essi fanno ancora vanto di non credere.
Il Responsabile del Circolo Christus Rex
Andrea Dal Canton
Domenica 23 Settembre,
nella stessa rubrica, il giornale L'Arena pubblica l' editoriale di un Monsigore della Segreteria di Stato Vaticano che può essere considerata una autentica apologia del Motu Proprio, che sostiene la tesi della "continuità" liturgica tra i due Messali (tridentino e riformato) e la legittimità dell'unico rito in due forme, una ordinaria ed una straordinaria. Bacchettata indiretta anche al Vescovo Zenti: l'articolo, infatti, sostiene che la Chiesa, con la Messa di S. Pio V, non torna assolutamente indietro di 500 anni, mentre l'ordinario veronese aveva recentemente sostenuto tale pericolo. (questo editoriale non è disponibile on-line).