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Esclusivo:
firmato dal Papa il "motu proprio",
imminente la liberalizzazione della Messa in latino
(dal sito www.papanews.it –
Petrus quotidiano on-line del pontificato di Benedetto XVI
a cura di Gianluca Basile)
di Bruno Volpe
Il “Motu Proprio” papale per la liberalizzazione della Messa in latino secondo il rito tridentino di San Pio V è pronto, sta per essere tradotto in diverse lingue e sarà pubbblicato appena Benedetto XVI inizierà le vacanze estive. Il testo è stato già firmato dal Pontefice, che ha anche redatto una lunga carta esplicativa, di carattere teologico, "indirizzata a tutti i vescovi del mondo", così come si può leggere nell’introduzione, "perché possano accogliere con serenità e pazienza questo documento". Il Papa chiede quindi ai vescovi, al clero e ai fedeli un clima sereno nell’accettare il “Motu Proprio”, che sarà presentato con una conferenza stampa dai Cardinali Francis Arinze, Dario Castrillon Hoyos e Julian Herranz. Il ritardo nella pubblicazione del documento pare si debba a forti resistenze in alcuni settori del clero (specialmente da parte della Conferenza episcopale francese). Il teologo e collaboratore della Congregazione per la Dottrina della fede, Monsignor Nicola Bux, afferma: "Potete scriverlo tranquillamente, il Papa Benedetto XVI ama la concertazione e la collaborazione e non vuol decidere tutto da solo, per questo ha ascoltato vari e ripetuti pareri, ma il Motu Proprio per la liberalizzazione della Messa in latino è stato firmato ed è imminente la sua pubblicazione, direi che è questione di giorni". La Messa tridentina è celebrata interamente in latino, ad eccezione di alcune parole e frasi in greco antico ed ebraico; è inframmezzata da lunghi periodi di silenzio, per consentire ai fedeli di poter adeguatamente meditare circa la grandezza del mistero eucaristico al quale sono chiamati ad assistere. I fedeli seguono la liturgia leggendo il messalino od il foglietto bilingue, che riportano, a fianco del testo latino, la traduzione integrale dei passi in italiano o nelle altre lingue nazionali. Non è soltanto l’uso della lingua ecclesiastica ed universale ("cattolico" significa appunto universale) a costituire la sola differenza intercorrente tra la Messa tridentina e quella moderna. Il sacerdote, a differenza di quanto avviene nel corso del nuovo rito, volge le spalle ai fedeli, in quanto celebra rivolto al tabernacolo ed all’altare che costituisce la rappresentazione del Calvario, l’immagine è quella del celebrante che guida il popolo. Il Vangelo viene letto sempre sul lato destro dell’altare, mentre l’Epistola sul lato sinistro (da cui il termine «in cornu evangelii» e «in cornu epistulae». La comunione - solo l’ostia, per i fedeli - viene ricevuta in ginocchio, e in bocca. Alla Messa si assiste per lo più in ginocchio, perché si crede al suo grandissimo mistero, perché si crede alla presenza reale di Gesù in corpo sangue anima e divinità, perché in ginocchio è la postura dell'umile peccatore che implora la misercordia di Dio. In molti, erroneamente, addebitano lo scisma dei seguaci del Vescovo francese Monsignor Marcel Lefebvre dalla Chiesa di Roma alla limitazione della Messa tridentina. In realtà, i cosiddetti “lefebvriani” hanno sempre continuato a celebrare con il rito di San Pio V e si sono allontanati dal Vaticano per alcune ordinazioni vescovili non autorizzate dal Papa. Tuttavia, ora, con la liberalizzazione della Messa tridentina, dovrebbe anche rientrare questo scisma.
Alcuni commenti:
Confermo imperitura gratitudine per l’opera di preservazione della Fede Cattolica e della Vita Sacramentale sino ad ora svolta dalla FSSPX.
Tuttavia sono costretto ad ammettere che da molti mesi, ormai, provo disagio e amarezza per i troppo lunghi silenzi e la resistenza apparentemente sempre più mite e stanca alle quotidiane, virulente malefatte degli ufficiali della controchiesa conciliare; suppongo, forse sbagliando, che la causa di questa “prudenza” sia l’ingiusta attesa della “generosa”(!!!) promulgazione del c.d. motu-proprio di “liberalizzazione” o “liberazione”(!!!) della messa “in latino” (quale messa?).
Un tale provvedimento, se disgraziatamente fosse davvero attuato, stante la presente tragica condizione della residua
autentica cattolicità,null’altro sarebbe se non un mostruoso atto di profanazione del più grande tesoro di Fede e di Grazia, nei secoli passati sempre gelosamente difeso e custodito dalla Santa Madre Chiesa.
E dunque, prego perché in quest’ora decisiva non vengano fatte tragiche scelte, in altri contesti già sperimentate nei trascorsi decenni e tutte ineluttabilmente e miseramente fallite; e perché si assumano finalmente inequivocabili e ferme posizioni dottrinali che non feriscano un già esacerbato “sensus catholicus”.
Dichiaro con assoluta e feroce determinazione di non voler condividere alcunché, mai e sotto qualsiasi cielo, della falsa e blasfema chiesa conciliare e dei suoi ufficiali e accoliti.
Mi associo pertanto “toto corde” all’appello, pressante e più che opportuno, del Professore Antonio Diano.
Ne condivido e sottoscrivo altresì l’allegato commento.
Donato E.F. Chasseur
Il giorno Jun 18, 2007, alle ore 10:16, Antonio Diano ha scritto:
Al Superiore del Distretto Italianodella Fraternità Sacerdotale San Pio X
Rev.mo Sacerdote Don Davide Pagliaranie p.c. al priorato Madonna di Lourdes – Rimini
all’indirizzo e-mail del sito < cattolicesimo_romano.com >
RINNOVO IL MIO APPELLO-RICHIESTA ALLE AUTORITA’ DELLA FRATERNITA’
che espressi ora è circa un mese: quale sarà la posizione pubblica e ufficiale della F. stessa di fronte all’abominevole atto di pseudo-ecumenismo a 360° costituito dall’ormai firmato (cfr. < www.papanews.it >) motu proprio sulla “liberalizzazione” della “Messa in latino”, che rischia di distruggere il lavoro di trent’anni, benedetto da Dio e che tanti frutti ha recato alla Chiesa e alle anime? Ritengo che noi fedeli abbiamo il diritto di saperlo, subito e dalle autorità, non dai giornali. L’estensione concordata alla FSSPX dello status giuridico di ”associazione religiosa di rito tridentino” (cfr. ancora sito cit.), oltre a moritificare la S. Messa e la Chiesa tutta, sarebbe una sconfitta difficilmente superabile – almeno sul piano umano – e farebbe tornare indietro il tradizionalismo cattolico di circa trent’anni: ergo io chiedo, con umile deferenza ma fermo proposito: si vuole questo? oppure la situazione orienterà, auspicabilmente, verso altre scelte? Non lo sappiamo, chiedo appunto che si possa averne contezza.Se questa è l’ora di Barabba, bene, conteremo i soldati.Accolgano le autorità della FSSPX questa supplica e parlino, affinché non si alimentino dubbi più o meno fondati e soprattutto perché i fedeli che alla FSSPX guardano con simpatia, ma ancora non hanno avuto modo di attuare tutte le determinazioni che oggi, in ragione della crisi, la Chiesa ci chiede, non si ritrovino da qui a pochi giorni totalmente spiazzati.Con sensi di profonda gratitudine, e con i più deferenti ossequi, in Cristo DN.
Antonio Diano
Vedi anche: “Commento al Motu Proprio ” http://www.agerecontra.it/sveglia.html
Lo stesso giorno, 18 Giugno 2007, Matteo Castagna, con sentimenti di gratitudine e di ossequioso rispetto, si è associato pubblicamente all’intervento del prof. Diano:
Se, ora, accettiamo la Messa con indulto, significa che abbiamo sbagliato per 30 anni?
Cosa potrà dire di chiaro Mons. Fellay, dopo la promulgazione del Motu Proprio?
Il vicolo cieco in cui si viene spinti dal continuo rivolgersi a cosa la Roma conciliare pensi di noi, rischia di indurre a parlar bene del male, a tacere sulle cause della crisi nella Chiesa, ad accontentarsi del latino come tocca sana per tutti i mali del modernismo?
Contro ciò, Mons. Lefebvre ha ordinato vescovi e diffuso la Sua opera, non gettiamo alle ortiche questi doverosi anni di lotta.