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MOTU PROPRIO E NOVUS ORDO: IL CERCHIO E LA BOTTE DEL CONCILIO


Il Card. Dario Castrillon Hoyos ha rilasciato un'intervista interessante, il 18/03/07, in merito all'intenzione di Benedetto XVI di "ricucire" coi tradizionalisti.Il Cardinale parla espressamente di "rito ordinario" della Chiesa Cattolica, riferendosi alla Messa di Paolo VI e di "rito straordinario" quanto alla Messa Tridentina.Questa suddivisione serve, insomma, a salvare capra e cavoli, a far contenti tutti, conservatori e progressisti. Come quando Ratzinger rilascia dichiarazioni da "tradizionalista" in merito alla famiglia e Martini gli risponde da Gerusalemme di non far piovere ordini dall'alto e di guardare alle esigenze del mondo.La strategia neo-modernista si differenzia da quella modernista degli anni settanta e ottanta. Mentre nel ventennio successivo alla riforma liturgica, il progressismo impose l'ostracismo verso la Messa Tridentina per sedare ogni rigurgito di nostalgia e definire la stessa come una "roba per lefebvriani", scomunicando con Monsignore la stessa Tradizione della Chiesa, oggi, lo sviluppo, le lotte e le resistenze della galassia cosiddetta "tradizionalista", le richieste insistenti da parte di molti sacerdoti e fedeli di un ritorno alla Tradizione, gli evidenti disastri post-conciliari e la secolarizzazione hanno indotto le gerarchie neo-moderniste a cambiare strategia. Basta con l'ostracismo. Il tradizionalismo deve diventare un carisma. Che pietà! Che buono il Santo Padre! Che santo! Benedetto XVI ha addirittura il coraggio e l'ardire di attribuire alla Tradizione un diritto di cittadinanza all'interno della Chiesa!Sì, ma la santità ha un limite, che si chiama "straordinarieta". Il rito dei tradizionalisti deve diventare il "rito straordinario" della Chiesa. In parole povere, la Tradizione è un qualcosa di natura "straordinaria". Però, che grande teologo!In questo modo, Benedetto XVI rifiuta, di fatto, la discussione dottrinale sul Concilio e sulle riforme successive. Accogliendo i tradizionalisti egli ne spegne le istanze, relegandoli nella riserva della "straordinarietà" e non rimette la Tradizione al centro del pensare e dell'agire della Chiesa, ma la relega in un angolo accerchiandola con neocatecumenali, focolarini e ciellini. Personalmente, non vorrei trovarmi ad essere una sorta di "comunità di Taizè" della Tradizione cattolica perchè mi imbarazzerebbe non poco, vanificherebbe le battaglie di questi anni e mi esporrebbe alla sfiducia di tutti coloro che ho condizionato nel comprendere che esiste una crisi nella Chiesa, che si combatte soprattutto attraverso l'arma spirituale della Messa di sempre, unico rito ordinario produttivo di Grazie, che presuppone l'unica Verità, mirabilmente definita al Concilio dogmatico di Trento.Ciò che propone Roma è un accordo. L'accordo è, in sè stesso, improponibile perchè ci imporrebbe, inanzitutto, di ammettere indirettamente di essere in una posizione di difetto. Cosa che non appartiene a noi; in difetto è, semmai, la Roma conciliare che ha tradito la Fede e stravolto la liturgia. Inoltre, su cosa dovremmo accordarci? Su qualcosa che disponiamo già, grazie alla tenacia ed alla resistenza di Mons. Lefebvre? Quando il Pontefice rimetterà la Tradizione al suo giusto posto nella Chiesa, allora noi non saremo più un problema, non avremo più bisogno di rimanere a fare opera di testimonianza e ci sottometteremo naturalmente.Nel frattempo aspettiamo, preghiamo, studiamo, combattiamo, facciamo proselitismo. Certamente, non ci è mancato e non ci mancherà il da fare.
Matteo Castagna


Per informazioni | christusrex@libero.it

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