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MESSA DI S. PIO V IN "PACE E SERENITA'"
CITTÀ DEL VATICANO:
Non si tratterà di "un ritorno all'indietro"- dice la Gazzetta del Sud - ma di "un'offerta generosa del vicario di Cristo" che metterà "a disposizione della Chiesa tutti i tesori della liturgia latina", capaci da secoli di "nutrire la vita spirituale di tante generazioni di fedeli cattolici". Vari slittamenti si sono avuti rispetto alle attese, ma ormai la pubblicazione del "motu proprio" di Benedetto XVI sul recupero della messa pre-conciliare in latino, già pronto da tempo, sembra in dirittura d'arrivo. La conferma è arrivata in questi giorni dal cardinale Dario Castrillon Hoyos, presidente della Pontificia Commissione "Ecclesia Dei", intervenuto ad Aparecida, in Brasile, durante i lavori della V Conferenza dell'Episcopato latinoamericano.Il porporato colombiano, alla guida della Commissione istituita nel 1988 da Giovanni Paolo II per favorire il ritorno nella Chiesa degli "scismatici tradizionalisti" (così ci definisce la Gazzetta del Sud!) seguaci dell'arcivescovo Marcel Lefebvre, ha sottolineato come essa oggi, "per volontà del Santo Padre", estenda il suo servizio "a soddisfare le giuste aspirazioni di quanti, per una sensibilità particolare e pur senza vincoli con i gruppi scismatici, desiderano mantenere viva l'antica liturgia latina nella celebrazione dell'eucaristia e degli altri sacramenti".Insomma, noi nel benevolo intendimento Ratzingeriano dovremmo essere persone dalla "sensibilità particolare". Se siamo una sorta di disabili liturgici o di matti che possiedono il pallino del latino, dell'incenso, dei silenzi ecc.ecc. non è chiaramente specificato. Di sicuro, siamo considerati dei "diversi". Ci verrà attribuito un triangolino colorato da cucire sulle giacche? Ai posteri l'ardua sentenza...Benedetto XVI, "che fu per alcuni anni membro di questa Commissione - ha osservato Castrillon Hoyos -, desidera che essa si converta in un organismo della Santa Sede con la finalità propria e distinta di conservare e mantenere il valore della liturgia latina tradizionale". Tuttavia - ha aggiunto - "si deve affermare con tutta chiarezza che non si tratta di un ritorno indietro, di un regresso ai tempi anteriori alla riforma del 1970". Riforma liturgica che, quindi, per analogia, viene ritenuta buona. Alla faccia degli sforzi dei non certo "scismatici" Cardinali Ottaviani e Bacci che nel loro "Breve Esame critico del Novus Ordo Missae" spiegarono con dovizia di particolari tutti i motivi per cui il nuovo messale "si discosta in maniera impressionante" dalla dottrina cattolica di sempre!Per Castrillon Hoyos, nelle mire di Ratzinger non c'è quindi solo la ricucitura con i cosiddetti "lefebvriani". Egli "vuole conservare gli immensi tesori spirituali, culturali ed estetici legati alla liturgia antica. Il recupero di questa ricchezza si unisce a quella non meno preziosa della liturgia attuale della Chiesa". Quindi i due messali, per Roma hanno valore comparato e intercambiabile (!!).Per queste ragioni Benedetto XVI "ha l'intenzione di estendere a tutta la Chiesa latina la possibilità di celebrare la santa messa e i sacramenti secondo i libri liturgici promulgati dal beato Giovanni XXIII nel 1962".Il cardinale ha ricordato le comunità religiose, come l'Istituto San Filippo Neri di Berlino o l'Istituto del Buon Pastore di Bordeaux, che celebrano "in pace e serenità" in latino. Pertanto il Papa "pensa che sia arrivato il tempo di facilitare l'accesso a questa liturgia facendo di essa una forma straordinaria dell'unico rito romano". Il "motu proprio" di Benedetto XVI consentirebbe la celebrazione della messa in latino senza intoppi burocratici, se a richiederla è un certo numero di persone. È di lunga data l'attenzione di Ratzinger verso la liturgia latina, "il cui uso nella Chiesa può e deve essere ancor più incentivato", perché "può maggiormente avvicinare tra loro popoli dalle differenti lingue e culture".Sottolineerei la frase di Hoyos sugli istituti Ecclesia Dei che celebrano in "pace e serenità" in latino.Che bello! Forse che chi, invece, frequenta le cappelle della Fraternità ha visto i sacerdoti di Lefebvre celebrare in latino "in guerra e mancanza di serenità"? Bando al sarcasmo, cosa intende il Cardinale con i termini "in pace e serenità"? Lui intende: "celebrate in silenzio sul Concilio, sulle riforme successive e placidamente accomodati nel proprio carisma personale, magari garantiti economicamente come tutti gli altri sacerdoti". Insomma: "pigliateve sta Messa in latino, ma zitti e mosca!" Così, chi accetterà di smettere la critica diventerà il buon tradizionalista in piena comunione con Roma e chi si opporrà sarà definitivamente bollato come impenitente scismatico lefebvrista.Qualcuno pensa ancora che il Motu Proprio sia una benedizione per la Chiesa?
Matteo Castagna