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CONSIDERAZIONI SUL MOTU PROPRIO "SUMMORUM PONTIFICUM"


Benedetto XVI ha promulgato il Motu Proprio "Summorum Pontificum" sulla Messa Tradizionale. Nell'Agosto scorso, la Fraternità S. Pio X, fondata da S.E. Rev.ma Mons. Marcel Lefebvre nel 1970, ha richiesto due atti preliminari al pontefice per iniziare a discutere della crisi nella Chiesa, scaturita dal Concilio Vaticano II.

Il primo atto è la liberalizzazione della Messa tradizionale. Il secondo è la remissione del decreto di scomunica del 1988.

Ratzinger pare rispondere alla richiesta preliminare silla Messa, con questo Motu Proprio.
Il testo appare come un mostro teologico, perchè confonde il principio della Chiesa "lex orandi, lex credendi", mettendo sullo stesso piano le due Messe, quella tridentina e quella riformata da Paolo VI. Solo uno sguardo superficiale o mediato da interessi di bottega possono credere che questo Motu Proprio sia un reale ritorno alla Tradizione. E', altresì, la grande vittoria dei modernisti nel tentativo di riassorbire i cattolici fedeli alla Tradizione.

La contraddizione più lampante è quella di ritenere i due riti come espressione della stessa fede.

1) Benedetto XVI ha sancito, in questo motu proprio, di non essere disponibile a ridiscutere il Concilio Vaticano II.
Ancor peggio, accettare questo motu proprio come buono, significa accettare indirettamente sia il Concilio che la nuova Messa. Significa cadere nel tranello ratzingeriano di fagocitare nell'alveo conciliare i tradizionalisti per renderli un carisma, nel ghetto liberale del "tutto è concesso".

2) Se, da un lato è positivo che venga stabilito che la Messa tridentina non è mai stata abrogata, dall'altro Essa viene inserita nel contesto conciliare dell'"unità nelle diversità", sminuendone l'universalità e rendendola un fattore estetico scollegato dalla dottrina e dalla teologia. La Messa di sempre viene considerata "rito straordinario" della Chiesa Cattolica romana, liberalizzando, in realtà, il bi-ritualismo, sempre contrastato da Mons. Lefebvre e denunciato dalla Fraternità S. Pio X, che potrà avere conseguenze drammatiche per la cura delle anime. La confusione provoca disorientamento. Dal disorientamento scaturisce, inevitabilmente, l'apostasia.
La grande legge della Chiesa è e rimane: "Lex orandi, Lex credendi" (la legge del pregare è la legge del credere).
Il bi-ritualismo va in netto contrasto con questa fondamentale legge della Chiesa. Come sarà possibile far coesistere, nella stessa Chiesa, una liturgia che scaturisce da una fede diversa da quella conciliare? La Messa Tradizionale è espressione della Fede tradizionale, non viziata nè corrotta dagli errori conciliari.
Il "Novus Ordo" è espressione "ordinaria" della revisione della fede attuata dal concilio per l'abbraccio ecumenico con i protestanti. Dobbiamo anche considerare tutta una serie di problemi pratici che non renderanno certamente facile l'applicazione del Motu proprio. Ad esempio, molti parroci non conoscono la Messa tradizionale, oltre al fatto che si riconoscono nelle posizioni moderniste della chiesa conciliare. Saranno previsti dei "corsi" per imparare la Messa? Come conciliare la Messa di sempre con un credo ed omelie moderniste? La nuova teologia viene abbinata alla Messa di S. Pio V creando una situazione spuria, inaccetabile ed illegittima.

3) Una considerazione a sè merita il latino. La Messa tradizionale è in latino perchè esso è la lingua della Chiesa.Ma a noi non interessa solamente l'estetica. Non ci basta il latino, se per averlo dobbiamo piegarci alla deriva neo-modernista conciliare, perchè significherebbe gettare alle ortiche 30 anni di lotta e tutto il messaggio mirabilmente lasciato da S.E. Mons. Lefebvre.

Cercando di toglierci il vizio atavico di continuatre a porci il problema di cosa Roma pensi di noi, riteniamo che le uniche soluzioni coerenti e legittime, che chiediamo a gran voce, siano l'abrogazione della nuova Messa e la completa revisione delle "novità" conciliari.
Questi sono i presupposti per la completa liberalizzazione della Messa tradizionale, come rito universale di Santa romana Chiesa.
Prima si restauri la dottrina, dalla quale consegue la liturgia e poi noi tradizionalisti non saremo più un problema per Roma, secondo l'insegnamento di Mons. Lefebvre.
Perseguire il percorso inverso, significa trovare un accordo pratico e politico, senza risolvere la questione principale, che è teologica e dottrinale, che Benedetto XVI ha "solennemente" espresso di non voler affrontare.
Il Portavoce del Circolo Culturale triveneto Christus Rex
Matteo Castagna


Per informazioni | christusrex@libero.it

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