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Il monito del Papa ai leader religiosi:
"No alla violenza e all'odio in nome di Dio"



Dall’inviato di Petrus

Gianluca Barile

NAPOLI - “Di fronte a un mondo lacerato da conflitti, dove talora si giustifica la violenza in nome di Dio, è importante ribadire che mai le religioni possono diventare veicoli di odio; mai, invocando il nome di Dio, si può arrivare a giustificare il male e la violenza”. E’ il monito di Benedetto XVI ai capi delle delegazioni che partecipano all’Incontro Internazionale per la Pace, incontrati dopo la Messa di Piazza del Plebiscito presso il seminario arcivescovile di Capodimonte. “Nel rispetto delle differenze delle varie religioni, tutti siamo chiamati a lavorare per la Pace e ad un impegno fattivo per promuovere la riconciliazione tra i popoli”. E’ questo, per il Papa, “l’autentico spirito di Assisi, che si oppone ad ogni forma di violenza e all’abuso della religione quale pretesto per la violenza”. Ma, grazie a Dio, le religioni “possono e devono offrire preziose risorse per costruire un’umanità pacifica, perché parlano di Pace al cuore dell’uomo”. La Chiesa cattolica, dal canto suo, sottolinea il Pontefice, “intende continuare a percorrere la strada del dialogo per favorire l’intesa fra le diverse culture, tradizioni e sapienze religiose”. Quindi, Benedetto XVI auspica vivamente “che questo spirito si diffonda sempre più soprattutto là dove sono più forti le tensioni, là dove la libertà e il rispetto per l’altro vengono negati e uomini e donne soffrono per le conseguenze dell’intolleranza e dell’incomprensione”. L’incontro di Napoli, sottolinea il Papa, “ci riporta idealmente al 1986, quando il venerato mio predecessore, Giovanni Paolo II, invitò sul colle di San Francesco alti rappresentanti religiosi a pregare per la Pace, sottolineando in tale circostanza il legame intrinseco che unisce un autentico atteggiamento religioso con la viva sensibilità per questo fondamentale bene dell’umanità”. Nel 2002, poi, dopo i drammatici eventi dell’11 Settembre dell’anno precedente, Benedetto XVI ricorda che lo stesso Giovanni Paolo II riconvocò ad Assisi i leader religiosi per chiedere a Dio di fermare le gravi minacce che incombevano sull’umanità, specialmente a causa del terrorismo. “Cari amici - ha concluso il Papa -, rivolgo la mia preghiera all’Eterno Dio perché riversi su ciascuno dei partecipanti al Meeting l’abbondanza delle sue benedizioni, della sua sapienza e del suo amore. Egli liberi il cuore degli uomini da ogni odio e da ogni radice di violenza, e ci renda tutti artefici della civiltà dell’amore”.


Don Gianni Baget Bozzo contro il Meeting di Napoli: “Servirà solo a disorientare i cattolici legati alla tradizione”

CITTA’ DEL VATICANO - "Scusatemi, ma vado controcorrente: non ho nulla di personale contro la Comunità di Sant’Egidio, ma a Napoli stanno facendo un Forum che non porterà da nessuna parte e solleverà di sicuro solo un polverone": come al solito, Don Gianni Baget Bozzo (nella foto) non le manda a dire.

Don Gianni, ci parli delle sue riserve sul Forum di Napoli...

"Guardi, ho letto dai giornali che già al pranzo d’onore, il Papa ha dovuto far da paciere tra islamici ed ebrei. Questo è ampiamente sintomatico del clima che animerà il Forum. D’altronde, si mettono assieme teste diverse, idee diverse, religioni diverse… E poi credete davvero che due giorni riescano a risolvere problemi di fondo così radicati come quelli esistenti tra i vari credi? Non diciamo eresie, per favore! Io non amo la retorica della pace".

Nello specifico, cosa la rende particolarmente scettico?

"Fare della pace una religione. Che scoperta fanno? Mi trovi una religione che formalmente predichi la guerra. Non la troverà. Ci sono religiosi che predicano la guerra, ma è un altro conto. Io non credo, non ho creduto nè mai crederò a queste adunate, si tratta solo di polveroni".

Esiste un rischio sincretico?

"Guardi, per il Forum di Napoli non uso il termine sincretismo. Affermo che i cattolici veri, quelli legati alla tradizione, potrebbero sentirsi disorientati. Ci sono dei valori distinti, particolarmente cari al cattolicesimo e propri di questa religione, che mai troveranno affinità con l'Islam e con il mondo ebraico. Ma non dico questo in chiave anti-ebraica o anti-islamica. Nel contempo, molti cattolici cosiddetti progressisti cercano il dialogo a tutti i costi con ebrei e muslmani. Mi sta bene. Ma sarebbe opportuno, tanto per fare le cose concrete, concedere nei Paesi islamici ai cattolici gli stessi diritti: esiste un principio di reciprocità. Quando mai lei ha visto, per esempio, un cattolico mettere il naso nella liturgia o nelle preghiere islamiche? Mai, eppure il campo della liturgia cattolica è stato invaso più di una volta".

Lei ha accennato all'episodio del pranzo papale di Napoli…

"Scusi: se si arriva a litigare, sia pur non in modo vistoso davanti al Santo Padre, vuol dire che proprio non esiste la disponibilità al dialogo. Io non credo, per essere franco, in questa iniziativa, anche se esprimo ogni stima personale ai partecipanti. Sa, che vuole, da cattolico legato alla tradizione, trovo assolutamente inaccettabile creare la religione della pace, fare della pace un idolo. La pace si ricerca con i fatti, non con i convegni".

In conclusione, Don Gianni, riassuma le sue posizioni...

"Con molto dispiacere, ma vado controcorrente: non mi piacciono le manifestazioni di massa, soprattutto quando possono creare disorientamento e confusione tra i


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