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Commento al MOTU PROPRIO
del Prof. Antonio Diano

Ancora una volta Matteo Castagna, in questo brillante articolo, ha colto nel segno.
Mi si consentano solo poche righe di commento a caldo.Vorrei rivolgere a quei cattolici tradizionalisti che ancora inspiegabilmente nutrono fiducia nelle gerarchie ecclesiastiche "romane" che non son più semplicemente "desistenti", come direbbe Romano Amerio, ma appaiono ormai decisamente non investite d'autorità, un appello, col cuore in mano ma con la mente ben desta: attenti, se cadiamo nella trappola, se accettiamo il ricatto, siamo destinati a sparire in quanto cattolici. E scusate se è poco.Se vogliamo la S. Messa "di S. Pio V" (la formuletta, soprattutto in bocca a certi modernisti faciloni, è ridicola, e la usiamo solo per capirci) è perché siamo cattolici, ergo siamo contro il nuovo rito per il fatto che esso - sic et simpliciter - cattolico non è.E tanto basti. Il "latinetto", le lacrime liturgiche, i nostalgismi estetizzanti da "laudatores temporis acti" (anche se per molti versi certo lo siamo - e come potremmo non esserlo? - ma non in senso vacuamente passatistico) non ci interessano, altro che coesistenza dei riti. Ci son ancora dubbi?"...pur senza vincoli con i gruppi scismatici...", si permettono di dire lor signori che invece possono (sono autorizzati dal Padre eterno?) intrattenere rapporti collaborativi diuturni con eretici scismatici (quelli veri!) rappresentanti di false religioni atei e via discorrendo: che vuol dire? Semplice: divertitevi col vostro latino, ma dovete accettare quella che Mons. Lefebvre definì apertamente "un'altra religione". E zitti. Diciamola con altre parole, che la storia recente e soprattutto la cronaca ci offrono con un'abbondanza da cornucopia.Latino sì, ma non ci si dimentichi di togliersi le scarpe in moschea. Latino sì, ma anche un bel bacetto (che a casa mia simbolizza e significa accettazione) al Corano. Latino sì, ma anche "benedizioni" da parte di un rabbino. Latino sì, ma anche libertà per i giudei di attendere un nuovo messia [mi trema la mano solo a scriverlo]. Latino sì, lotta alla libertà religiosa che riconosce a budda visnu allah gli stessi diritti di NSGC no. Latino sì, lotta al rito nuovo in quanto eretico o comunque favens no.
Latino sì, regalità sociale di NSGC (oltre che nelle coscienze) no.
Latino sì, ma anche comunione in mano alla celebrazione successiva.
Latino sì, sicurezza della validità dei sacramenti no.
Latino sì, ma anche limitazione del primato.
Latino sì, ma ogni tanto anche danzatrici del ventre con tette per aria e baci ai serpenti vudu.
Latino sì, ma in comunione di fede (ché null'altro significa "adorare[non avere, che è ovvio] lo stesso Dio") con ebrei e musulmani.
Latino sì, ma basta proselitismo
Latino sì, ma nessun provvedimento contro "don pistola" che sfila alle manifestazioni no-global, e però sì scomunica a Mons. Lefebvre. [...] (gli omissis sono infiniti)>>Insomma, in sintesi:LATINO SI', CATTOLICI NO. Ma vadano a sfogarsi nel cesso di satana. Non cadiamoci. Per chi avesse ancora qualche dubbio: che cosa volete mai che si celi dietro il "motu proprio", la restaurazione della fede e della societas christiana? Che pezze d'appoggio ci sono per poter considerare verosimile un esito che invece appare totalmente impossibile? Né si dica, per favore: intanto ci prendiamo la Messa "liberalizzata", bontà loro (ma sapete che se vorranno potranno comunque togliervela ancora, lo sapete questo?), poi li colpiremo con un'entropia che li paralizzerà.Dico, ma li avete presi per deficienti? Con chi credete di aver a che fare, con dei modernistucoli della domenica? Suvvia, un po' d'intelligenza...Oltre la cronaca, è necessario riflettere, e scegliere, volenti o nolenti: o con Dio...Del resto, perché meravigliarsi? Sarebbe sciocco: queste persone non hanno l'autorità, questo è il punto. Bisogna reagire, e risponder loro: no grazie, non abbiamo bisogno.
SVEGLIA!

Don Floriano Abrahamowicz

Rispondo da Vostro "parroco" che sicuramente le autorità della Fraternità non dichiareranno come bene teologico un moto proprio che allarga l'indulto a tutti sacerdoti del mondo. Bensì considerando le autorità ecclesiastiche come autorità dubbiose perché continuatrici della demolizione della Chiesa le autorità nostre potrebbero, spiegandolo esplicitamente, valutare positivamente un mp del genere nel senso di una catena allargata da parte del tiranno. L'incretinizzazione dei fedeli dopo quarant'anni di Concilio VII è una tirannia. Teologicamente andrebbe poi spiegato e ribadito che il rito di San Pio V celebrato in un contesto di nuova teologia e di autorità ecclesiastica dubbia crea più confusione che non la nuova messa che esprime perfettamente la teologia di Vaticano II. Infatti le autorità che istituiscono la messa d'indulto rivendica per un rito venerabile una teologia esecrabile. Vecchio rito + teologia del novus ordo = monstrum liturgicum. Queste mie riflessioni le conoscete. Le ribadisco concludendo con l'esortazione ad aspettare i documenti e le reazioni delle nostre autorità.
Don Floriano Abrahamowicz



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